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Cantone sfida il premier: «Che fai mi cacci?»

Lo scontro tra il vertice dell'Anac e Giuseppe Conte
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«Sono tranquillo, il mio incarico dura fino al 2020».

Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione, risponde così all’attacco di ieri in aula da parte del premier Giuseppe Conte, che nel corso dell’intervento sulla fiducia ha criticato i risultati dell’Anac, “deludenti” rispetto alle aspettative. «Forse abbiamo investito troppo», ha rimarcato il presidente del Consiglio, lanciando l’idea di rivalutare il ruolo dell’Anac. Ma Cantone ha difeso i risultati dell’Ente, intervenendo al convegno Luiss “Legalità e Merito”. «Possiamo anche essere insoddisfatti ma abbiamo fatto grandi passi in avanti come Paese, non mettendo la spazzatura sotto il tappeto ma buttandola fuori di casa – ha affermato -. E non è vero che parlare di corruzione fa male al Paese, è una bugia».

Negli ultimi tre anni nella percezione della corruzione l’Italia ha guadagnato dieci posizioni nelle classifiche internazionali». L’ex pm, un tempo molto gradito ai grillini, tanto da comparire tra i 10 nomi proposti per la presidenza della Repubblica, non vuole fare polemica, invitando, però, Conte ad assistere alla relazione annuale in Senato, il 14 giugno, «per conoscere l’attività svolta e su quali parti eventualmente potrebbe essere utile intervenire». Lo scorso anno Cantone aveva già messo in guardia la politica, chiarendo che l’Anac «non è un organismo che può occuparsi di ogni forma di illegalità» e che non bisogna «assecondare l’idea che gli appalti si possano fare solo con il bollino dell’Anac». Ciò che più era emerso, però, era l’insofferenza della pubblica amministrazione nei confronti della trasparenza. E forse anche da questo deriva la convinzione del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, secondo cui il codice degli appalti blocca, di fatto, il Paese. «Ci sono tante cose che non vanno – ha replicato Cantone – e ci sono certamente parti del codice che vanno modificate. Ma non voglio discutere di questa vicenda, io mi sento tranquillissimo». Un argomento del quale ieri ha discusso anche con il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che ha annunciato l’intenzione di aprire un tavolo di confronto. Da parte sua, dunque, c’è l’intenzione di collabora- re con Anac, per «voltare pagina rispetto ai troppi scandali del passato». Puntando sulla semplificazione «per far ripartire gli investimenti» e sulla trasparenza, «per garantire legalità ed efficacia alla lotta anti- corruzione», con controlli più penetranti in grado di annientare «quell’area grigia» in cui prospera la collusione con la criminalità organizzata. Uno scambio di vedute «importante e costruttivo» che lascia intravedere un punto di vista più morbido rispetto a quello di Conte. Che ieri, però, ha aggiustato il tiro, telefonando a Cantone e convenendo «sulla necessità di rafforzare la lotta alla corruzione» attraverso «specifici percorsi di legalità» e «una semplificazione del quadro normativo vigente, in modo da consentire il riavvio degli investimenti nel settore dei contratti pubblici».

 

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