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Cazzola: «Ma quanto piacciono ai giornali questi pentaleghisti…»

«Nel luglio del 1960 manifestai contro il governo Tambroni e oggi ho un ministro degli Interni schierato con Marine Le Pen. E nessuno s’indigna»
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«I o nel 1960 manifestai contro il governo Tambroni, ora con questo governo non capisco più che Italia ho davanti». Giuliano Cazzola, uno dei massimi esperti di lavoro e previdenza sociale dopo una lunga carriera nella Cgil e poi in Parlamento con l’allora Popolo delle Libertà, analizza i primi annunci del governo Conte, con «la Lega che già inizia a fare marcia indietro sulla flat tax e si accontenta di fregare i 5 Stelle con le modifiche alla legge Fornero».

Sulla flat tax pare che l’accordo sia una prima introduzione per le imprese, per allargarlo alle famiglie solo in seguito.

Mi sembra una bella ritirata da parte della Lega. Evidentemente hanno cominciato a fare i conti con la realtà e a capire quanto siano impegnative le misure che hanno proposto. Infatti la mossa è molto furba: intervenendo prima sulle imprese si spende molto meno, perchè sono poche quelle che in Italia pagano aliquote più elevate di quelle indicate dal contratto pentaleghista. Applicare la flat tax alle imprese, inoltre, è molto meno utile che intervenire sul costo del lavoro e sul cuneo fiscale contributivo: anche questo ci sarebbe nel programma, ma per ora regna il silenzio.

Secondo lei, in linea generale, la flat tax sarebbe una misura utile?

Io penso che sia una misura più che altro pericolosa, soprattutto se considerata nel complesso dei provvedimenti che questo governo vuole adottare. Esistono proposte di flat tax serie e ben costruite, una su tutte quella dell’istituto Bruno Leoni, ma comportano un incremento forte dell’iva, molto maggiore di quello che oggi temiamo, e una revisione dei bonus fiscali. Il mio timore è che si determini un buco nelle entrate, che si accompagna ad un incremento delle spese previste dal programma di governo. Per questo, la mia idea è che la Lega si accontenterà di portare a casa come prima mossa lo scalpo della legge Fornero.

Lei è uno dei pochi a non demonizzare la riforma Fornero. Come valuta l’ipotesi di un suo smantellamento?

Non si capisce ancora con chiarezza come vogliano determinare la “quota 100” e i 41 anni di lavoro, nè se vogliono abolire l’aggancio automatico all’aspettativa di vita. In ogni caso, considero queste modifiche sbagliate nel merito, perché si tratta di misure che guardano al passato, ad una classe lavoratrice anziana, che ha cominciato a lavorare presto, con una solida storia contribuitiva e che si presenta alla pensione ancora giovane. Considerando che la pensione di anzianità è di circa 2.200 euro al mese, che viene erogata in larga misura al nord e che nei prossimi anni andranno in pensione in questo modo alcuni milioni di pensionati destinati ad avere una vita ancora lunga davanti, direi che i 5 Stelle si sono fatti intortare dai leghisti.

In che senso?

Che in questo modo si crea un blocco di sistema molto oneroso, che si scarica sulle spalle dei giovani lavoratori di oggi e di domani, che soprattutto non arriverà mai a quegli stessi requisiti contributivi. Un partito come il Movimento 5 Stelle, votato soprattutto dai giovani e al sud, si trova oggi a ergersi in difesa delle danarose pensioni padane.

Eppure la legge Fornero è stata uno dei bersagli preferiti della scorsa campagna elettorale da parte sia della Lega che dei 5 Stelle.

Io credo che sia stato enorme il demerito dei mezzi di informazione e soprattutto dei talk show che hanno demolito la legge, senza mai riuscire a ragionare concretamente sui dati, che dicono come la grande maggioranza degli italiani continui ad andare in pensione di anzianità e non di vecchiaia. Questa campagna martellante ha portato al successo 5 Stelle e Lega, ingigantendo alcuni strappi della riforma che pur ci sono, ma senza considerare che molti aggiustamenti sono già stati fatti dal governo Gentiloni.

Con l’Ape sociale, l’Ape volontaria e la modifica per i lavori usuranti e i lavoratori precoci, infatti si sono apportate modifiche che, seppur lateralmente, rispondono ai problemi reali della gente senza per questo smontare la riforma.

Come ha fatto Salvini, che in Parlamento pesa l’esatta metà di Di Maio, a imbrigliarlo?

Di Maio voleva andare al governo a tutti i costi, perché sul piano personale non avrebbe avuto altre opportunità. Inoltre la Lega in campagna elettorale ha sollevato questioni popolari, utili ad acquisire consenso, e i 5 Stelle hanno dovuto accodarsi. I fatti mostrano che, tra le due, i 5 Stelle sono la forza politica più prudente, che ha attutito le sue posizione soprattutto su Europa e politica estera. La Lega, invece, ha sempre tenuto un tono più forte e gioca con maggiore esperienza politica.

È un governo che durerà?

Temo di sì, perchè ha i numeri e probabilmente incasserà successi anche nelle elezioni parziali a livello locale.

La spaventano le misure che metterà in campo?

Più che da questo governo, sono spaventato dalle reazioni che ha suscitato e trovo incredibile la benevolenza dei media e del web nei loro confronti. Prenda un tema come lo ius soli: alla fine della scorsa legislatura sembrava un atto di civiltà da fare assolutamente, ora nessuno ne parla più e Matteo Salvini, neoministro dell’Interno, dice che prenderà i clandestini e li scaricherà su una spiaggia africana con un sacco di noccioline, poi definisce le Ong «vicescafisti». Ecco, un ministro fa una dichiarazione che trasuda disprezzo umano e nessuno dice alcunché: c’è una copertura scandalosa che non riesco a spiegarmi.

I giornali avallano tutto questo?

Guardi, io nel luglio del 1960 manifestai contro il governo Tambroni e oggi ho un ministro dell’Interno schierato con Marine Le Pen, senza che nessuno si indigni. La ministra Valeria Fedeli è stata massacrata sulla stampa per il suo curriculum ma aveva alle spalle 40 anni di esperienza sindacale, ora invece presidente del Consiglio è questo Pinocchio col curriculum taroccato, al quale hanno messo in mano il programma e la lista dei ministri, ma nessuno pare farci caso. Prenda poi il presidente della Camera, Roberto Fico, con la colf in nero: anche questo è stato dimenticato, ma se al suo posto ci fosse stato Berlusconi i giornalisti ci avrebbero intinto la penna per mesi.

Si stupisce che ai media e al popolo piacciano i pentaleghisti?

Faccio fatica a capacitarmi di questo istinto di benevolenza da parte della stampa, anzi lo trovo molto strano. Detto questo, credo davvero che sia in atto un cambiamento profondo della società italiana e non mi riconosco più nel popolo che ha votato per queste forze. In pochi mesi è venuto a galla un Paese che nessuno conosceva o si aspettava.

 

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