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Apre a Napoli la sede della Fondazione Eduardo De Filippo

Inaugurata nello storico Palazzo Scarpetta di via Vittoria Colonna, la sua nuova sede operativa della Fondazione Eduardo de Filippo
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“Volevamo una Fondazione che potesse tutelare il patrimonio artistico e che avesse il nome di Eduardo De Filippo. Ora, dopo tanti anni, ha anche una sede”. Lo dice con fierezza e determinazione una bella e intensa Carolina Rosi. Che poi prosegue: “E’ una sede che per me ha un valore simbolico essendo situata nello storico palazzo Scarpetta. L’unico rimpianto è che non ci sia Luca che ha tanto combattuto affinché ci fosse questa Fondazione e ne sarebbe stato molto contento. La seconda emozione è quella di aver potuto ospitare un grande artista come Roberto Capucci con una mostra a lui dedicata. Con i suoi disegni, le visualizzazioni oniriche, con i costumi mai realizzati e immaginati per un teatro visionario, in qualche modo si collega alle visioni poetiche di Eduardo, con la stessa potenza creativa ed espressiva. Anche inaugurare la sede con un non napoletano rimarca lo spirito della Fondazione”. Carolina Rosi è presidente della Fondazione. Le sue parole hanno fatto da sfondo all’inaugurazione della sede della Fondazione Eduardo De Filippo, che ha esordito con una mostra dedicata al maestro couturier Roberto Capucci nello storico Palazzo Scarpetta di Napoli, in Via Vittoria Colonna. “Una  sede all’interno di un palazzo che racconta non solo la storia di una famiglia e di un autore – ha continuato Rosi – ma è anche testimonianza dei valori etici ed umani che hanno contraddistinto il lavoro di Eduardo”. L’originale mostra di “disegni per il teatro” intitolata “Roberto Capucci, Spettacolo onirico”, è curata da Caterina Napoleone, e sarà aperta al pubblico da venerdì 4 maggio (fino a tutto giugno). Il Palazzo Scarpetta, la cui costruzione risale agli inizi del ‘900, su commissione del commediografo ed attore Eduardo Scarpetta, è un luogo simbolo del Teatro italiano, dove hanno abitato, infatti, gli Scarpetta (il capostipite Eduardo con i figli Vincenzo, Domenico e Maria), i De Filippo (Eduardo, Titina e Peppino in primis), i Carloni (a partire da Pietro Carloni, marito di Titina) ed alcuni familiari ed eredi di Raffaele Viviani. All’inaugurazione hanno partecipato anche i figli di Luca: Matteo, giunto per l’occasione da Madrid, Luisa e Tommaso. Una mostra unica dunque per accogliere, per la prima volta in città, il grande Maestro rendendo visibile il suo “insieme di follie” – come lo stesso Capucci le definisce – che svelano un originale e poetico lato rispetto al suo primato di couturier d’Alta Moda che lo ha reso famoso nel mondo. “Capucci è un esempio di umiltà – continua Carolina Rosi – di sapienza, di cultura, e i suoi disegni restituiscono questa potente capacità espressiva molto in sintonia con la creatività della moda avendola respirata in casa con mia zia Krizia”. E poi ha aggiunto: “Sono i napoletani che meritano questa mostra”. A Firenze ha segnato un record di 55 mila visitatori. “Sono convinta che avrà la stessa fortuna anche a Napoli e che possa bissare questo primato”.  “I disegni di Capucci, pensati su carta, offrono uno spettacolo onirico – spiega Caterina Napoleone, curatrice della mostra –  ma anche una visione così surreale, fuori dal tempo e dalle mode”. Capucci  disegna di notte e “la sensazione avuta – precisa Gabriele Mayer – è che suscitano uno slancio spontaneo e attraverso questi bozzetti fornisce gli strumenti per realizzare uno spettacolo teatrale”. Poi ha aggiunto: “Sono stato molto gratificato dall’idea di trasferire i suoi figurini avveniristici in prototipi a grandezza naturale”. E per questa realizzazione sono stati coinvolti, sotto la sua direzione, gli ex allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. “Dall’entusiasmo dimostrato nel prodigarsi con tutte le loro forze per restituire al vero – racconta Mayer – un’armonica correlazione con i bozzetti e le loro cromie, attestano quanto Roberto Capucci sia amato dai giovani”. Un “work in progress” da cui scaturiscono veri e propri “oggetti”, complementari alle opere esposte: “Sono oggetti in carta montati su telai di metallo per certi versi surreali e connotati da una leggerezza che riflette la stessa levità visiva dei disegni cui sono ispirati”.  “Eduardo chiese a Renato Guttuso di realizzare alcune scene per una commedia e questo prezioso materiale – ha annunciato Carolina Rosi- sarà esposto in una seconda mostra che allestiremo perché rappresenta una sorta di filo conduttore.  “Disegnare è la parte migliore della mia vita – racconta Roberto Capucci – e la creatività mi piace offrirla agli altri”. E alla domanda “quale disegno gli corrisponde maggiormente”, ha risposto: “I miei disegni sono come una serie di figli, non si può preferire uno e gli altri si buttano”. E poi aggiunge: “E’ più giusto dire che sono disegni dionisiaci perché rimandano al dio della follia” “Un’affinità che s’identifica con le stesse finalità di promozione e sostegno della cultura teatrale della Fondazione intitolata a uno dei suoi massimi autori e interpreti – sottolinea la Presidente Rosi – e quella di uno dei più celebri stilisti italiani in cui spettacolo, arte e moda sono indissolubilmente intrecciati. Sin dagli anni Quaranta, il Teatro della Pergola è stato uno dei luoghi d’elezione di Eduardo De Filippo con repliche e prime assolute delle sue commedie e con il tenace progetto di costituirvi la Scuola di Drammaturgia, oltre all’indimenticabile regia lirica de Il naso di Šostakovič (1964)”. “Napoli, fino al 2002, era l’unica città che non mi aveva mai invitato – dice Capucci –  fu il Teatro San Carlo, con l’allora soprintendente Gioacchino Lanza Tomasi che mi chiese, e si trattò di una tra le mie rare apparizioni sui palcoscenici degli enti lirici italiani, di ideare i costumi per il soprano June Anderson nel Capriccio di Strauss, autore che io adoro. Ed è grazie a Carolina Rosi, una donna di grande sensibilità e forza interiore, che oggi sono a Napoli per la prima volta e ne sono veramente felice”.  La carriera di Capucci, classe 1930, inizia nel 1950. LO stilista, che si definisce un artigiano, opera nella sua sartoria di via Sistina, di fronte all’omonimo teatro, poco distante dalla Galleria L’Obelisco di Gaspero del Corso e Irene Brin e non lontano da via Veneto dove da subito entra nell’orbita Hollywood sul Tevere per talento e estro. Veste una lunga lista di clienti del jet set internazionale tra le quali figurano: Isa Miranda, Doris Duranti, Esther Williams, Gloria Swanson, Marilyn Monroe, Silvana Mangano, Valentina Cortese e le cosiddette capuccine, il fior fiore dell’aristocrazia italiana. Accanto alla sua lunga attività di couturier, Capucci compone, sin dagli anni Novanta, una suite di disegni con un inedito repertorio di costumi maschili per il teatro. Il titolo della mostra, “Spettacolo onirico”, è suggerito dallo stesso carattere visionario che connota i suoi costumi maschili.  E poi conclude Carolina Rosi: “Oggi la cultura non è tanto protetta e sponsorizzata, per questa ragione sono nate tante Fondazioni in difesa dell’arte. Anche noi, come Fondazione, condivideremo questo percorso”. Una sala della mostra, è dunque dedicata al confronto fra immagine e studio preparatorio. Un insieme di prototipi in carta dai colori intensi a grandezza naturale che rilanciano la suggestione degli originali disegnati a matita e ne illustrano il metodo di lavoro, dal progetto all’esecuzione, di un costume per spettacolo.  Infatti, per scaramanzia, Capucci non ha voluto rivelare i dettagli dello spettacolo teatrale. La mostra si avvale del catalogo edito da ARTE’M con testi di: Carolina Rosi, Caterina Napoleone, Eike D. Schmidt, Giovanni Gavazzeni, Gabriele Mayer, di una nota biografica e dell’elenco delle principali mostre tenute dal Maestro nel corso della sua lunga attività professionale.

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