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Riforma del carcere, Fico apre uno spiraglio per il via libera definitivo

Il presidente della Camera invita la capigruppo a un riflessione sul decreto
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Si riaccende la speranza per la riforma dell’ordinamento penitenziario. Il decreto principale, già visionato dalle Commissioni giustizia e licenziato dal Consiglio dei ministri, potrebbe essere assegnato alla commissione speciale della Camera. Nel corso della conferenza dei capigruppo, il presidente Roberto Fico ha invitato i rappresentanti dei gruppi a una riflessione sul provvedimento del governo e sui decreti attuativi della riforma. Il presidente della Camera ha riaperto la discussione dopo aver recepito la raccomandazione del Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma con il quale ha condiviso momenti di discussione proprio all’interno del carcere di Rebibbia l’anno scorso. Il Garante, ricordiamo, si era rivolto a Fico affinché «le forze politiche siano invitate a rivedere l’ordine del giorno della Commissione speciale e a dare la possibilità che l’ultima tappa per l’adozione del provvedimento sia compiuta». Oltre a Palma, lo stesso ministro della Giustizia Andrea Orlando aveva sollecitato il presidente Fico a invitare le forze politiche ad evitare lo stop. Infatti, a proposito dell’esito della capigruppo della Camera, il guardasigilli ha dichiarato: «Colgo un segnale molto positivo che segnala una sensibilità istituzionale del presidente Fico che raccoglie alcuni appelli venuti da più parti e che interpreta un tema reale. Alle forze politiche chiedo: valutino il provvedimento come credono ma lo analizzino e deliberino, altrimenti il rischio è quello di vanificare un provvedimento che tenta di affrontare queste tematiche. Il mio appello non è a cambiare idea ma a evitare ostruzionismi per impedire l’approvazione del provvedimento, sarebbe una grave sottovalutazione del problema».

Plauso da parte di Anna Finocchiaro, ministra per i Rapporti con il Parlamento, che ricorda come «solo il Pd e Leu erano favorevoli all’assegnazione dei decreti attuativi alla Commissione speciale, al pari di altri atti del governo». Fico incassa apprezzamenti anche da Graziano Delrio, capogruppo del Pd alla Camera: «Accogliamo con favore l’invito del presidente della Camera ai gruppi di riconsiderare quella scelta per approdare ad una nuova decisione che consenta il via libera in tempi brevi dei decreti già nella prossima conferenza dei capigruppo». Federico Fornaro, capogruppo di Leu, che si dice «favorevole all’assegnazione del provvedimento alla Commissione speciale».

Ricordiamo che il presidente dell’Unione Camere penali Beniamino Migliucci e il presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin si erano appellati a governo, istituzioni e all’intera classe politica affinché venga approvata quanto prima, «abbandonando ogni forma di ostruzionismo», la riforma dell’ordinamento penitenziario. Rita Bernardini, esponente del Partito Radicale, spiega che nella giornata di ieri si sono verificati due fatti significativi: il primo riguarda la posizione del presidente della Camera, l’altro fatto è sapere che oggi il Parlamento in seduta comune è chiamato ad eleggere il giudice mancante al plenum della Corte Costituzionale. «Ci sento – spiega Bernardini -, in queste due questioni istituzionali, tutta la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, senza alcuna esternazione ma lavorando in silenzio, richiama tutte le istanze politiche all’obbligo di servire la Costituzione per affermare lo Stato di diritto. Ne abbiamo più che mai bisogno in questa fase della vita del nostro Paese: sulla tenuta democratica, Mattarella c’è». Anche Riccardo Magi, deputato di + Europa e segretario di Radicali Italiani, accoglie positivamente l’intervento di Fico, augurandosi che la capigruppo ritorni sui suoi passi: «Ribadiamo questo appello alle forze politiche, affinchè trovi finalmente attuazione una riforma fondamentale per riconquistare credibilità in Europa – dove l’Italia ha subito pesanti condanne per le condizioni delle carceri – per il rispetto dello stato di diritto, della legalità costituzionale e per le vite di migliaia di persone, reclusi e non, della comunità penitenziaria».

La scelta politica del governo di non approvare il testo prima delle elezioni ha finito per complicare tutta la vicenda. E così, ricordiamo, la scorsa settimana era arrivato l’ennesimo stop. Con il voto di Cinque Stelle e del centrodestra, la capigruppo di Montecitorio ha deciso di non assegnare il documento alla Commissione speciale per il definitivo parere. Un intervento formale, non vincolante, che pure adesso rischia di bloccare il percorso della riforma visto che è stato deciso di rimandare il passaggio finale in capo alle commissioni permanenti. La questione, però, grazie all’intervento di Roberto Fico, sarà affrontata in una prossima riunione della capigruppo.

Come già denunciato da Il Dubbio, la popolazione carceraria torna a crescere in maniera preoccupante e il decreto principale della riforma interviene proprio su questo aspetto. L’estensione delle misure alternative ha il duplice effetto di diminuire il sovraffollamento e allinearsi al dettato costituzionale e alla finalità rieducativa della pena. Eppure la portata dell’intervento legislativo è stata spesso male interpretata. In molti hanno erroneamente presentato la riforma al pari di un “salva ladri”. Lo hanno spiegato bene alcuni giuristi, avvocati e magistrati, in una lettera aperta che poche settimane fa auspicava un rapido intervento del governo. «La riforma – così le parole dei giuristi – non contiene nessun afflato buonista, nessuna “liberatoria” per pericolosi delinquenti, nessun insensato e indulgenziale “svuotacarceri”. Semmai preserva la comunità da gravi forme di recidiva criminale attraverso la proposta di un impegnativo cammino di rientro rivolta a chi voglia e sappia intraprenderlo».

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