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Ecco i dati di Minniti: «In calo gli sbarchi, diminuiti i reati»

I numeri del Viminale parlano chiaro: tra il 2016 e il 2017 i delitti sono calati del 9,2%
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Dalla terrazza del Pincio con vista mozzafiato su Piazza del Popolo e i ranghi schierati in alta uniforme della Polizia di Stato per la cerimonia del 166° anniversario, è il Ministro dell’Interno Marco Minniti a dare i numeri di quella che in Italia è stata definita “emergenza sicurezza”, o almeno presunta tale, che è stata arma di scontro soprattutto in campagna elettorale: «Nel 2017 in Italia si è registrato il più basso tasso di reati degli ultimi 10 anni» e «siamo al decimo mese consecutivo di diminuzione degli sbarchi: dal 1 luglio ad oggi sono arrivati in Italia 95.600 migranti in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente».

I numeri del Viminale parlano chiaro: tra il 2016 e il 2017 i delitti sono calati del 9,2%, passando da 2.457.764 a 2.232.552. Diminuiti dell’ 11.8% gli omicidi, calano dell’ 11% anche le rapine, che passano da 32.147 del 2016 a 28.612 del 2017. I furti sono diminuiti del 9,1%: erano stati 1.319.383 nel 2016, contro i 1.198.892 del 2017. Lo stesso vale per i flussi migratori: già nel 2017 gli sbarchi erano in calo del 34,3%, con 181.436 migranti arrivati nel 2016 e 119.310 nel 2017. Oggi continuano a diminuire.

«La storia e la collocazione geografica dell’Italia ci dicono che la sfida è governare i grandi flussi demografici: siamo al decimo mese consecutivo di diminuzione degli arrivi nel nostro Paese», ha spiegato Minniti, parlando di «colpo straordinario ai trafficanti di esseri umani. I numeri ci dicono che questi processi possono essere governati tenendo insieme umanità e sicurezza. L’Italia ha dimostrato al mondo di saperlo fare». Insomma, un’emergenza che esiste ma che in Italia è stata gestita, anche se «dobbiamo essere consapevoli della fragilità dello scenario in cui ci moviamo. Nulla è acquisito per sempre».

Poi il ministro ha analizzato il terrorismo e il timore di possibili attentati anche in territorio italiano: «L’Islamic State è stato colpito al cuore nella sua forza militare, ma non è morto e continua a colpire: finito il sogno dannato del terrorismo che voleva farsi Stato, resta la sfida più sfuggente, dai contorni meno definiti e più pericolosi: i combattenti stranieri che tornano e i lupi solitari che si autoinnescano, elementi di una rete la cui profondità e diffusione non sono note nemmeno ai capi di IS». Sul fronte interno, dunque, «questo è il nuovo orizzonte della minaccia con cui l’Italia ha fatto i conti e dovrà continuare a farli. L’operazione degli ultimi giorni hanno dimostrato le nostre capacità di analisi e di intervento concreto ma non si può mai dire mai. Se guardiamo però a quanto finora non è avvenuto, non può essere merito della fortuna: l’Italia è un grande Paese». Secondo gli ultimi dati forniti dal Viminale, infatti, sono stati arrestati 26 estremisti islamici, con altri 105 allontanati dal territorio nazionale ( contro i 66 dell’anno scorso). I foreign fighters monitorati nel 2017 sono stati 129 ( di cui 42 deceduti e 24 rientrati in Europa) contro i 116 del 2016 ( di cui 34 i deceduti 20 rientrati in Europa) con un + 11%. In tutto: sono state controllate 372.769 persone contro le 132.321 del 2016, con un + 182%; i veicoli sottoposti a controllo 134.929 contro i 36.310 del 2016 (+ 272%).

«Quello che presentiamo è un risultato straordinario, che l’Italia farebbe bene a non sottovalutare», ha concluso Minniti, il quale però non ha trascurato l’elemento che ha fatto da traino alla passata campagna elettorale: «La sicurezza è un sentimento e non le si può opporre solo la fredda logica dei numeri: servono vicinanza, prossimità e capacità di controllo del territorio», ha detto, rivolgendosi alla Polizia di Stato che fa proprio del controllo del territorio uno dei pilastri della sua struttura.

Del resto, mentre i dati raccontano un Paese mediamente più tranquillo rispetto alla media europea e addirittura con una situazione in continuo miglioramento, la percezione dell’opinione pubblica rimane un’altra, cavalcata sia dai media che dalla politica in un intreccio in cui è complicato individuare causa ed effetto. Un dato su tutti, fornito dal Rapporto dell’Osservapericolo torio europeo sulla sicurezza, lo mostra in modo chiaro: se in dieci anni il numero di reati è sceso, il 78% degli intervistati continua a ritenere che la criminalità in Italia sia cresciuta rispetto a cinque anni fa. E in questo paradosso sta tutta l’anomalia della situazione italiana.

 

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