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Torture di Bolzaneto, condannati a risarcire 6 milioni allo Stato

Dovrà rispondere per negligenza anche il magistrato Alfonso Sabella
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Dovranno riversare sei milioni di euro nelle casse pubbliche per aver obbligato lo Stato a erogare i risarcimenti alle vittime del G8 di Genova. Lo hanno stabilito i giudici della Corte dei conti di Genova che hanno condannato 28 persone, responsabili, a vario titolo, degli abusi nella Caserma di Bolzaneto: personale medico- sanitario, poliziotti e carabinieri. La Procura aveva chiesto una condanna più dura: 7 milioni di euro per i ristori pagati alle parti offese in sede penale e le spese legali e altri 5 milioni per il danno di immagine provocato dal carcere “cileno” allestito nei giorni del G8 di Genova del 2001. Tra i condannati spiccano due nomi eccellenti: il magistrato Alfonso Sabella, all’epoca dei fatti capo dell’Ispettorato del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ( Dap) e il generale Oronzo Doria, ex capo area della Liguria degli agenti di polizia penitenziaria.

Entrambi scagionati in sede penale, per i giudici contabili sono responsabili dei mancati controlli, avrebbero dovuto vigilare affinché non avvenissero violenze e comportamenti scorretti. Secondo Repubblica, «nonostante una difesa puntuale ( a tratti ritenuta dai giudici anche offensiva nei confronti della procura) la tesi di Sabella non è stata accolta e potrà essere chiamato a risarcire fino ad un milione di euro». Ma sarà chiamato a risarcire lo Stato anche Giacomo Toccafondi, il “dottor Mimetica” in servizio nella notte del G8 nella caserma degli orrori, definito dalle vittime il «seviziatore di Bolzaneto. Licenziato dall’Asl di Genova, ma mai radiato dall’albo nonostante una petizione sottoscritta da 117 medici, Toccafondi non aveva subito alcuna condanna penale per prescrizione dei reati.

La sentenza della Corte dei Conti arriva 17 anni dopo i fatti e a seguito di alcune condanne nei confronti del nostro Paese stabilite dalla Corte europea dei diritti umani, che nell’ottobre scorso ha sanzionato l’Italia per le azioni dei membri delle forze dell’ordine e perché lo Stato non ha condotto indagini efficaci. Per la Cedu a Bolzanto fu tortura. «I ricorrenti, trattati come oggetti per mano del potere pubblico, hanno vissuto durante tutta la durata della loro detenzione in un luogo “di non diritto” dove le garanzie più elementari erano state sospese», hanno scritto i giutori? dici di Strasburgo, secondo cui «l’insieme dei fatti emersi dimostra che i membri della polizia presenti, gli agenti semplici, e per estensione, la catena di comando, hanno gravemente contravvenuto al loro dovere deontologico primario di proteggere le persone poste sotto la loro sorveglianza».

Eppure di recente hanno fatto rumore le parole pronunciate da Enrico Zucca, il sostituto procuratore generale di Genova che nel corso di un dibattito decdicato a Giulio Regeni ha dichiarato: «I nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all’Egitto di consegnarci i loro tortura- L’ 11 settembre 2001 e il G8 – ha continuato Zuccahanno segnato una rottura nella tutela dei diritti internazionali.

Lo sforzo che chiediamo a un paese dittatoriale è uno sforzo che abbiamo dimostrato di non saper far per vicende meno drammatiche» .

 

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