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Motivazione delle sentenze? Basta indicare la precedente

Il presidente del presidente del Tribunale di Catanzaro Lanfranco Vetrone, ha stabilito che nella redazione delle sentenze, da ora in poi, sarà sufficiente per il giudice fare ricorso ad un altro precedente
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Come abbattere l’arretrato nel settore civile? Una “soluzione” è stata trovata dal presidente del Tribunale di Catanzaro Lanfranco Vetrone, istituzionalizzando la motivazione “per relationem” anche nel merito: nella redazione delle sentenze, da ora in poi, sarà sufficiente per il giudice fare ricorso ad un altro precedente. Come, quindi, negli ordinamenti di common law.

Un simile appiglio legislativo esiste anche in Italia ed è previsto dall’art. 118 delle disposizioni di attuazione del Cpc dove, nella motivazione della sentenza, può essere fatto «riferimento a precedenti conformi». La decisione della magistratura calabrese, pare, stia facendo scuola in Italia, supportata anche dalle Sezioni unite della Cassazione. Al punto che l’Ordine degli avvocati di Milano ha, con una delibera di questa settimana, deciso di interessare il Ministero della Giustizia, il Csm e la Corte di Cassazione. Viene fatto notare che. proprio per quanto riguarda i ricorsi in Cassazione contro una decisione motivata “per relationem”, il ricorso venga dichiarato inammissibile se nei motivi di impugnazione non è confutata specificamente la motivazione del “precedente”, non sempre di facile ( e comunque non gratuita) reperibilità, almeno fino a quando non sarà tutto digitalizzato. In sostanza una “negazione” della giurisdizione posta in essere per contrastare i tempi lunghi del processo civile. La decisione del Tribunale di Catanzaro si inserisce nel solco di numerosi provvedimenti “deflattivi” che in questi anni hanno reso complesso il processo civile. Tralasciando i filtri in appello, vale la pena ricordare i “paletti” sul numero delle pagine dell’atto o vari formalismi come quelli dell’allegazione e autentica degli atti digitali, pena l’improcedibilità del ricorso. Con il rischio, dunque, di moltiplicare i profili di responsabilità dell’avvocato nei confronti dell’assistito, che presto potrebbero manifestarsi in un nuovo tipo di contenzioso risarcitorio nei confronti del precedente avvocato, con effetto boomerang proprio sulla finalità deflazionistica delle cause e di abbattimento dell’arretrato. Da parte dei magistrati viene fatto rilevare che la motivazione della sentenza, come intesa fino ad adesso, non è più attuale, data la mole dei procedimenti. Il tema è destinato a far discutere.

 

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