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Pasti per i detenuti, diarie ancora insufficienti

I bandi vengono sistematicamente annullati
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Le diarie giornaliere previste per garantire dei pasti di qualità per i detenuti continuano a non essere ritenute sufficienti. I bandi di gara indetti dal ministero della giustizia vengono infatti sistematicamente annullati. Ora è il caso del bando di gara sul servizio negli istituti penitenziari di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. A presentare i ricorsi erano state le aziende Saep Spa di Balvano ( Potenza), Campania Alimentare Srl di Napoli e Arturo Berselli & C. Spa di Milano. I colossi delle forniture alimentari, che si contendono il mercato delle commesse carcerarie, avevano chiamato in causa il ministero della Giustizia, da cui dipende il Provveditorato regionale che aveva indetto l’appalto per l’approvvigionamento dei viveri destinato al confezionamento dei pasti e l’erogazione del cosiddetto ‘ sopravvitto’, cioè la possibilità per i reclusi di acquistare in prigione provviste supplementari rispetto a quelle standard. Il bando in questione aveva fissato la diaria giornaliera in 3,90 euro, per 1.096 giorni, per tre pasti quotidiani completi. In base ai documenti di gara, per determinate quantità le derrate dovevano derivare da produzione biologica o ecosostenibile. Inoltre venivano richieste ulteriori prestazioni, come quelle di dietisti, derattizzazione e disinfestazione, manutenzione degli immobili, pulizia giornaliera ed igienizzazione dei locali, nonché il pagamento del canone di occupazione del suolo per i locali da destinare al sopravvitto. Le tre ditte avevano lamentato il fatto che le pretese su prodotti bio e servizi aggiuntivi rendevano maggiormente onerosa la fornitura, che oltretutto comportava il rispetto di esigenze di ordine e di sicurezza superiori a quelle solitamente applicate nelle mense ‘ normali’. Per dimostrare l’impossibilità di rendere la prestazione, le aziende avevano così citato alcune richieste insostenibili, come quella di prodotti con certificazione Dop, Igp e Stg, non reperibili sul mercato.

In alcuni casi nelle quantità volute, in altri introvabili in assoluto.

L’amministrazione penitenziaria aveva risposto affermando che la percentuale di cibi certificati valesse in maniera flessibile per macro- categorie, ma per il Tar del Veneto, invece, ‘ la base d’asta è risultata priva di una chiara e preventiva verifica di fattibilità e sostenibilità economica’. La diaria giornaliera rimane ora tale e quale a quanto ha denunciato un vecchio rapporto della Corte dei Conti, risalente al 2014, che mette all’indice il business del vitto e conseguentemente il sopravvitto.

Se con tre euro e 90 viene garantita la colazione, pranzo e cena a ciascun detenuto, viene da se immaginare che nessuno di loro riesca a sfamarsi con quello che offre lo Stato. E dunque i detenuti sono costretti a ricorrere agli alimenti da acquistare negli empori interni agli istituti, in vendita a cifre spesso troppo alte per i detenuti.

 

 

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