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Da Stalin a Putin, come ti avveleno l’avversario politico

L’attentato a Sergei Skripal è solo l'ultimo di una lunga serie
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L‘avvelenamento dell’ex 007 russo Sergei Skripal e la figlia Yulia, intossicati a Londra da un pericoloso agente nervino, ricorda in modo inquietante l’affaire Alexandr Litvinenko, un’altra ex spia di Mosca assassinata nel 2006 sempre nella capitale britannica tramite il micidiale isotopo radioattivo polonio-210. Se nessuno è riuscito a dimostrare la responsabilità del Cremlino nella morte di Litvinenko e nel tentato omicidio di Skripal, l’uccisione di oppositori, avversari politici, disertori e dissidenti è una pratica antica e fu quasi un marchio di fabbrica per il regime sovietico.

In molti sono convinti che la russia di Vladimir Putin non abbia mai tagliato i ponti con il circo dei veleni, anzi. L’ex presidente ucraino Viktor Ioushenko, raggiunto nel 2004 da un agente tos- sico sconosciuto ( forse della diossina), ebbe salva la vita ma rimase sfigurato in volto e accusò lo zar Putin di essere il mandante di quell’attentato. Nello stesso anno la reporter anti- Cremlino Ana Politkovskaya ( poi assassinata a colpi di pistola nel 2006) si sentì molto male dopo aver bevuto uno strano tè su un aereo che la stava portando a Beslan. Sospetti, indizi che si accumulano formando prove o frammenti di prove e che compongono una fitta trama che ci catapulta in piena Guerra Fredda.

Chi si ricorda dell’ “ombrello bulgaro”?

È il 7 settembre 1978, il dissidente del regime di Sofia Georgi Markov sta camminando su Waterloo Bridge, ( ancora una volta siamo in pieno centro di Londra) quando un uomo lo urta con un ombrello, l’uomo si scusa e prosegue per la sua strada. Markov sente una piccola puntura alla gamba destra ma non ci fa troppo caso. Nel giro di qualche ora la gamba si gonfia, viene colpito da una febbre altissima, poi da una setticemia, seguono quattro giorni di sofferenze atroci prima che sopraggiunga il coma e infine la morte.

Bisognava fargliela pagare a Markov, rivelerà qualche anno più tardi Boris Volodarsky un ex agente pentito del Kgb, e ci voleva un metodo sofisticato, discreto, capace di provocare «morti sicure» ma che non creasse troppo scompiglio diplomatico: «Bisognava creare dei sintomi capaci di confondere i dottori», spiega Volodarsky. Markov fu la prima vittima, prima di lui il metodo era stato testato su un cane. Due settimane dopo un altro dissidente bulgaro, Vladimir Kostov, viene “pizzicato” alla schiena dalla punta di un ombrello, stavolta siamo a Parigi nella stazione del metrò Champs Elysées. Kostov ha più fortuna del suo compagno di sventura, forse grazie alla corporatura robusta e alla sua fibra eccezionale riesce a sopravvivere al supplizio, tanto da definirsi «un miracolato». In effetti non si conoscono casi di superstiti all’avvelenamento da ricina, un agente tossico terrificante che ti divora lo stomaco, ti devasta i polmoni e a cui non esiste alcun antidoto.

«La violenza di Stato perpretata tramite gli strumenti degli omicidi segreti camuffati da incidenti o morti naturali sono un tratto distintivo dei servizi segreti sovietici e dei paesi satelliti», scriveva dieci anni fa il vecchio giornalista russo Arkadi Vaksberg ne I veleni del Cremlino. Gli omicidi politici in Russia da Lenin a Putin.

Nel 1921, poco prima della morte di Lenin viene creata la Kamera, un reparto speciale della Ceka specializzato nella ricerca su gas letali e veleni che operava nel Laboratorio 12, una fabbrica di diavolerie animata da chimici, medici, ingegneri e ritenuta essenziale per giocare su un fronte delicatissimo della Guerra Fredda.

All’inizio fu il cianuro, noto per la famosa “pasticca” che causa morte immediata, la stessa sostanza che sotto forma di acido cianidrico ( o prussico) sterminò milioni di ebrei nelle camere a gas del regime nazista e che poi venne assunta volontariamente da Adolf Hitler e dalla moglie Eva Braun quando erano assediati nel loro bunker di Berlino. Il regime di Stalin lo usava per far fuori i nemici in modo mirato; nella sua forma vaporizzata penetrava nei polmoni della vittima uccidendola in pochi minuti. Era il metodo di Bogdan Stachinski, l’alto ufficiale del Kgb detto “l’eliminatore”, responsabile dell’omicidio di decine di nazionalisti ucraini negli anni 50, un vero e proprio Attila degli agenti tossici.

Ma in quegli anni il progresso avanza a ritmi vertiginosi, aprendo nuove frontiere anche alla scienza dell’avvelenamento che si fa sempre più raffinata e… crudele. Nel 1957 l’intelligence sovietica provò ad assassinare un agente disertore, Nikolaï Khokhlov, impiegando il tallio un agente radioattivo altamente letale. L’attacco fallì, ma le conoscenze della fisica nucelare ormai erano al servizio degli omicidi mirati del Kgb. La Kamera chiuse i battenti in forma negli anni 90, quando al Cremlino governava Boris Eltsin, ma quasi tutti gli analisti sono pronti a giurare chle sue attività sono riprese con l’elezione di Vladimir Putin nei primi anni 2000 e che oggi il Laboratorio 12 sia ancora la micidiale fabbrica dei veleni che lo rese noto al mondo.

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