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Quel senso di bibliopolis per la filosofia….

La storica casa editrice diretta da Emilia del Franco presenta a Napoli gli ultimi lavori di Vincenzo Barba, esperto dell'illuminismo e del materialismo francese
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La storica ed importante casa editrice Bibliopolis, diretta da Emilia del Franco, rivolge ancora oggi, sull’asse della forte impronta del suo fondatore Francesco del Franco, papà di Emilia, il suo sapiente interesse verso le pubblicazioni di filosofia e di scienze della natura “nella convinzione che queste due discipline ricopriranno – sottolineava il compianto editore del Franco – un ruolo sempre più decisivo nello sviluppo del sapere e nella formazione della società civile”.

L’evento che più direttamente determinò la nascita di Bibliopolis fu la costituzione dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, avvenuta nel 1975 per volere dell’avvocato Gerardo Marotta al quale Francesco del Franco era già legato da amicizia familiare e da precedenti, comuni esperienze culturali. Le ragioni più profonde della fondazione della casa editrice rimandano a quella grande tradizione culturale propriamente napoletana di cui fanno parte pensatori come Vico, Pietro Giannone, Gaetano Filangieri fino a giungere a Francesco De Santis e Benedetto Croce.

Con la fondazione  dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, si aprirono ampi spazi per un’editoria oggi si direbbe di “nicchia”, la quale, pur presentando sul mercato i propri prodotti, facesse suo il compito di pubblicare opere di alto valore culturale, anche se di non facile commercializzazione. Scriveva Francesco del Franco: “Nella tradizione culturale napoletana fulgido esempio di tale editoria fu quello realizzato agli inizi del nostro secolo da Riccardo Ricciardi, maestro di eleganza editoriale non meno che generoso promotore della pubblicazione di opere di grande rilievo culturale indirizzate ad un esiguo pubblico di studiosi”.

Nel 1985, fu affidato a Bibliopolis: la pubblicazione dell’edizione nazionale delle opere di Benedetto Croce. La casa editrice Bibliopoli  è diventata negli anni cenacolo di intellettuali, importanti filosofi e scienziati del pensiero moderno, di  fisici e matematici, del Franco accolse tanti insigni studiosi sempre in un clima di grande convivialità e passione.

Come non citare Bergel, Piovani, Gabrieli, Gigante, Kristeller, Masini, Bodei, Bobbio, Garzya, Russo, Martinetti, Antoni, Tessitore, Aniello Montano, Sossio Giametta e tanti altri. Emilia del Franco, porta avanti la tradizione paterna e le scelte di una editoria specialistica che affonda le sue radici nell’ambito della filosofia, “intesa qui nella sua accezione classica di sapere unitario, imprescindibile perciò dal problema etico”.

Ed è per questa ragione che una grande importanza è stata attribuita alla filosofia antica “le cui tematiche sono ritenute di grande attualità e rilevanza per la filosofia contemporanea”. Nell’ambito delle scienze, l’interesse è stato particolarmente concentrato sulla fisica teorica e sulla matematica, che a parere del suo fondatore: “sono tra le discipline scientifiche maggiormente legate alla speculazione filosofica”.

Nel segno di questa precisa linea editoriale e di convincimento intellettuale, Emilia continua a editare libri di grande interesse, come i volumi di Vincenzo Barba Dialoghetti quasi filosofici e Antiche dimore, pubblicati postumi dalle edizioni Bibliopolis.  Barba, studioso dell’Illuminismo e del materialismo francese, in Dialoghetti quasi filosofici raccoglie sette brevi colloqui che immagina si svolgano fra un anziano professore di storia della filosofia e un suo giovane amico.

Con una scrittura chiara e coincisa talvolta ironica, lo studioso affronta i concetti fondamentali del pensiero moderno e contemporaneo: essere, Dio, natura, libertà, moralità, pone in rapporto alcune tra le più importanti figure del panorama filosofico di tutti i tempi (Heidegger, Kant, La Mettrie, D’Holbach, Diderot, Helvetius). «Per Diderot, come la vera grande poesia è quella che intrattiene un intimo e stretto colloquio con la filosofia, così la vera e grande filosofia è quella che è in costante dialogo con la poesia». Così scriveva Vincenzo Barba nel saggio che introduce la sua traduzione delle Poesie di Diderot, non sorprende quindi che lui stesso abbia lasciato una  raccolta di poesie, scritte tra il 1969 e il 2009, dal titolo Antiche dimore.

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