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Amici magistrati non illudetevi: il “vaffa” colpirà anche voi

Il nuovo Csm sarà in mano al Movimento e alla Lega. E non saranno tempi facili per nessuno...
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I terremoti, si sa, sono imprevedibili. La terra si scuote da un parte ed una faglia si apre a chilometri di distanza. Quello che è successo nelle urne del 4 marzo è sotto gli occhi di tutti, Più in là, ma parecchio più in là, si avvertono scricchiolii e lugubri cigolii. Sono in molti a dover fare i conti con il nuovo quadro politico e sociale che emerge dal voto. Un contesto, in gran parte, inaspettato che appare marcato dal brusco ridimensionamento delle forze politiche che da sempre – rappresentavano l’interlocutore naturale di importanti formazioni sociali e ben strutturati rassemblement istituzionali.

Una parentesi: solo due importanti soggetti politici ed istituzionali del Paese erano sopravvissuti alla deflagrante caduta del muro di Berlino – volendo in questa locuzione comprendere tutti i profondi sommovimenti che hanno investito l’assetto delle forze sociali, partitiche ed economiche d’Italia – i sindacati e le correnti della magistratura italiana: Un panorama, per carità, sempre in movimento e ricco di fermenti, ma cristallizzato in sigle del secolo scorso ( CGIL, CISL, UIL, MD, UNI-U COST, MI) che suggellavano simbolicamente la staticità di un potere monolitico, incrollabile, refrattario ad ogni vera novità.

La cooptazione come paradigma della selezione delle classi dirigenti sindacali e correntizie, la spartizione come criterio per regolare la concorrenza, l’occupazione delle istituzioni come obiettivo per assicurare effettività ai programmi ideali.

Né in sindacati, né i magistrati dovrebbero stare tranquilli dopo le Idi di marzo del 2018. La forte contrazione dell’area politica di riferimento della magistratura italiana ( anche di quella moderata, sia chiaro) vede l’espan- dersi di forze tutt’altro che ben disposte verso le toghe. La Lega di Salvini ha chiaramente detto che intende mettere mano all’assetto della giustizia con riforme anche radicali, innanzitutto sotto il profilo delle carriere, con il pieno sostegno della coalizione. Il M5S, pur proclamando la primazia della legalità, ha constatato come la lama affilata delle procure non abbia risparmiato esponenti di prima fila del Movimento ( Roma, Torino, Livorno, Termini Imerese ect.) a dispetto di ogni, apparente approccio ‘ amichevole’. E, certo, non sono mancati a Di Maio & co. magistrati che hanno loro chiarito cosa accada dentro i palazzi di giustizia più importanti del Paese.

A luglio si voterà per il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura. Il M5S e la Lega, qualunque governo venga alla luce, sono formazioni che insieme fanno oltre il 50% del Parlamento e da quelle aule verranno nominati un terzo dei consiglieri. In genere 5 spettano alla maggioranza ( cui tocca il ruolo strategico del vicepresidente) e 3 alle opposizioni. Uno scenario tutt’altro che rassicurante per la corporazione associativa. Una pattuglia nutrita di leghisti e pentastellati sarà a Palazzo dei Marescialli ed uno di loro sarà certamente il prossimo vicepresidente del CSM. C’è da star poco tranquilli per i fini tessitori di carriere e spartizioni che tutti dicono, a partire dai colli più alti, costituiscono una delle criticità più serie della magistratura italiana, composta nella stragrande maggioranza di persone perbene, dedite al proprio lavoro.

L’opa sul potere giudiziario che potrebbe essere lanciata dalla nuova politica italiana, si presenta per molti versi ostile e, di fatto, potrebbe avere la tentazione di risolvere ‘ dall’alto’ la questione giustizia, collocandosi direttamente ai vertici del CSM per ingaggiare una dura battaglia con le correnti della magistratura e scompaginarne la forza. Sia chiaro aleggerà subito l’ingiusto sospetto che un assalto al palazzo delle toghe potrebbe rendere alcune procure ancora più agguerrite e aggressive verso i nuovi leader della nazione. Ma – a questo punto – venuta mano la capacità di manovra dei vecchi referenti politici – il duello potrebbe essere risolto a sportellate tra vecchie correnti e nuovi partiti.

E poi non bisogna trascurare la novità della scesa in campo di Piercamillo Davigo, leader di un ( al momento) esiguo gruppo di magistrati che, tuttavia, ha riportato un nugolo di consensi nelle elezioni per l’associazione delle toghe e che a luglio – con ogni probabilità e non da solo – dovrebbe sedere al CSM. Il M5S, come si sa, l’ha tanto lungamente, quanto vanamente, corteggiato, senza alcun cedimento da parte sua. Si ritroveranno dentro il CSM e allora sarà da vedere come andrà a finire, soprattutto se dovessero trovare un ‘ nemico’ comune. Una partita che si profila parecchio complicata.

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