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No, Biloslavo l’avvocato non è l’imputato

EDITORIALE
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Non so se conoscete Fausto Biloslavo: è un giornalista vero, intraprendente, molto coraggioso, che ha alle sue spalle una carriera coi fiocchi: ha viaggiato in tutto il mondo, ha visto e raccontato guerre, ribellioni, rivolte, pezzi molto importanti di storia, italiana e internazionale. Ha scovato e scritto tantissime notizie.

Magari il giornalismo italiano disponesse di molti altri personaggi spavaldi e capaci come lui. Quando parliamo di giornalismo d’inchiesta, se potessimo più spesso riferirci a tipi come Biloslavo invece che a quelli che ricopiano le veline delle Procure, beh, non sarebbe male…

Personalmente non ci siamo mai conosciuti, però di lui so che ha anche un piccolo difetto: è un po’ ideologico.

Ieri Boloslavo ha scritto un articolo sul “Giornale” che, appunto – secondo me – è fortissimamente viziato dall’ideologia. Il titolo é: «I talebani dell’accoglienza che fanno il tifo contro l’Italia». E l’occhiello precisa: «Quegli avvocati pro invasione». Caso- migranti: caro Biloslavo, l’avvocato non è l’imputato

L’articolo, naturalmente, spiega bene il senso del titolo. Biloslavo dice che c’è un gruppo di avvocati che si è dato un gran da fare per mettere l’Italia sotto accusa alla Corte Europea e per ottenere che fosse reso ammissibile il ricorso contro l’espulsione di cinque sudanesi ( ne parliamo nell’articolo di Damiano Aliprandi a pagina 12). E spiega che dietro a questi avvocati ci sono delle associazioni pro- immigrazione, e infine avanza l’ipotesi che tutti costoro siano finanziati dal miliardario Soros. Viene da chiedere: embé?

Non riesco proprio a capire di cosa sarebbero colpevoli gli avvocati. Di difendere delle persone che Biloslavo ritiene colpevoli? Oppure di lavorare in opposizione al governo italiano in un processo internazionale, cioè di essere disfattisti? Più o meno, mi pare, che sia così. E che un’altra volta ancora ci vediamo costretti a spiegare che il ruolo dell’avvocato è quello di difendere gli accusati, non di giudicarli. A giudicarli ci penseranno i tribunali, gli avvocati devono svolgere il loro ruolo, che è essenziale e insostituibile nel funzionamento di uno stato di diritto, e il loro compito è quello di dare il diritto alla difesa – alla miglior difesa possibile – a chiunque, colpevole o innocente, sia accusato di qualcosa. Ci sono delle persone che sono accusate di crimini gravissimi: omicidio, strage, stupro, sequestro di persona. Altri che sono accusati di reati modestissimi, alle volte quasi incomprensibili ( come ad esempio il reato di clandestinità) ma tutti, esattamente nello stesso modo, hanno diritto a essere difesi.

Naturalmente ciascuno ha il diritto di considerare più o meno ripugnante o più o meno dannoso qualunque tipo di reato. Non mi convince il giudizio di Biloslavo sul reato di clandestinità. Ma il problema non è questo. Il problema è il mancato riconoscimento dell’universalità del diritto alla difesa e della funzione dell’avvocato. E quella deformazione che porta ad assimilare l’avvocato all’imputato e in questo modo a disconoscere la sua funzione o addirittura a trasformarla e sconvolgerla.

Gli avvocati degli immigrati clandestini non fanno il tifo né contro né a favore dell’Italia. Fanno il tifo per i loro assistiti, e questo è il loro dovere. Se poi le loro convinzioni politiche, in alcune occasioni, li spingono a simpatizzare per i loro assistiti non solo in ragione della propria funzione, ma anche per motivi umani, o politici, questo non cambia assolutamente nulla. E se un giornalista o un polemista, o un esponente politico, vuole polemizzare contro le decisioni della Corte europea, neppure c’è niente di male ( basta pensare a quanti, non solo tra i politici e tra i giornalisti, ma anche tra i magistrati, hanno polemizzato con la Cedu per la sua sentenza pro- dottor Contrada e contro il governo italiano). Solo che io dico che in questa polemica non c’è nessuna ragione di trascinare gli avvocati. Né quelli di Contrada né quelli degli immigrati.

E anche per questa ragione che sarebbe molto importante se il prossimo parlamento – come abbiamo già scritto nei giorni scorsi – accogliesse la richiesta che è stata avanzata dal Cnf di modificare l’articolo 111 della Costituzione, sancendo in modo formale la figura e la funzione costituzionale dell’avvocato.

In tutto questo, il miliardario Soros non c’entra proprio niente. Non vedo perché non dovrebbe avere il diritto di finanziare le organizzazioni che sostengono gli immigrati. Nessuno può proibire all’Italia di fare leggi più repressive contro l’immigrazione (io spero che non le faccia, ma questa è solo una mia discutibilissima opinione) ma non capisco perché si dovrebbe proibire ai miliardari di sovvenzionare imprese umanitarie, anche quelle che magari a noi non vanno per niente a genio.

 

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