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Affettività e sessualità in cella, la svolta rimasta nel limbo

ALLA RIFORMA DELL’ORDINAMENTO PENITENZIARIO MANCA UN DECRETO CHIAVE: QUELLO SULL'AFFETTIVITA' E SESSUALITA'
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Era previsto dai decreti attuativi della riforma dell’Ordinamento penitenziario, e già le polemiche non erano mancate, soprattutto da parte di alcuni sindacati della polizia penitenziaria. È il diritto alla sessualità in carcere. Rimasto un po’ al palo in attesa – come disse il garante nazionale dei detenuti Mauro Palma al Dubbio – della legge di bilancio, dove poi sono stati effettivamente previsti dei fondi per il sistema penitenziario. A questo punto si capirà dall’eventuale approdo dello specifico decreto in Consiglio dei ministri se quei fondi saranno destinabili anche alla sessualità dei detenuti. Sì, perché per gli incontri intimi ci vogliono le cosiddette “love rooms”, ovvero le “stanze dell’amore”. Sono luoghi in cui il detenuto, uomo o donna, potrà riservarsi un po’ di intimità con il partner.

AFFETTIVITÀ E LIMITI PER CHI È AL 41 BIS

Questo decreto, già definito seppur non ancora discusso a Palazzo Chigi, è il frutto, come il resto della riforma, dei lavori degli Stati generali dell’esecuzione penale conclusi nel 2016. Nello specifico parliamo del Tavolo numero 6 coordinato dall’esponente del Partito radicale Rita Bernardini. Non parliamo, in questo caso, solo della sessualità, ma di tutto ciò che riguarda il diritto all’affettività in carcere. Speciale attenzione è stata dedicata alla relazione tra figli minori di età e genitore detenuto. Si sono presi in considerazione, sotto il profilo del diritto all’affettività, anche quei detenuti che, per la loro pericolosità penitenziaria, sono sottoposti al regime del 41 bis o si trovano in un circuito carcerario di alta sicurezza.

A questo proposito, i componenti del Tavolo, che considerano il diritto all’affettività come un diritto umano fondamentale, hanno convenuto che tale diritto – a legislazione vigente – non possa essere garantito a tutti i detenuti fino a che il legislatore non interverrà, riformandole, sulle norme dell’Ordinamento penitenziario che escludono dai benefici alcune categorie di detenuti o che prevedono per essi il regime speciale del 41 bis.

DARE PIÙ TEMPO PER LE TELEFONATE

Sulla territorializzazione della pena il Tavolo ha proposto modifiche normative compensative per i detenuti assegnati in istituti lontani dal luogo ove vivono i propri familiari. In particolare, l’assegnazione periodica della durata di un mese in un istituto della regione ove vivono i familiari e l’accesso facilitato ai colloqui audio/ video. Riguardo ai permessi, il Tavolo ha proposto modifiche normative prevedendo oltre ai permessi già concessi per eventi familiari luttuosi o di particolare gravità, la concessione di permessi anche nei casi di “particolare rilevanza” per la famiglia del detenuto; l’introduzione di una nuova fattispecie di permesso definito “permesso di affettività”. Per quanto riguarda i colloqui, il Tavolo ha proposto modifiche normative che prevedono l’eliminazione del diverso, ridotto numero di colloqui e telefonate per i detenuti imputati e condannati “per i quali si applichi il divieto di benefici”. In tema di telefonate e corrispondenza, il Tavolo ha proposto di amentare la durata delle telefonate da dieci a venti minuti a settimana anche per i detenuti imputati e condannati per reati ostativi, prevedendone anche l’utilizzo frazionato in più giorni , consentendo i collegamenti audiovisivi con tecnologia digitale. E ancora, il Tavolo ha inoltre espresso la raccomandazione di estendere l’uso della posta elettronica in partenza e in arrivo.

Infine la sessualità, come si diceva: per i colloqui intimi, il Tavolo ha proposto modifiche normative volte ad introdurre il nuovo istituto giuridico della “visita”, che si distingue dal “colloquio”, già previsto dalla normativa, poiché garantisce al detenuto incontri privi del controllo visivo e/ o auditivo da parte del personale di sorveglianza.

SESSUALITÀ NEGATA: UN TEMA OSCURATO

Come tutte le cose che vengono negate, in carcere la sessualità diventa un’ossessione. La vita in carcere infatti è particolarmente dura e, a parte i problemi legati all’endemico somente vraffollamento e alla mancanza di fondi per garantire ai carcerati una detenzione più a misura d’uomo, sono lo stato di detenzione in sé, la privazione delle libertà personali, l’insolita e del tutto innaturale promiscuità che si è costretti ad avere con gli altri, l’incertezza sul proprio futuro, l’allontanamento dai propri affetti, che possono determinare dei cambiamenti nella persona, spesso in senso negativo. Questo vale anche sotto l’aspetto delle abitudini sessuali, quando non derivano da una libera scelta. La corrispondenza amorosa dei carcerati ( spesso fra detenuti e detenute) è il caso più commovente e malinconico di questo rincaro. Ma c’è anche quello decisa- meno romantico. Se il sollievo viene dapprima cercato nell’autoerotismo e via via sempre più stimolato dalla visione di materiale pornografico, poi questo ovviamente non basta più e si desidera toccare. Ed allora si comincia con uno scherzo, un gesto affettuoso, una coccola e si finisce col diventare veri e propri amanti, oppure, quando non corrisposto, si verificano violenze sessuali. Difficilmente emerge alla cronaca tutto questo, giacche si tratta di un terreno “omertoso” tra gli stessi detenuti. A tutto questo, aggiungia- mo che non è un caso che le malattie sessualmente trasmettibili siano diffusissime tra le sbarre. Vietare la sessualità in carcere, vuol dire renderlo più infernale. Una pena nella pena.

IN EUROPA IL TABÙ È SUPERATO

L’articolo 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo stabilisce il «diritto di stabilire relazioni diverse con altre persone, comprese le relazioni sessuali» ; «il comportamento sessuale è considerato un aspetto intimo della vita privata». C’è anche il diritto di creare una famiglia, stabilito dall’articolo 12 della stessa Convenzione. Il Consiglio dei Ministri europeo ha raccomandato agli Stati membri di permettere ai detenuti di incontrare il/ la proprio/ a partner senza sorveglianza visiva durante la visita. Anche l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha raccomandato di mettere a disposizione dei detenuti dei luoghi per coltivare i propri affetti. Inoltre, si è stabilito che questi luoghi per la vita familiare debbano essere accessibili a tutte le persone incarcerate e per tutti i tipi di visite: coniuge, figli e tutte le persone con permesso di visita, senza alcuna discriminazione. In Europa diversi Paesi non negano ai detenuti il diritto alla sessualità. C’è la Svizzera, dove in alcuni Cantoni i detenuti possono incontrarsi, senza sorveglianza, con i loro partner. In Francia è in corso una sperimentazione, previste visite senza sorveglianza in una “maison central”. In Germania poi viene garantito lo spazio agli incontri intimi e ai rapporti sessuali per chi deve scontare moltissimi anni di carcere. La norma è prevista in alcuni Lander e gli spazi riservati alle coppie sono degli appartamentini. Poi c’è la Spagna dove viene garantita una visita al mese, più una seconda per tutti coloro che hanno una relazione affettiva ( moglie, fidanzate, mariti e fidanzati). Le visite vengono concesse come premio. In Svezia poi, sempre all’avanguardia, c’è il via libera a fidanzati e familiari in piccoli appartamenti all’interno degli istituti di pena. Non può mancare la Norvegia, dove è possibile avere rapporti sessuali senza sorveglianza per un’ora in stanze simili a quelle d’albergo.

 

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