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Antonio Ingroia: «Basta con i Gip copia-incolla. Da avvocato vedo cose folli!»

Intervista ad Antonio Ingroia, ex aggiunto alla Procura di Palermo ed ora avvocato, sul rapporto tra pm e ufficio del gip
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Il pm ordina ed il giudice obbedisce. Il sospetto degli avvocati è statisticamente confermato. Il nostro giornale ha reso noto il caso dell’ufficio gip/ gup ( i giudici che si occupano delle indagini preliminari e del vaglio sull’esercizio dell’azione penale da parte dei pm, ndr) del Tribunale di Milano: sono pressoché inesistenti i casi in cui, davanti alle richieste di rinvio a giudizio formulate dalla Procura, il giudice dell’udienza preliminare emetta sentenza di non luogo a provvedere. Così come sono sostanzialmente inesistenti i casi in cui i giudici non accolgano l’archiviazione dei pm. I provvedimenti sono sovrapponibili. L’udienza preliminare, da “filtro” per evitare dibattimenti inutili, si è trasformata in un mero passaggio obbligato dall’esito scontato. A tal punto che sta prendendo piede la prassi difensiva di richiedere il giudizio immediato e saltare un passaggio che in concreto si rivela inutile prima del processo. Con Antonio Ingroia, ex aggiunto alla Procura di Palermo ed ora avvocato, approfondiamo il tema.

Dottor Ingroia, lei è stato da entrambi i lati della “barricata”. Come mai i gip sono così “appiattiti” sul pm?

Più che di “appiattimento” parlerei di “pigrizia”.

In che senso?

Mi spiego, i giudici dell’indagine preliminare difficilmente studiano con attenzione le carte del pm. Si limitano ad una attività “notarile”.

Non è confortante per l’imputato…

Da avvocato vedo cose che prima faticavo ad immaginare.

Nessuno legge nulla?

I primi che leggono gli atti facendo un vaglio effettivo sono i giudici del dibattimento.

Nel frattempo, però, passano anni dal fatto e dalle indagini.

Ebbene sì. Premesso che non tutti gli imputati sono innocenti, questi ultimi sono proprio quelli devono attendere molto tempo per vedersi scagionati.

L’udienza preliminare è inutile?

Allo stato, sì. Il giudice, come ho detto, svolge una funzione notarile rispetto al pm. Ma non solo quando formula il rinvio a giudizio. Se una parte, ad esempio, presenta opposizione alla richiesta di archiviazione del pm, nella quasi totalità dei casi ( oltre il 90%) il giudice respinge l’opposizione convalidando la decisione del pm.

Ma insomma, i gip sono dei “passacarte”?

Il problema è il sistema. Il giudice se emette sentenza di non luogo a procedere deve poi redigere la motivazione scritta. Quindi deve conoscere a fondo il fascicolo processuale, vagliare la completezza e correttezza delle investigazioni svolte, nella consapevolezza che la sua sentenza potrà essere oggetto di impugnazione con ricorso in Cassazione da parte dell’accusa. Tutto è molto più semplice, per il giudice, se dispone il rinvio a giudizio. Deve compilare un modulo prestampato con un rigo che indica la data della prima udienza del dibattimento. Nessun rischio di essere smentito dalla Cassazione in quanto il decreto che dispone il processo non è oggetto di alcuna impugnativa.

E’ stato anche notato che spesso i provvedimento dei gip/ gup riportano fedelmente le medesime frasi delle relative richieste dei pm. Concorda?

Questa è la tecnica del “copia e incolla” che conferma quanto ho detto prima: se il giudice avesse una conoscenza approfondita degli atti non avrebbe bisogno di copiare le motivazione del pm.

Ci sono rimedi?

Bisognerebbe partire dalle risorse e potenziare gli organici dei magistrati.

Su questo la blocco subito. Uno dei vanti del ministro della Giustizia Andrea Orlando è proprio quello di aver ripianato le carenze di organico dei magistrati con più bandi di concorso per centinaia di posti che si sono susseguiti nel suo mandato.

Si tratta di un problema di allocazione dei magistrati. Nel caso specifico la proporzione gip/ pm è squilibrata. Ci sono troppi pm rispetto al numero dei gip/ gup.

Cosa comporta?

Il sistema si congestiona. Ogni gip/ gup ha un carico eccessivo di fascicoli sul ruolo. Questo si riscontra sui tempi di emissione di custodia cautelare che arrivano ad anni di distanza dalla richiesta del pm.

Aspetti organizzativi a parte, cosa può fare il legislatore?

Ci sono troppe fattispecie di reati. Tutto è penale. Bisognerebbe procedere con una seria depenalizzazione. Penso ad esempio in campo finanziario. E poi incentivare i riti alternativi ed il patteggiamento.

In una battuta, come valuta la giustizia penale?

Il sistema fa acqua da tutte le parti.

Non posso non farle una domanda di politica. Alle prossime elezioni sarà presente con la Lista del Popolo. Ha già sfidato il suo ex collega Pietro Grasso definendolo un “politicante”. Come mai un giudizio così duro?

Grasso ha avuto una uscita infelice. Ha detto che si proponeva per ‘ guidare il Paese’. La cosa mi ha sbalordito. E’ un conflitto d’interessi senza precedenti da parte di una persona che si candida come leader di un partito in opposizione a quello che lo ha eletto e lo ha voluto come presidente del Senato.

Doveva dimettersi dalla presidenza del Senato?

Sì.

Che prospettive ha Leu?

E’ un partito dal 6% che dopo le elezioni punta a fare un accordo con il Pd senza più Matteo Renzi. Un abile mossa di equilibrismo politico.

 

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