Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Cirinnà: «Per far passare le Unioni civili abbiamo lottato contro i cavalieri medievali»

La senatrice del Pd racconta nel libro "L'Italia che non c'era" il tortuoso cammino della legge che porta il suo nome
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«Compresi subito che il mio testo doveva affermare questi tre concetti: uguaglianza – cioè pari dignità – libertà e laicità». Il testo in questione sarebbe divenuto la famosa e discussa legge 76/ 2016 – approvata l’ 11 maggio 2016 con 372 sì, 51 no e 99 astenuti – che introduce, dopo un percorso durato due anni e mezzo, anche in Italia le unioni civili per le persone dello stesso sesso e la regolamentazione delle coppie di fatto. A parlare è la senatrice Pd Monica Cirinnà, prima firmataria nonché relatrice della legge, che nel volume L’Italia che non c’era (Fandango Libri) racconta dettagli e retroscena di questo cammino legislativo quanto mai tortuoso e condiviso.

Onorevole Cirinnà, cosa l’ha spinta a scrivere “L’Italia che non c’era”?

L’approvazione della legge sulle unioni civili è stato un viaggio durato quasi tre anni. Un viaggio emozionante nella vita di migliaia di famiglie e cittadini. La valanga di lettere e mail che ho ricevuto e che mi hanno accompagnato nel corso della discussione del testo sono state il vero motore per la mia determinazione a raggiungere il risultato. Il nostro Paese ha vissuto un importantissimo passo in avanti, culturale e sociale, e ho pensato che fosse giusto raccontare, senza omissioni, come ci si è arrivati.

Ha notato anche fra i partiti della sinistra italiana un certo immobilismo nei confronti dei diritti delle persone Lgbt?

Non direi. La legge c’è perchè il Pd l’ha voluta fortemente al punto che il governo Renzi l’ha approvata con il voto di fiducia e credo che nel nostro programma elettorale dovrà essere inserito l’obiettivo del matrimonio egualitario. SI, l’altra forza di sinistra presente in Parlamento, ha sempre sostenuto il testo e ha lavorato attivamente in Commissione. Per quanto riguarda Mdp non mi sembrano paladini dei diritti Lgbt. Ricordo solo il grande aiuto delle colleghe Lo Moro e Guerra.

Chi, fra i suoi colleghi parlamentari, ha ostacolato maggiormente il percorso della legge sulle unioni civili?

Li ho ampiamente raccontati e descritti nelle pagine del libro denominandoli ‘ cavalieri medievali’. I più attivi sono stati sicuramente Giovanardi, Gasparri e Malan con argomenti e parole spesso davvero offensive. Le hanno tentate tutte ed hanno perso su tutti fronti: su quello culturale, politico e sociale. Hanno minacciato un referendum abrogativo, convinti di avere alle spalle tutta l’Italia. Non sono riusciti neanche a raccogliere le firme per celebrarlo, quel referendum. Poi nel Pd ci fu l’opposizione del gruppo Cattodem, una piccola minoranza.

Quale parti della società civile, di contro, le hanno dispensato fiducia, appoggio e legittimazione in questi anni difficili?

Nel governo ho potuto sempre contare sull’appoggio di Renzi, che allora era presidente del Consiglio, di Maria Elena Boschi e del ministro Andrea Orlando, con i quali ci siamo coordinati in ogni fase di discussione della legge. Ma la vera energia mi è venuta dal Paese, dalle associazioni, dal Movimento Lgbt, dai tanti cittadini, anche eterosessuali, che mi hanno fatto capire quanto fosse importante per il nostro Paese fare finalmente questo passo sul fronte dei diritti.

Quale fu l’attività della Chiesa al riguardo? Si può parlare, anche all’interno di essa, di una divisione tra conservatori e riformisti?

Sì. Anche nella Chiesa c’è stato chi ha assunto posizioni conservatrici e oscurantiste e chi ha avuto, scusate il paradosso, una visione ‘ laica’. Ho fortemente apprezzato e ammirato la forza delle parole di Papa Francesco, quel ‘ chi sono io per giudicare’, che corrispondono sicuramente a una Chiesa inclusiva e accogliente.

Quali insidie si nascondevano dietro i tentativi di parte dell’opposizione di circoscrivere la legge sulle unioni civili a un semplice accordo tra privati? E chi introdusse nel dibattito politico la teoria gender e a che scopo?

I tentativi di svilire la portata normativa della legge sono stati molti. In commissione e in aula ne abbiamo sentite davvero di tutti i colori. Tutte posizioni che ho riportato fedelmente nel libro. E tra queste opere di disinformazione c’è stata anche la creazione della fantasiosa teoria gender. Dicevano che sarebbe sopraggiunta la distruzione delle famiglie e, invece, non solo non sono piovute rane, ma abbiamo tante persone che possono finalmente amarsi senza essere discriminate.

Quale fu il ruolo di certa stampa – e non solo – nella diffusione di fake news riguardanti la legge sulle unioni civili?

Sul web e sui social è girato veramente di tutto. Offese, fake news, disinformazione. E anche la carta stampata non è stata esente da queste storture. Ma la forza della verità alla fine ha vinto, anche se è stata una battaglia dura, quotidiana. Una battaglia sulla comunicazione che racconto dettagliatamente nelle pagine del libro, svelando anche l’importante ruolo svolto dal Cirincerchio, un gruppo di ‘ alfieri’ che mi è stato a fianco ogni giorno, combattendo la disinformazione sulla Rete.

Vi sono stati problemi e ritardi nella piena applicazione della legge sulle unioni civili. Secondo lei, per quale motivo? Vi sarà un miglioramento anche dal punto di vista applicativo?

L’applicazione della legge è stata piena e non ha alcuna problematicità. Il ministro Alfano ha fatto il minimo e senza fretta. Molto meglio il ministro Orlando che con i decreti attuativi ha sciolto tutti i nodi normativi che erano rimasti in sospeso. Ora credo che bisogna guardare avanti sul fronte dei diritti a partire dalla tutela dei bambini delle coppie same- sex e una riforma della legge sulle adozioni. Il passo successivo sarà il matrimonio egualitario.

Fra le altre iniziative legislative in cantiere, pensa che le leggi sul biotestamento e sullo Ius soli potranno vedere la luce prima della fine della presente legislatura?

Sono due leggi che reputo fondamentali per completare il cammino dei diritti intrapreso con questa legislatura. È un’occasione che non va sprecata.

L’Associazione 21 Luglio ha denunciato come, tra le baraccopoli romane, vi siano tantissimi “matrimoni precoci”: il tasso di unioni precoci è pari al 77%, un dato che supera il record mondiale del Niger ( 76%). A suo avviso, quali soluzioni andrebbero adottate al riguardo?

Non conosco nel dettaglio questi dati, ma il fenomeno delle ‘ spose- bambine’ va combattuto perchè quasi sempre è anche associato a violenze, sopraffazione e sottomissione. La battaglia di emancipazione delle donne e dell’affermazione della loro autodeterminazione non si può fermare nè fuori dalla nostra porta di casa, nè fuori dei nostri confini nazionali.

Sempre a Roma, la Casa Internazionale delle Donne, punto di riferimento del femminismo internazionale, è oggi a rischio sfratto da parte del Comune. Secondo lei, la politica dovrebbe adoperarsi per mantenere aperto un luogo così importante dal punto di vista storico- culturale?

Trovo incredibile quanto messo in atto da Virginia Raggi, primo sindaco donna di Roma. Cosa fa? Sfratta la Casa Internazionale delle Donne, così faticosamente realizzata dalle precedenti giunte di centrosinistra. Io ero consigliera comunale in quegli anni e ricordo bene quanto lavorammo per dare finalmente alle donne un luogo di incontro e accoglienza, oltre che di crescita culturale e sociale. La Raggi dovrebbe iniziare a occuparsi dei problemi di una città abbandonata a se stessa, invece di distruggere quello che c’è.

 

Ultime News

Articoli Correlati