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«Sono stato in Libia 15 mesi e mi hanno torturato ogni giorno»

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«Sono entrato in Libia 15 mesi fa e in questo tempo non ho mai avuto un giorno di libertà. Per tutta la mia permanenza sono stato venduto e comprato e trasferito, di prigione in prigione, fino all’ultimo campo di raccolta prima della partenza per l’Italia. I primi sei mesi li ho passati a Sabha, in una prigione terribile. Mi hanno torturato ogni giorno, soprattutto mi picchiavano e mi frustavano». Questa è la testimonianza di un ragazzo di 18 anni che viene dalla Nigeria, ed è arrivato in Italia dopo un periodo di detenzione nei campi in Libia. Parliamo di una delle quasi tremila tragiche testimonianze raccolte dai medici, dagli psicologi e dagli operatori negli ultimi tre anni consegnate al ministro degli Interni Marco Minniti. Una lettera che riassume, attraverso alcune emblematiche testimonianze, le gravissime violazioni dei diritti umani che i migranti subiscono in Libia. A consegnare la missiva sono stati i medici per i diritti umani ( Medu), una organizzazione umanitaria e di solidarietà internazionale, senza fini di lucro, indipendente da affiliazioni politiche, sindacali, religiose ed etniche. Dal 2004, Medu, opera a tutela del diritto alla salute delle popolazioni più vulnerabili in Italia e nel mondo. In particolare, nelle città di Roma, Firenze e nelle provincie di Ragusa e Catania, Medu opera attraverso team e cliniche mobili che prestano assistenza medica e psicologica ai migranti forzati, riscontando negli ultimi 3 anni un dato particolarmente allarmante: oltre l’ 85 per cento dei pazienti visitati ha subito torture e trattamenti crudeli, inumani e degrandanti nei Paesi di origine e di transito, in particolare la Libia. Medu ha così potuto raccogliere oltre 2600 testimoniane dirette che hanno usufruito di prima assistenza medica o di un percorso di riabilitazione clinica e psico- sociale per i gravi e spesso invalidanti esiti fisici e psichici prodotti da tale violenze. Le testimonianze raccolte negli ultimi mesi dai team Medu presenti presso l’hotspot di Pozzallo, i Cas di Ragusa e il Cara di Mineo, continuano ad evidenziare gravissime violazioni dei diritti umani, al pari di quelle raccolte nei mesi e negli anni precedenti. Secondo i medici per i diritti umani, la situazione sembra anzi essersi ulteriormente aggrava in seguito agli scontri a Sabratha e all’impossibilità di uscire dalla Libia, che ha determinato un aumento delle persone detenute. Le ultime drammatiche testimonianze sodirette no state raccolte il 23 novembre scorso a Pozzallo, in occasione del drammatico sbarco di 294 persone, tutte in stato di profonda astenia e denutrizione. Tra queste, oltre 100 minori non accompagnati, di cui una bambina di 9 mesi, portata via in elisoccorso. Nella lettera, alla luce di quanto esposto, i membri del Medu chiedono un incontro con Minniti per poter illustrare nel dettaglio le evidenze raccolte dal team di medici e psicologici. “La nostra costante preoccupazione resta quella di comprendere quali iniziative il Governo italiano, l’Unione europea e la Comunità internazionale intendano porre in atto con urgenza per fermare le gravissime violazioni dei diritti umani descritte e per porre fine ad uno dei capitoli più bui e atroci della storia recente”, conclude la lettera. Ricordiamo che recentemente, il comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ( Cat), durante la sessantaduesima sessione del Comitato stesso organizzato a Ginevra, ha attaccato duramente l’Italia per gli accordi fatti con quei Paesi dove si pratica la tortura, in particolare la Libia. «Il patto con Tripoli è disumano e la sofferenza dei migranti detenuti nei campi in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità, ovvero si tollerano le torture pur di gestire il fenomeno migratorio ed evitare gli sbarchi», aveva tuonato l’alto commissario Onu per i diritti umani Zeid Raad Al Hussein durante la riunione del comitato delle Nazioni Unite. Il Comitato, infatti, definisce esplicitamente le milizie libiche come gruppi irregolari finanziati per detenere migranti, i quali subiscono violenze e torture, e afferma che gli accordi in questione hanno istituzionalizzato una politica di sequestri e riscatti.

 

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