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Ostia, spari e sprangate contro le case degli Spada: ora la faida è un caso

Un agente della Polizia all'esterno della porta di casa di un componente della famiglia Spada contro la quale sono stati esplosi cinque colpi di pistola, Ostia, 26 Novembre 2017. Poco dopo è stata presa a calci e pugni anche la porta di casa del fratello. ANSA/ SARA CERVELLI
Dopo la gambizzazione del pizzaiolo nipote di Carmine Fasciani, sabato sera cinque colpi di pistola contro l’abitazione di Silvano Spada, poco dopo l’“attacco” all’abitazione di suo fratello Giuliano. Minniti: “Saremo duri”
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Ostia e un’emergenza nazionale. “Lì ci giochiamo un pezzo della sovranità del nostro Paese – dice il ministro dell’Interno Marco Minniti –. Quello che sta avvenendo non è tollerabile in una democrazia”. Parole decise come gli interventi promessi (“Saremo duri e intransigenti”) dopo che le pistole hanno sparato per la seconda volta in tre giorni, stavolta contro la porta di casa di un esponente del clan Spada.

Dopo la duplice gambizzazione in pizzeria di giovedì, l’ipotesi di una ritorsione e di un conflitto con la famiglia Fasciani, un tempo alleata e anzi dominante sul clan dei sinti italiani. Il timore è che prima o poi si inizi a sparare per uccidere. Ieri sera qualcuno è andato sul pianerottolo di Silvano Spada in via Forni – la stessa della palestra dove Roberto Spada ha aggredito la troupe Rai – e ha sparato cinque volte sulla porta blindata. Nessuno è rimasto ferito, Spada non era in casa. Poco dopo colpi di spranga, calci e pugni sulla porta di casa di Giuliano Spada, fratello di Silvano, entrambi cugini di Roberto, finito in carcere di massima sicurezza in Friuli per la violenza con metodo mafioso su Daniele Piervincenzi ed Edoardo Anselmi. Una doppia intimidazione nel feudo del clan, una sfida che potrebbe essere una risposta al ferimento di due sere prima del proprietario della pizzeria e del pizzaiolo, un quarantenne nipote del boss Carmine Fasciani, ma imparentato anche con gli Spada. Un intreccio tra famiglie criminali che potrebbero fronteggiarsi per il controllo di usura, droga e altri traffici illeciti. Secondo chi indaga è possibile una destabilizzazione del quadro dopo l’arresto di Roberto Spada, considerato dai pm antimafia della Procura di Roma il reggente del clan a causa della condanna a 10 anni del fratello Carmine, detto Romoletto. Silvano Spada era invece finito nelle cronache pochi giorni prima del secondo turno delle elezioni a Ostia, a metà novembre, per una foto di giugno in cui compariva con la leader di Fdi-An Giorgia Meloni e la sua candidata Monica Picca. Meloni aveva smentito qualsiasi legame con lui e ipotizzato una trappola. Su facebook Silvano si definisce “Faccia d’angelo”: abbigliamento da rapper, ha postato l’11 novembre “Roberto Spada libero subito”, oltre a foto con la maglia della Roma e delle figlie. Segue esponenti di CasaPound, a cui Roberto diede appoggio sul social.

“Il tema della liberazione di Ostia dalla mafia sarà irrinunciabile”, promette il ministro Minniti, “non possiamo consentire che il litorale della Capitale del nostro Paese possa essere condizionato”. La sindaca Virginia Raggi condivide e twitta: “Fuori la mafia da Roma. Istituzioni unite sono risposta a malavita. Siamo con cittadini, non ci facciamo intimidire da minoranza mafiosa”. A parlare esplicitamente di “guerra tra i clan Fasciani e Spada” è l’ex presidente del Municipio Decimo (quando si chiamava Circoscrizione) Angelo Bonelli, dei Verdi, che chiede di “inviare ad Ostia reparti speciali anticrimine dei carabinieri, della guardia di finanza e della polizia”.

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