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Al Virgilio di Roma il reality show dell’Italia bigotta

Occupazioni a base di droga e sesso, una preside che chiama in causa addirittura la «Mafia» e una crociata furibonda contro i "figli della Roma bene". Come i media tromboni hanno creato uno scandalo che non c'è
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Quel che sta accadendo al liceo Virgilio di Roma è davvero inquietante: un format mediatico imprigiona la realtà, la distorce e la piega ad arte per creare un caso giornalistico su uno scandalo che non c’è. Operazioni come questa sembrano davvero costruite a tavolino tanto gli elementi della trama sono tagliati con l’accetta.

Eccoli: gli odiosi rampolli della “Roma bene” occupano la propria scuola trasformandola in una terra di nessuno dove regnano lo spaccio di droga, il vandalismo e il sesso libero. Un filmato hard inizia a circolare in rete: due ragazzi stanno facendo l’amore in un’aula, chissà quanti altri come loro fanno lo stesso lontani dall’occhio della videocamera. Nelle feste notturne i testimoni parlano di gigantesche nuvole di mariujana, forse ci sono anche droghe pesanti, la musica è assordante. Una Babilonia radical chic, praticamente.

La preside Carla Alfano esasperata dalle angherie di questi viziatissimi “figli di” decide di uscire allo scoperto, chiama i giornali per denunciare urbi et orbi il tutto. Così, nel giorno della morte di Toto Riina, in una surreale intervista concessa a Massimo Gramellini per il Corriere Tv inveisce contro «clima mafioso» che si respira nel liceo, attacca l’omertà che regna tra gli studenti, la complicità dei genitori che minimizzano e assolvono, la debolezza dei professori che addirittura sarebbero intimiditi da ragazzi di 16 anni descritti come sgherri dei cartelli messicani.

Poi petardi che diventano «bombe carta», padri e madri «che invitano i figli a drogarsi», in un crescendo ansiogeno e grottesco di allarmismi dove a un certo punto Gramellini chiede alla preside se nei corridoi della scuola non circolino «pastiglie» ; intendeva pasticche (di anfetamina), ma il lessico è la trappola su cui cadono tutti i tromboni. «Non c’è solo la mafia dei Riina e dei clan di Ostia, ma anche quella del Virgilio», conclude la Alfano senza che il celebre opinionista le faccia notare l’assurdità delle sue parole.

L’operazione mediatica però è del tutto riuscita. I giornali nazionali si gettano a capofitto sull’osso da rosicchiare, il più accorato è il Messaggero di Roma che sfodera articoli che paiono usciti da Cronaca vera. con dettagli pruriginosi dei festini hard e filippiche moralistiche contro i giovani pieni di soldi e senza valori; la Repubblica scrive un lungo articolo su «droga e occupazioni» che ti fa rivenire in mente le parole di Contessa del buon Pietrangeli e ti sembra di stare alla vigilia del ‘ 68.

Altri opinionisti parlano di «disastro educativo», di «baby gang», di «gioventù fuori controllo». I professori e i rappresentanti degli studenti non ci stanno e respingono al mittente la caricatura mediatica che viene fatta del Virgilio dai grandi organi di informazione: nessuna intimidazione, nessun legge del silenzio, nessun mercato della droga. Il clima piscotico contagia però anche chi sta dalla parte degli studenti, alcuni genitori parlano di un complotto di Caltagirone ( il costruttore proprietario del Messaggero) che vorrebbe accaparrarsi i locali del Virgilio per realizzare una fantomatica speculazione immobiliare.

Si viene poi a scoprire che le forze dell’ordine, chiamate dalla stessa Alfano, sorvegliano da mesi gli studenti con cimici e telecamere nascoste. Ieri i quotidiani nazionali le hanno pubblicate in bella vista, fotogrammi da brigata anti- criminalità che ritraggono minorenni che si passano qualche canna in cortile con fare un po’ losco, sezionati e attenzionati neanche fossero i picciotti di Riina e Provenzano.

Alla fine la polizia non ha potuto che riportare la dottoressa Alfano alla realtà. In una nota la Questura di Roma smentisce del tutto che il liceo sia teatro di spaccio di droga: «Non sono emersi elementi che facciano pensare a traffici di droga né, tantomeno, atteggiamenti violenti ed intimidatori da parte degli studenti», si legge nel testo. Che a pronunciare le parole più sensate di tutta questa assurda vicenda sia un questore di polizia ci fa capire che no, non siamo alla viglia di un nuovo ‘ 68.

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