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Tavecchio rimane solo: dimissioni a un passo

Dopo l'eliminazione dai mondiali russi e l'esonero del ct Ventura, è il turno del numero uno della Federcalcio?
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Lui giura che non dorme da quattro giorni e, tra le lacrime, prova a scaricare tutte le responsabilità su Ventura: “Colpa sua, ha sbagliato formazione”, ha infatti detto alle Iene. Fatto sta che la permanenza in Fgci di Carlo Tavecchio è appesa a un filo. Anzi, chi gli sta vicino è sempre più sicuro che arriverà dimissionario al consiglio federale.

Del resto lo choc dell’eliminazione azzurra dal mondiale è tale che difficilmente Tavecchio potrà sperare di portare a casa la pelle. Gli addetti ai lavori sono infatti sicuri che, dopo la sfiducia dei rappresentanti dei calciatori, anche la Lega Pro sarebbe pronta a sfilarsi e se così fosse il commissariamento da parte del Coni sarebbe cosa certa.

E lo stesso Tavecchio, provato dopo le due gare con la Svezia, sarebbe sull’orlo della resa. Di certo non sono stati tre anni facili quelli dell’ex n.1 dei Dilettanti passato alla guida del calcio che conta. Memorabile la gaffe sugli “ebreacci” e sugli omosessuali: “Non ho nulla contro i gay ma teneteli lontani da me, io sono normale”; seguite da quella del suo braccio destro: “Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche”, disse riferito alle richieste delle calciatrici.

Ma non c’è dubbio che Tavecchio è stato anche l’uomo delle riforme. Quello che ha cambiato il calcio italiano dando il via libera alla Var, la moviola in campo, e quello del contratto rivoluzionario all’ex Ct Conte che per la prima volta fu pagato anche dagli sponsor. E anche i risultati non furono affatto male. Gli azzurri di Conte eliminarono la Spagna e nella corsa all’europeo furono fermati ai rigori solo dalla “grande Germania” che vinse quel torneo.

Poi sono arrivate le riforme sui vivai, sul fair play finanziario fino alla riduzione della serie A a 18 squadre, lanciata e però subito incagliata nelle secche della Lega. Insomma, tutto sembrava andare per il meglio. Fino a che non è arrivato quel terribile 13 novembre 2017, il giorno in cui l’Italia perse i mondiali di calcio.

 

 

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