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Indagato Domenico Lucano, simbolo dell’accoglienza ai migranti

I pm accusano il sindaco di Riace di abuso di ufficio concussione e truffa aggravata. La replica: «Sono sconcertato, facciano tutti i controlli che vogliono»
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Concussione, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e abuso d’ufficio: sono queste le pesantissime accuse mosse dalla Procura di Locri a Domenico Lucano, sindaco di Riace, simbolo dell’accoglienza e ormai da tempo nell’occhio del ciclone. Gli inquirenti hanno messo sotto la lente d’ingrandimento i soldi e i servizi che girano attorno l’accoglienza, ipotizzando, da parte del sindaco, comportamenti poco trasparenti.

Un dubbio che era emerso dopo la visita di alcuni funzionari della Prefettura di Reggio Calabria che avevano scandagliato il sistema ormai famoso in tutto il mondo come modello positivo. Da quella visita ne era venuta fuori una relazione che spezzava le gambe al sistema Riace, tanto da metterlo in discussione.

Ma non per Lucano, che chiedendo nuove e più approfondite ispezioni – delle quali però gli esiti non furono resi noti – rispose punto su punto a tutte le accuse. Tutto sembrava essere rientrato mercoledì, quando il Viminale ha ospitato Lucano confermando il sostegno economico al progetto. La Procura, però, ha prorogato le indagini, spedendo 24 ore dopo la Guardia di Finanza negli uffici comunali, per una perquisizione alla ricerca di tutta la documentazione relativa ai progetti d’accoglienza, in particolare la rendicontazione e le fatture giustificative delle spese sostenute dal 2014.

Sotto la lente d’ingrandimento, oltre al Comune, anche le associazioni ‘ Città Futura’ – il cui presidente, Antonio Fernando Capone, è indagato in concorso con Lucano – ‘ Los Migrantes’, ‘ Oltre Lampedusa’, ‘ Centro italiano Protezione civi- le’, ‘ Cooperativa Girasole’ e ‘ Welcome’. «Sono sconcertato e senza parole, ma per certi versi mi viene quasi da ridere perché non ho nessun bene nascosto.  Non possiedo niente e non ho conti segreti. Per me possono fare tutti i controlli che vogliono. Anzi, li invito io a farli il più scrupolosi possibile. Il fatto è che vedo una sorta di insistenza», ha commentato Lucano. «Negli ultimi due anni ci hanno costretto ad un calvario. Le relazioni della Prefettura solo parzialmente sono state trasmesse al ministero. Ne mancano due all’appello: perché?

Lo stesso funzionario che ha letto le mie contro-deduzioni si è detto compiaciuto delle mie risposte e della gestione dell’accoglienza. Ma a qualcuno tutto ciò non va bene». La Prefettura, nella sua relazione, non nega la «ricorrenza di elementi positivi» ma insiste su «situazioni fortemente critiche». A partire dalle convenzioni con gli enti gestori, a chiamata diretta, passando per l’assunzione sempre fiduciaria degli operatori, parentele tra questi e amministratori comunali ( in un comune di 2300 anime) e scarsa chiarezza nelle fatturazioni.

Ma Lucano aveva prontamente replicato, parlando di «una visita eseguita in maniera approssimativa e parziale, senza nessuna verifica alle strutture di accoglienza, senza sentire i soggetti beneficiari dei progetti, nessuna audizione con gli operatori, nessun colloquio con la popolazione, nessun contatto con i commercianti ha spiegato -. Il controllo è stato solo sulla documentazione, con toni immotivatamente punitivi e ostili, arrivando a descrivere il nostro progetto come “ammantato da un idilliaco alone”». L’ennesimo colpo alla «utopia della normalità» di Riace.

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