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Non risponde agli ordini perché sordomuto, la polizia lo abbatte

Il 35enne Magdiel Sanchez abbattuto nel salone di casa a Oklahoma city. Era accusato di da un incidente stradale, ma non c'entrava nulla. I testimoni: «È stata un'esecuzione»
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Il racconto dei vicini di casa è di quelli che fanno gelare il sangue: «Tutto è durato pochissimo, al massimo un paio di minuti, sono entrati nel suo appartamento, ci sono state delle urla e poi lo hanno ucciso come un verme. Non è stata una perquisizione, è stata un’esecuzione».

Una morte crudele e incomprensibile quella del 35enne Magdiel Sanchez, abbattuto nel salotto di casa da una squadra di polizia di Oklahoma city.

Gli hanno sparato addosso perché non rispondeva agli ordini che gli stavano intimando, ma lui non poteva farlo perché era sordomuto; come racconta il New York Times i suoi famigliari e gli stessi vicini di casa hanno provato a dirlo a quegli agenti invasati, ma non c’è stato modo. Prima lo hanno colpito con una scarica di taser, poi il colpo di pistola, fatale, sparato a una decina di metri di distanza dal sergente Christopher Barnes. Quando è arrivata l’ambulanza con i soccorsi Sanchez è stato dichiarato morto sul posto.

Cosa ha spinto i poliziotti a sparare? Mentre gli agenti gli urlavano di mettersi a terra con le mani sopra la testa, Sanchez aveva in mano una piccola asta di metallo rivestita di cuoio, non era un arma ma una specie di feticcio che si portava sempre dietro. «Non si separava mai da quell’asticella, neanche sotto la pioggia, lo usava per allontanare i cani randagi e per comunicare con le persone del quartiere, probabilmente anche con gli agenti che lo hanno abbattuto», scrive ancora il Nyt riportando la testimonianza di Julio Rayos, dirimpettaio di Sanchez.

La catena di eventi che ha portato alla morte del povero Sanchez è decisamente assurda: la polizia era alla ricerca di un uomo che aveva abbandonato il luogo di un incidente stradale; un testimone ha riferito il numero di targa alla polizia che in poco tempo è risalita all’indirizzo. Solo che alla guida del camion fuggito non c’era Magdiel Sanchez ma il padre, peraltro non ancora rientrato in casa. Nella feroce concitazione del blitz non c’è stata la possibilità di spiegarlo ai poliziotti.

«Non sappiamo ancora perché Barnes abbia esploso quel colpo, stiamo indagando», ha detto in conferenza stampa Bo Matthews, capo della polizia di Oklahoma city, specificando che gli agenti non conoscevano il linguaggio dei segni. Per il momento il sergente Barnes è finito sostto inchiesta ed è stato sospeso dal servizio in congedo amministrativo retribuito.

«Magdiel Sanchez non ha commesso alcun crimine ma è stato barbaramente giustiziato. Il solo fatto di non rispondere a delle istruzioni non può giustificare un omicidio, perché l’ordine di un agente non può contare più della vita di un individuo. Come società civile dobbiamo pretendere che i nostri ufficiali siano selezionati e addestrati per proteggerci e non per farci correre dei pericoli», tuona Allie Shinn, responsabile dell’Associazione di difesa delle libertà civili ( Aclu) che punta il dito sulla cultura della violenza e sull’impreparazione delle forze dell’ordine Usa, protagoniste di un’escalation di uccisioni ingiustificate avvenute nel corso di banali controlli.

Magdiel Sanchez è la 712esima persona uccisa dalla polizia d’oltreoceano dall’inizio del 2017 secondo il database Post’s Fatal Force, reso pubblico ogni anno dal Washington Post, una media di tre persone al giorno. Nel 2016 erano un terzo di meno.

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