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Travaglio assolve Woodcock, ma i pm lo smentiscono

Il Fatto Quotidiano dava per certa la decisione degli inquirenti di piazzale Clodio, ma nel giro di poche ore è arrivata la replica
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Nessuna determinazione è stata ancora assunta. La Procura di Roma mette a tacere le voci che si rincorrono da giorni, in merito al procedimento penale a carico del pm Henry John Woodcock, indagato per concorso in falso e rivelazione di segreto d’ufficio. Alcuni giornali, infatti, hanno anticipato che la richiesta di archiviazione sarebbe già stata scritta dagli inquirenti romani e che ora sarebbe in attesa di venire inoltrata al gip. lnvece, da Piazzale Coldo arriva la netta smentita, raccolta dall’Ansa. L’indagine, iniziata qualche mese fa, vede iscritti nel registro delle notizie di reato il pm napoletano Woodcock e la giornalista di Chi l’- ha visto? Federica Sciarelli. Per quanto riguarda l’ipotesi di rivelazione di segreto d’ufficio, Woodcock e Sciarelli sarebbero accusati essere stati le fonti di diversi articoli apparsi su Il Fatto Quotidiano. Il primo risale al 21 dicembre 2016, a firma Marco Lillo, e rivela l’esistenza dell’inchiesta Consip. Seguiono altri due articoli, in cui si rivela l’indagine a carico del comandante generale del carabinieri, Tullio Del Sette, per rivelazione di segreto in un filone di Consip e l’iscrizione per lo stesso reato anche del ministro dello Sport, Luca Lotti. Woodcock, sentito in procura immediatamente dopo l’apertura del fascicolo, ha sempre negato di essere l’informatore del Fatto Quotidiano e una netta smentita è arrivata anche da parte del giornalista Marco Lillo.

Per quanto riguarda l’ipotesi di falso in concorso con il comandante dell’Arma, Gianpaolo Scafarto, il pm partenopeo è accusato di aver in qualche modo indirizzato il militare a redigere un’informativa in merito alla presenza dei Servizi segreti in alcune fasi delle indagini su Consip, in particolare nella fase in cui i carabinieri recuperavano la spazzatura nella sede della società Romeo Gestioni ( nell’immondizia è stato rinvenuto il famigerato” pizzino con scritto “30 T”, che secondo gli inquirenti si riferirebbe a Tiziano Renzi). Woodcock ha ammesso di aver consigliato a Scafarto di inserire nell’informativa di polizia giudiziaria un capitolo ad hoc sull’attività dei Servizi segreti ( anche se gli accertamenti svolti avevano escluso la loro presenza) ma che si trattava di normale prassi investigativa e non di un tentativo di inserire nel fascicolo d’indagine elementi non veritieri.

Intanto, spuntano nuovi retroscena in merito alla “ge- stazione” all’interno della procura di Napoli dell’inchiesta Consip. Il Mattino, infatti, rivela che si sarebbe consumata una faida tra lo stesso Woodcock e il procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, fatta di note e istanze, per l’assegnazione. A chiarirlo davanti al Csm sarebbe stato il procuratore generale Luigi Riello, il quale ha raccontato che D’Avino avrebbe ceduto alla richiesta di assegnazione fatta dalla pm Carrano perchè «tratto in errore». Le regole interne della procura di Napoli, infatti, prevedono che i reati contro la pa vengano stralciati e assegnati alla seconda sezione e questo sarebbe dovuto avvenire anche con le indagini sul racket all’ospedale Cardarelli. Lo stralcio, però, non avviene e D’Avino riceve una richiesta di coassegnazione da parte del pool di Woodcock, che la giustifica con l’esigenza di sviluppare l’indagine sulla collaborazione di tre componenti del clan camorristico Lo Russo.

D’Avino, secondo la ricostruzione, avrebbe accolto la richiesta non accorgendosi che si riferiva all’inchiesta Consip, che dunque sarebbe stata fuori dalle competenze di Woodcock. «Nella richiesta non si faceva riferimento alla precedente decisione dello stralcio e soprattutto non si faceva riferimento all’intersecazione tra vicende di camorra e quelle di pubblica amministrazione. Per questo ho dato parere favorevole: credevo si trattasse solo di rinforzare le indagini di camorra», si sarebbe giustificato D’Avino.

 

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