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Jaco Pastorius, il «fottuto genio»

Trent'anni fa scompariva il più grande bassista della storia, ascesa e declino di un poeta maledetto che rivoluzionò il destino del jazz
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«Quel ragazzo era un fottuto genio!» A parlare così sotto il patio di una villetta di Fort Lauderdale è uno che se ne intende, Joe Zawinul. Joe è stato uno degli uomini chiave per una delle più grandi rivoluzioni del secolo: la svolta elettrica di Miles Davis che amava definirsi l’uomo che cambiò per quattro volte la musica. A metà degli anni 60, Zawinul suonava con Cannonball Adderley che aveva collaborato con Miles un paio di “rivoluzioni” prima, scrisse un brano Mercy mercy mercy che strizzava l’occhio a una tipo di ritmica estranea alla tradizione jazzistica dell’epoca.

Quando Miles si stufò di quella che lui chiamava «musica da negri» e che ( se si eccettua un concerto a Montreux nel ‘ 91 in cui ripropose gli storici arrangiamenti di Gil Evans acome solista di un’orchestra diretta da Quincy Jones) non avrebbe mai più suonato, liquidò in fretta e furia il quintetto considerato da tanta critica come il miglior gruppo Jazz di tutti i tempi ( per inciso chi scrive preferisce il sestetto con Coltrane e Bill Evans della rivoluzione precedente), si gettò a capofitto nella ricerca di un nuovo suono. Uno degli uomini chiave fu proprio Joe Zawinul. Miles goi concesse quasi pieni poteri tanto da essere l’autore del brano che dà il titolo al disco: In a silent way, che grazie al suo apporto e a quello del geniale produttore Teo Macero è uno degli album più rivoluzionari di sempre.

Il “fottuto genio” che giace in una bara, è Jaco ( si pronuncia: Giaco e non Iaco) Anthony Francis Pastorius, poeta del basso elettrico morto all’età di 36 anni. Nasce da un cantante alcolizzato sempre in tournée e da una madre iper protettiva. Le rare volte che il padre che torna a casa l’atmosfera, per usare un eufemismo, non è delle più rilassate. A dodici anni suona la batteria, ma a causa di una frattura del polso inizia a suonare da auto didatta il basso elettrico.

L’ascesa è fulminante, le testimonianze degli amici concordano sul fatto che dopo pochi mesi, nel suo modo di suonare ci sono già tutti gli elementi che si esplicheranno nella sua poetica. A vent’anni, trova un’ingaggio col cantante soul Wayne Cochran ( una sorta di risposta bianca a James Brown). All’audizione a cui viene sottoposto gli danno delle parti che suona a meraviglia, non tralasciando alcuna nota. Il giorno dopo, l’arrangiatore porta un nuovo spartito e Jaco ammette candidamente di non essere in grado di leggere la musica.

Alla domanda come avesse fatto a suonare il giorno precedente, risponde che aveva visto la band la settimana prima e tanto gli era bastato per memorizzare tutto; una storia che ricorda un po’ la trascrizione fatta da Mozart del Miserere di Allegri, durante il suo soggiorno a Roma a quindici anni. I mesi trascorsi in questa band, sono fondamentali per la crescita del suo linguaggio ( fino alla fine dirà di sé: «I’m a rhythm ‘ n blues bass player» ) e del suo ego ( «I’m the greatest bass player in the world» ).

Un giorno Bobby Colomby il batterista dei Blood Sweat and Tears vede Tracy una bella ragazza e tentando un approccio viene a sapere che lei è sposata con il più grande bassista del mondo. Bobby, per farsi due risate, vuole conoscerlo. All’appuntamento Jaco si presenta scalzo, ma come attacca il basso, Colomby ricorda che non gli servì di più di un minuto per capire che effettivamente lui era il migliore bassista del mondo e lo mise sotto contratto.

Ma l’incontro che cambia la sua vita è proprio con Joe Zawinul. Il primo colloquio tra i due sarà emblematico di un rapporto tra allievo e maestro le cui tinte ricordano vagamente quello tra Mozart e il padre. Il giovane si presenta ai camerini di un concerto degli Weather Report ( il gruppo che Zawinul ha fondato con Wayne Shorter, altro mostro sacro) dicendo: «Mi chiamo Jaco Pastorius e sono il miglior bassista del mondo». Zawinul risponde: «Togliti dai piedi stronzo». Ma il ragazzo non demorde e riesce a consegnargli delle registrazioni che il tastierista trova interessanti.

Jaco va a New York a incidere il suo primo disco e invia a Joe una registrazione di Continuum il brano- manifesto del modo di suonare il basso fretless ( senza tasti), ma che all’epoca è talmente nuovo che molti lo scambiano per un contrabbasso. Quando gli Weather Report si trovano a cercare un bassista, Zawinul si ricorda del ragazzino. Lo chiama e gli chiede: «Ehi ragazzo, suoni anche il basso elettrico?» Su Black Market suona due pezzi ( di uno è anche l’autore). Nei seguenti Heavy Weather e Mr. Gone è coproduttore insieme a Zawinul e Shorter. La tournée successiva con Peter Erskine immortalata dal disco 8: 30 è, a mio parere e gusto, l’esempio più alto di creatività applicata all’improvvisazione di cui abbiano dato prova degli esseri umani. Ma «a luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo».

E proprio in quel periodo Jaco inizia a bere e a far uso di droghe, che gli scatenano fantasmi sopiti in qualche meandro della sua mente. Il rapporto con Zawinul, mal disposto a tollerare i sempre più frequenti colpi di testa del giovane, scricchiola. Più il vecchio si irrigidisce, più il ragazzo lo provoca, il con- nubio regge ancora per due dischi. Nel primo Jaco ancora è coproduttore e firma uno dei suoi pezzi più belli Three views of a secret, nel secondo il suo ruolo è pesantemente ridimensionato dall’uso massiccio di tastiere di Zawinul. Gli episodi in cui si fa notare per comportamenti impropri aumentano vertiginosamente. All’ Avana manda all’aria un concerto con John Mc Laughin e Tony Williams davanti decine di migliaia di persone producendo solo orribili fischi distorti dal suo basso.

Di quel periodo è la collaborazione con Joni Mitchell per Mingus e il live Shadows and light ; in contemporanea esce il suo secondo lavoro da solista World of mouth, in cui riesce ancora a dare una convincente prova di quanto suoni, scriva, ma soprattutto pensi bene la musica. Poi l’inferno: comportamenti folli sul palco e non, gli alienano ogni possibilità di commercializzare il suo talento. Per un anno vive di elemosina in un campo da basket a New York. Alcuni amici, per fargli guadagnare qualche soldo decidono di produrre un video didattico.

Lo rinchiudono in una camera d’albergo per una settimana, per ripulirlo. Il video inizia col grande bassista rhythm ‘ n blues Jerry Jemmott all’inizio gli chiede: «Sono state dette molte cose su di te, ma la cosa principale è che tutti notano che suoni con rara sincerità qualsiasi stile di musica e tutte le parti ( accompagnamento, armonia e melodia) contemporaneamente in ogni pezzo. La gente è diventata pazza cercando di riprodurre quello che fai tu. Cosa provi a riguardo?».

Pure se ripulito, il viso angelico del ragazzino prodigio ha lasciato il posto a una faccia gonfia di chi ha vissuto troppo in fretta. Lui fa una pausa, guarda in basso poi, con un occhio in cui brilla l’intelligenza di chi pensa cose fuori dal comune, risponde con un sorriso straziante e la voce roca: «Trovami una serata, amico». Ancora qualche mese con alti ( pochi) e bassi sempre più bassi, finché un giorno non rompe le palle alla persona sbagliata. Luc Havan un buttafuori esperto in arti marziali che non lo fa entrare in un club di Fort Lauderdale. Scoppia la rissa.

Dopo qualche giorno di coma, il 21 settembre del 2017 si spegne lo straordinario e tragico poeta del basso elettrico.

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