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Consip, le due bombe del Noe piazzate contro Renzi

Il procuratore di Modena racconta le pressioni di Scafarto e Capitano Ultimo per continuare le indagini contro il padre del premier
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«Abbiamo in mano due bombe e lei può farle esplodere. Arriveremo a Renzi». Il virgolettato, riportato sui quotidiani Corriere della Sera e Repubblica e attribuito agli ufficiali del Noe, Gianpaolo Scafarto e Sergio di Caprio, alias l’ex capitano Utlimo, scuote politica e magistratura con echi sinistri da golpe. Le parole – pronunciate dai due militari nel 2015 e riferite all’inchiesta ( poi archiviata) sugli affari della coop Cpl Concordia – sono state riferite al Csm dalla procuratrice di Modena, Lucia Musti, durante un’audizione al Csm, datata 17 luglio scorso, che indaga sulla fuga di notizie del luglio 2015. Poi, due giorni fa, l’organo di autogoverno della magistratura le ha inoltrate alla Procura di Roma, che indaga nei confronti di Scafarto per falso e rivelazione di segreto d’ufficio sul caso Consip.

Secondo i due ufficiali del Noe, le «due bombe» per colpire Renzi sono l’inchiesta sulla Cpl Concordia, che avrebbe dovuto smantellare il “sistema” delle cooperative rosse e quella su Consip.

Il fascicolo sulla coop Cpl Concordia viene aperto nel 2013 dal pm napoletano Woodcock e poi in parte trasmesso per per competenza territoriale a Modena: l’ipotesi di reato è corruzione e gli inquirenti ascoltano i vertici della cooperativa parlare di un presunto “generale” che i magistrati ipotizzano sia il generale della GdF, Michele Adinolfi ( invece si trattava di un militare in pensione).

Adinolfi viene indagato e intercettato per tre mesi per indagare sul suo «canale preferenziale» nei rapporti con «il segretario Pd Matteo Renzi, Luca Lotti e Dario Nardella». Tra le intercettazioni, spunta anche la conversazione ( pubblicata da Il Fatto Quotidiano) tra Adinolfi e Renzi in cui il segretario definisce l’allora premier Enrico Letta «un incapace». La posizione di Adinolfi viene archiviata e la pubblicazione illegittima dell’intercettazione finisce al centro di un procedimento del Csm.

L’inchiesta Consip, invece, riguarda la presunta corruzione sugli appalti della centrale acquisti della pubblica amministrazione e vede indagati tra gli altri per rivelazione di segreto d’ufficio il ministro Luca Lotti e il comandante dei carabinieri Tullio Del Sette. Nell’inchiesta è coinvolto anche Tiziano Renzi per traffico di influenze illecite. Anche in questo caso, le indagini vengono inquinate da fughe di notizie, per le quali è indagato per falso e rivelazione del segreto istruttorio lo stesso Gianpaolo Scafarto. Proprio sulle intercettazioni trapelate illecitamente durante le inchieste Cpl- Concordia e Consip sta svolgendo un accertamento la prima commissione del Csm e, in quest’ambito, è stata ascoltata la procuratrice di Modena.

L’AUDIZIONE

La procuratrice di Modena, Laura Musti, racconta alla Commissione del Csm di aver avuto due incontri: uno con Scafarto e Ultimo e l’altro solo con Scafarto, in merito all’indagine Cpl- Concordia. I due carabinieri del Noe le riferiscono in termini quasi scandalistici i contenuti delle indagini che stanno svolgendo per la procura di Napoli ( di cui uno stralcio era stato trasmesso a Modena) e la procuratrice, durante l’audizione, ha espresso giudizi trancianti contro i due militari: secondo Musti, l’informativa «è fatta coi piedi» – riporta il Corriere – ed è zeppa di «chiacchiere da bar» invece che fatti accertati. Inoltre, la procuratrice sottolinea di essere stata molto irritata dai termini usati da Ultimo a proposito delle «due bombe» e dal fatto che Scafarto le stesse anticipando il «casino» che stavano per far esplodere a Napoli con l’inchiesta su Consip. Inoltre, i militari avrebbero insistito perchè la procura modenese proseguisse le indagini sulla coop, al punto che Musti riferisce al Csm di essersi sentita pressata nell’esercizio della sua attività inquirente.

LA PROCURA DI ROMA

L’audizione di Musti sull’incontro con Scafarto e Ultimo è stata trasmessa alla Procura di Roma, che indaga nei confronti di Scafarto per i reati di rivelazione di segreto nell’inchiesta Consip. Le parole di Musti – secondo il Csm – potrebbero aggiungere elementi utili per la ricostruzione di come si svolse l’indagine su Consip da parte del Noe e del maggiore Scafarto, a cui sta lavorando il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi.

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