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Carcere, Strasburgo bacchetta l’Italia ma la riforma è in dirittura d’arrivo

Il rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa sulla situazione e la condizione del carcere in Italia
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Maltrattamenti, privazione di garanzie, sovraffollamento e 41 bis inumano e degradante. Il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa torna nuovamente a bacchettare l’Italia non solo per il sovraffollamento. In una relazione pubblicata ieri, dopo la sua visita periodica in Italia ( 8- 21 aprile 2016), il Cpt del consiglio d’Europa solleva le proprie preoccupazioni per le accuse di maltrattamento fisico nei confronti di alcune persone private della loro libertà da parte degli agenti penitenziari e forze dell’ordine. Inoltre denuncia che le persone finite in custodia non sempre beneficiano delle garanzie offerte dalla legge. La grande maggioranza delle persone detenute incontrate dalla delegazione del Cpt ha indicato che erano state trattate correttamente dai funzionari della polizia. Tuttavia, hanno riscontrato una serie di accuse da parte di alcuni detenuti sull’uso eccessivo della forza nel momento dell’arresto, in particolare dai membri della polizia e dei carabinieri. Per quanto riguarda le garanzie, diverse persone hanno affermato di aver subito dei ritardi di notifica per la loro detenzione e anche nell’avere a disposizione un avvocato prima della loro audizione. Inoltre, alcuni cittadini stranieri privati della loro libertà non hanno ricevuto informazioni sui loro diritti in una lingua che potevano comprendere. Il Comitato europeo ha anche potuto osservare le camere di sicurezza utilizzate dalle questure: quelle di Firenze risultano inaccettabili e ha consigliato di riqualificarle, altre ancora non risultavano adatte per un periodo prolungato di detenzione. Per quanto riguarda la prigione vera e propria, il Comitato ha potuto verificare che in alcuni casi si verificano dei trattamenti disumani. In particolar moto l’utilizzo delle celle di isolamento. In alcuni casi, l’isolamento consisteva con l’utilizzo di pugni, schiaffi e calci da parte di alcuni operatori penitenziari.

Inoltre, un certo numero di detenuti hanno affermato di essere stati sistemati in camere di isolamento solo con la loro biancheria intima e occasionalmente immobilizzati al letto con le manette. Il Comitato europeo ha anche denunciato il problema dei detenuti psichiatrici negli ex Opg, ma va ricordato che si riferisce comunque nell’ aprile del 2016 quando ancora non erano del tutti chiusi. Ha comunque potuto verificare il miglioramento della condizione degli internati dopo il passaggio dagli Opg alle Rems, pur rimanendo alcune situazioni critiche come l’utilizzo della contenzione meccanica e dell’abuso degli psicofarmaci. Un capitolo della relazione è dedicato esclusivamente al 41 bis. In maniera particolare la delegazione ha visitato le sezioni del regime duro del carcere di Ascoli Piceno e di Sassari. Oltre a riscontrare alcune problematicità come ad esempio a Sassari. dove entra poca luce a c’è poca ventilazione, il Comitato europeo rinnova l’invito a modificare il 41 bis e prendere accorgimenti per renderlo più attinente all’articolo 27 comma 3 della nostra Costituzione. Il rapporto dice di prendere in considerazione le proposte avanzate dalla commissione del Senato presieduta dal senatore Luigi Manconi.

Il governo ha risposto alle osservazioni del Cpt con un documento del ministero degli Esteri. In merito alle camere di sicurezza utilizzate dalle questure, il ministero ha risposto che sono state realizzate in conformità con i criteri stabili dalla circolare del 2001. Per quanto riguarda quelle della questura di Firenze, risultano non in uso perché in attesa di essere rinnovate. Sulle violenze da parte delle forze dell’ordine, il governo ha risposto che le procure competenti, in molti casi, non hanno aperto nessun procedimento penale nonostante le denunce avanzate dalle stesse vittime. In tanti altri casi c’è il problema delle lungaggini dei processi. Come quello relativo al vice sovrintendente della polizia penitenziaria accusato nel 2012 di aver violentemente colpito un detenuto del carcere di Ivrea: le prime audizioni in tribunale si sono svolte a marzo di quest’anno e l’esito giudiziario è ancora in alto mare per poter avviare le eventuali sanzioni disciplinari. Su alcune situazioni critiche delle carceri il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sta correndo ai ripari, come la sollecitazione dei procedimenti disciplinari nei confronti di chi è stato accusato di aver commesso eventuali abusi. Sul fronte del sovraffollamento, il governo ha promesso di puntare sull’utilizzo frequente delle misure alternative al carcere. Per quanto riguarda il 41 bis, il ministero ribadisce ( come riportato daIl Dubbio) che è in via di preparazione una circolare che emetterà alcune direttive per rendere più umana la condizione del detenuto, ovviamente coniugandola con l’esigenza di sicurezza.

«Quello che in Italia molti non vogliono vedere o riconoscere come trattamento inumano o degradante viene visto e riconosciuto come tale dagli organismi sovranazionali, come il Cpt. Il Governo ascolti e metta in pratica le sue raccomandazioni per una affermazione dello Stato di Diritto», chiedono gli esponenti radicali di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale, Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio d’Elia e Maurizio Turco, per i quali «le raccomandazioni contenute nel rapporto saranno il punto di riferimento delle nostre attività rivolte ai luoghi di privazione della libertà personale».

Per l’associazione Antigone quello che «emerge dal report appena pubblicato – dichiara il presidente Patrizio Gonnella – è un quadro complesso e in alcuni casi preoccupante. Già nei nostri ultimi rapporti abbiamo indicato una condizione delle carceri che sta lentamente, ma inesorabilmente, tornando a peggiorare con tassi si sovraffollamento in continua crescita ed un numero di detenuti che, ad agosto, ha superato nuovamente le 57.000 unità». Gonnella prosegue spiegando che è necessaria la ripresa delle riforme partendo da quella dell’ordinamento penitenziario il cui lavoro è ora in mano ad alcune commissioni di esperti, nominate dal ministro della Giustizia, con le quali Antigone ha voluto dialogare attraverso delle proposte nelle quali indicano, come punti prioritari da affrontare, alcune delle situazioni su cui il Comitato europeo ha voluto soffermarsi: tra queste quelli relativi all’isolamento, alla formazione dello staff penitenziario, al lavoro, alla salute e più in generale ad un miglioramento della dignità e dei diritti delle persone detenute. A tal proposito è bene ricordare che il ministro della Giustizia Andrea Orlando si è impegnato a portare a termine la riforma, con i primi decreti attuativi che saranno pronti a fine mese.

 

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