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Il fratello del boss Santapaola dal 41bis alla rianimazione

Antonino Santapaola è rimasto al 41 bis, malato e non autosufficiente, tanto da finire, nei giorni scorsi, in rianimazione
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Il suo avvocato ne chiede la scarcerazione da anni, perché schizofrenico e, dunque, incapace di sostenere un processo. Ma Antonino Santapaola è rimasto al 41 bis, malato e non autosufficiente, tanto da finire, nei giorni scorsi, in rianimazione, all’ospedale ‘ San Paolo’ di Milano. Santapaola, 63enne, fratello del boss Nitto Santapaola e condannato all’ergastolo per associazione mafiosa, reato consumato negli anni 70, è in carcere dal 2000 e ormai in fin di vita.

«Sono anni che è malato – spiega al Dubbio l’avvocato Giuseppe Lipera – è affetto da schizofrenia irreversibile e ho chiesto decine di volte che venisse scarcerato. Sono state effettuate 25 perizie ma su queste soltanto tre hanno confermato la malattia. Soffre anche di diabete, ha una gamba in cancrena e altro ancora. Ma non è bastato». Il boss era già finito in ospedale mesi fa, ma alla famiglia e al legale non era stato comunicato nulla. La moglie, Santa Rapisarda, non era stata nemmeno informata di un intervento chirurgico al quale era stato sottoposto, del quale ha invegrado ce saputo nel corso di un colloquio, a giugno, quando l’uomo si è presentato con il catetere. Nonostante le svariate richieste per comprendere le condizioni di salute di Santapaola, denunciava a giugno scorso la donna, «non abbiamo ricevuto nessun riscontro, limitandosi solo alla comunicazione formale dei tempi dei colloqui tra il paziente, i familiari e l’avvocato». Stessa modalità con la quale, ora, l’avvocato Lipera è stato informato del ricovero in rianimazione, a dimostrazione dell’aggravarsi delle condizioni di Santapaola. Che non era nemmeno in di sostenere il processo, come dimostrato dalla sospensione disposta più volte dal Tribunale, che ha confermato l’incapacità di stare a giudizio per via delle sue condizioni di salute. L’ultima conferma dunque, il 6 settembre, quando una nota a firma del direttore del carcere di Milano Opera, Giacinto Siciliano, ha informato il legale del ricovero. «Ciò conferma tristemente ed amaramente quanto fossero fondate le svariate istanze de libertate presentate invano dalla difesa, specialmente negli ultimi periodi, e che sono rimaste inevase e comunque disattese – scrive Lipera nella sua istanza al magistrato di sorveglianza Ora pare si sia arrivati al tragico epilogo: dal tenore della comunicazione suindicata emerge chiaramente che il detenuto, già affetto da plurimalattie gravi e nonostante questo sia sottoposto alla reclusione in regime di 41 bis, sia in reale e assoluto pericolo di vita, tant’è che sua sponte la direzione di Milano Opera ne ha disposto il trasferimento presso il reparto di rianimazione dell’ospedale di Milano».

Santapaola si trova in carcere ininterrottamente da 17 anni, nonostante le sue patologie. Anni durante i quali è stato trasferito, prima di arrivare a Milano, in «vari manicomi giudiziari», fino a quando un sanitario «si è assunto la responsabilità di affermare che il detenuto non fosse affetto da nessun disturbo psichiatrico, contraddicendo decine e decine di perizie disposte da vari giudici nonché provvedimenti giurisdizionali che le hanno recepite – scrive l’avvocato Ormai quel che accaduto è accaduto; si cerchi quantomeno in questo momento estremo di riparare con un provvedimento che sia conforme alla legge, alla giustizia e alla umana pietà». Lipera ha dunque chiesto la scarcerazione del 63enne ormai in fin di vita o il trasferimento a Catania a casa della moglie, sola e senza figli, «consentendogli almeno di morire nel suo letto».

 

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