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Stupro di Rimini: è linciaggio contro i difensori

Gli avvocati difensori di Guerlin Butungo, considerato il capo del gruppo autore degli stupri a Rimini, sono stati oggetto di pesanti minacce sul web
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«Volevo complimentarmi con gli avvocati Mario Scarpa e Ilaria Perruzza, che assistono i 4 maiali stupratori di Rimini!

Complimenti per la dignità che avete dimostrato nell’accettare la difesa e non aver rifiutato! Questo Stato tra qualche anno li promuoverà facendoli entrare a pieno diritto nella Casta dei Togati. Nel frattempo speriamo che il tempo regali ad entrambi l’esperienza vissuta dai due polacchi». Questo è solo uno dei tanti commenti apparsi negli ultimi giorni sul web e che prendono di mira i legali che hanno assunto l’incarico difensivo dei quattro immigrati accusati dello stupro e della violenza avvenuti a Rimini. Insultati e minacciati per aver “osato” garantire un diritto costituzionale, un fatto «non etico» secondo chi, su Facebook, ha indirizzato pesanti parole contro i professionisti.

Scarpa e Peruzza, difensori di Guerlin Butungo, considerato dagli inquirenti il capo del gruppo e unico maggiorenne, sono stati quelli più colpiti. Soprattutto Peruzza, in quanto donna, elemento scioccante, secondo i leoni da tastiera, dato che la storia riguarda la violenza nei confronti di un’altra donna. Attacchi e improperi sono andati in scena, come sempre, sul web, a commento delle notizie che, negli ultimi giorni, hanno raccontato la terribile aggressione, le ricerche dei responsabili e l’individuazione dei quattro indagati. Insulti estesi a tutta la categoria, in difesa della quale è intervenuto il presidente dell’ordine di Rimini, Giovanna Ollà. «Un legale non può essere criticato per aver accettato un incarico – ha chiarito – La difesa di un indagato è un valore costituzionale. È esecrabile la violenza del linguaggio che serpeggia pericolosamente sui social». Un pensiero poi replicato su Facebook, luogo in cui insulti e minacci sono proliferati. «Gravissimi i fatti – ha aggiunto – ma ancora più grave la risposta di una opinione pubblica assetata di sangue, dove i valori costituzionali della difesa vengono travolti dalla distorta immedesimazione del difensore con il reato, fino a pretendere la rinuncia al mandato fiduciario e trattamenti analoghi a quelli che taluno vorrebbe riservare agli indagati». Gli insulti sono arrivati anche via fax da parte di chi, in poche righe, ha spiegato che «gentaglia come i due fratelli marocchini non si difendono», perché «con una pena lieve sarebbero in circolazione presto e non capirebbero la gravità dei fatti». Da qui la richiesta di farli «marcire in carcere a vita». Breve la dichiarazione dell’avvocato Ilaria Perruzza. «La difesa è un diritto costituzionalmente garantito e un avvocato deve poter svolgere il suo lavoro nel miglior modo possibile – ha affermato – Anche per i crimini peggiori, soprattutto le persone peggiori, devono avere un giusto processo e quindi devono avere un difensore»

 

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