«Senza voler entrare nel merito del provvedimento del gip di Reggio Emilia, che come ogni decisione può essere legittimamente criticata, come Consiglio superiore della magistratura non abbiamo alcuna possibilità di sindacare sull’atto giurisdizionale. Dobbiamo fare attenzione perché rischiamo comportamenti da populismo consiliare». Lo ha detto ieri mattina in Plenum il consigliere togato del Csm Piergiorgio Morosini in merito alla decisione del giorno prima di aprire una pratica in Prima commissione, competente per le incompatibilità ambientali delle toghe, a carico del gip del Tribunale di Reggio Emilia Giovanni Ghini. Il giudice reggiano, come si ricorderà, aveva disposto il mese scorso la scarcerazione per un 21enne pakistano reo confesso di abusi sessuali su un disabile di 13 anni. La decisione aveva suscitato aspre polemiche e lo stesso Ghini era stato oggetto di violenti attacchi sui media e sui social.

Era stato il consigliere laico del Csm Pierantonio Zanettin ( FI) a chiedere che venisse valutata la permanenza al Tribunale di Reggio Emilia di Ghini. Secondo Zanettin il clamore mediatico che si era sollevato intorno a questa vicenda poteva condizionare la capacità del magistrato emiliano di rapportarsi in maniera equilibrata e terza alla fattispecie.

«Se noi inanelliamo una serie di vicende in cui è messo sotto i riflettori del Csm il contenuto dei provvedimenti giurisdizionali creiamo i presupposti per incidere sulla serenità di chi è chiamato a valutare e decidere su questioni complesse e delicate. Il Csm - ha ribadito Morosini - non può sindacare il singolo provvedimento giurisdizionale» . «Evitiamo in tutti i modi la confusione da effetto mediatico perché noi sappiamo bene che certi esposti che non hanno attenzione mediatica e che riguardano il contenuto di provvedimenti giurisdizionali si liquidano in prima commissione in 20 secondi con un laconico “non luogo a procedere”», ha spiegato Morosini che, poi, a margine dei lavori del Plenum ha voluto illustrare la propria posizione sul punto.

«Al Csm - ha ricordato Morosini - arrivano centinaia di esposti, il cui numero cresce ogni anno. Il compito dell’organo di autogoverno è quello di far luce sulle opacità delle condotta delle toghe, sui sospetti di abusi, sui rapporti che minano la credibilità istituzionale. Con questo modo di agire si corre il rischio di fare il “processo al processo” con il chiaro intento volersi di sbarazzarsi del magistrato ritenuti scomodo».

«Voglio essere chiaro: sui provvedimenti giurisdizionali il rimedio sono le impugnazioni non il trasferimento del giudice», ha aggiunto il togato di Md secondo cui «il pericolo maggiore viene dai gruppi di potere i quali, consapevoli del fatto che il solo clamore mediatico è ormai sufficiente ad aprire una procedura per incompatibilità ambientale, possono montare una campagna di stampa a tavolino nella speranza che poi qualcuno al Csm chieda il trasferimento del magistrato» . «La conseguenza estrema di questa deriva è che il cittadino, superando il precetto costituzionale del giudice precostituito per legge, possa sbarazzarsi dei magistrati sgraditi. Si aggiunga che certe operazioni, se ripetute minano la credibilità della istituzione giudiziaria creando un clima di sfiducia che può portare molti cittadini sostanzialmente a farsi giustizia da se» ha, infine, concluso Morosini.