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«Amatrice è come una mappa della nostra memoria»

Intervista a Michela Monferrini autrice del romanzo "L'altra notte ha tremato Google Maps"
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«Per realizzare questo libro, ho seguito una doppia direttrice: da una parte avevo chiaro il progetto di scrivere una storia e di devolvere i diritti in beneficenza – nell’intento di fornire un aiuto, seppur minimo, a chi è sopravvissuto ma ha davanti a sé tutto da ricostruire – mentre dall’altra avvertivo l’esigenza di rendere omaggio a chi non c’era più». La scrittrice Michela Monferrini esplica così le suggestioni che hanno ispirato la scrittura del suo ultimo romanzo, L’altra notte ha tremato Google Maps, di recente pubblicazione presso l’editore «Rrose Sélavy», incentrato sul tentativo di Giordano – che porta lo stesso nome di uno dei bambini vittime del sisma – di far rivivere, attraverso le mappe e i percorsi virtuali offerti dal sito web, a sua nonna, ignara dell’accaduto, le strade e le atmosfere della cittadina, come altre realtà dell’Italia centrale ridotta in macerie dal terremoto avvenuto alla fine di agosto dello scorso anno.     

Lia Lievi sostiene che «la memoria si costruisce anche con l’identificazione con le persone che c’erano». Cosa può dirci del percorso identificativo che l’ha portata alla realizzazione del libro?

Per chi scrive l’identificazione dovrebbe risultare naturale, mentre ai personaggi inventati si presta molto del proprio vissuto. Per quanto riguarda la tragedia che sta al centro del libro, non avendola vissuta direttamente e non conoscendo persone che ne sono state vittima la questione era molto delicata: era difficile per me mettermi nei panni di chi ha attraversato la perdita di una persona cara o della propria casa. Esiste tuttavia una forma di sensibilità che permette di raccontare anche ciò che non abbiamo esperito in prima persona, pur nel più rigoroso rispetto delle persone realmente coinvolte. In questo caso, inoltre, la vicinanza territoriale consente che questa empatia diventi più forte.

Sia per il personaggio di Giordano che per quello della nonna Amatrice sembra quasi essere una sorta di altrove sospeso tra immaginazione e memoria…

Si dice che la memoria è quanto di più individuale esista ma, a mio avviso, essa può essere condivisa. Amatrice, recuperata tramite uno strumento tecnologico come Google Maps, diventa uno spazio virtuale – anche un po’ immaginifico e favolistico, in quanto l’Amatrice reale non esiste più nel tempo narrativo durante il quale è ambientata la storia – in cui nonna e nipote si ritrovano, lui con il suo presente e tutto il futuro davanti a sé e lei con un grande passato alle spalle.

In questi ultimi tempi si è molto parlato della pasta all’amatriciana. Secondo lei, è un modo per preservare la cultura del luogo anche quando poi il luogo scompare?

Pur non volendo ridurre un’intera comunità a una ragione gastronomica, il fatto che Amatrice fosse famosa in tutto il mondo per un piatto che reca il suo nome – cosa che ha permesso nell’immediato una cospicua raccolta di aiuti economici, in quanto ovunque, nelle ore seguenti al sisma, è stata cucinata l’amatriciana – è un ulteriore sostegno a mantenere viva la memoria del luogo.

A livello grafico, cosa può dirci dell’utilizzo delle mappe che intercalano il testo?

Nel libro sono presenti mappe, stilizzate in grigio e bianco, di quasi tutti i paesi e i borghi colpiti; Il grafico della casa editrice «Rrose Sélavy» ha pensato d’inserire il nome di ciascun capitolo come fossero i nomi di una strada. Si tratta di una scelta che mi ancorava alla realtà, come anche l’utilizzo di un espediente narrativo – un televisore sintonizzato sui funerali delle vittime – che mi ha permesso di includere all’interno della storia i nomi reali di chi ha perso la vita a causa del sisma.

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In che modo è nato il sodalizio con l’associazione L’alba dei piccoli passi?

Volevo che i miei diritti relativi alle vendite andassero a un’organizzazione che si occupasse di minori; è stata la casa editrice a individuare L’alba dei piccoli passi, un’associazione di genitori di Amatrice che si prende appunto cura di minori che hanno perso un familiare o – e sono la maggioranza – la propria abitazione.

Nel testo ricorre la citazione della canzone Il cielo in una stanza di Gino Paoli. Come mai?

Il cielo in una stanza è una delle canzoni italiane più brevi; la sua durata – circa due minuti – coincide esattamente con quella della scossa del 24 agosto 2016, che ha in misura maggiore danneggiato Amatrice. La citazione del brano è un modo per rimanere ancorati a un dato temporale specifico, nella narrazione di momenti in cui il tempo cronologico sembra venire meno.

Ci può parlare delle presentazioni del libro nelle scuole e delle reazioni dei bambini?

Il libro è stato scritto pensando ai ragazzi delle scuole medie, anche se in realtà sto andando molto anche nei licei. Non solo i ragazzi del centro Italia, ma anche quelli che vivono in zone più lontane si dimostrano molto colpiti dal tema, e anche spaventati, in particolar modo dal fatto che i terremoti non si possano prevedere in alcun modo. Mi è capitato di andare in classi che hanno svolto un lavoro specifico per cercare di entrare in empatia con i coetanei colpiti dal sisma; in una di esse ho partecipato a un esperimento piuttosto singolare, che consisteva nell’accovacciarsi al buio per due minuti, ovvero la durata della scossa più rovinosa, mentre echeggiavano i suoni di quella notte – case che crollano, persone che urlano, ecc… Un’esperienza davvero incisiva.

Pensa che si sia fatto abbastanza per soccorrere e assistere le popolazioni coinvolte?

La protezione civile e le realtà istituzionali hanno fatto e fanno moltissimo, mentre stanno nascendo anche molte associazioni dal basso, non istituzionali. Nella zona del Norcino, che è stata colpita sia in agosto che dalle scosse di ottobre, è nata un’associazione di ragazzi del posto – chiamata Montanari Testoni proprio per rimarcare la loro appartenenza a quei luoghi – che promuove diverse iniziative, come l’allestimento di uno spazio che restituisce alle persone una parvenza di normalità e ospita spettacoli e corsi di vario genere, oltre a una ludoteca per i più piccoli. Molte realtà sono state riaperte in un tempo che potrebbe sembrarci breve ma che per le popolazioni di quei posti appare lunghissimo, dopo aver trascorso in condizioni estreme un inverno fra i più rigidi degli ultimi anni.

 

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