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Giudici conservatori contro Md: «La svolta è tutta ideologica»

Le dure critiche del componente della giunta dell'Anm di Milano, eletto per la lista di Magistratura indipendente: «Non mi sembra questo il modo corretto di affrontare un problema complesso come l'immigrazione»
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L’intervista a Mariarosaria Guglielmi sul nostro giornale e in generale le prese di posizione di Magistratura democratica dopo lo sgombero di Roma non convincono il giudice Mauro Gallina, componente della giunta dell’Associazione nazionale magistrati di Milano ed eletto nel maggio scorso per la lista di Magistratura indipendente, la corrente di “destra” delle toghe. «Non mi sembra – dice Gallina al Dubbio – che questo sia il modo corretto di affrontare un problema complesso come quello dell’immigrazione e, nel caso di specie, delle occupazioni abusive».

«C’è molto populismo nel comunicato dell’Esecutivo di Magistratura democratica a proposito delle recenti decisioni del governo in tema di ordine pubblico», così il giudice Mauro Gallina, componente della giunta dell’Associazione nazionale magistrati di Milano ed eletto nel maggio scorso per la lista di Magistratura indipendente, la corrente di “destra” delle toghe.

Il comunicato di Md, all’indomani dello sgombero del palazzo di piazza Indipendenza a Roma, abusivamente occupato dal 2013 da centinaia di profughi africani, criticava apertamente l’attuale politica sul fenomeno delle occupazioni, invitando i colleghi ad un “necessario cambio di rotta”. Per i magistrati di Md, nell’esercizio della giurisdizione, si doveva dare prevalenza “ai diritti sociali ed umani su quelli di proprietà”.

«Non mi sembra che questo sia il modo corretto di affrontare un problema complesso come quello dell’immigrazione e, nel caso di specie, delle occupazioni abusive», prosegue il giudice Gallina, attualmente in servizio presso la Settima Sezione penale del Tribunale di Milano. «In questo momento continua Gallina – il governo italiano sta tentando di risolvere la questione del fenomeno migratorio che va necessariamente regolamentato. Nel comunicato dei colleghi di Md si vuole invece far passare il concetto che questo fenomeno è sostanzialmente irrisolvibile. E, di conseguenza, che esistono diritti ai quali non è possibile rinunciare e diritti ai quali la rinuncia è possibile. Adesso si è stabilito che i diritti sociali vengono prima di altri diritti come, appunto, il diritto di proprietà».

Il comunicato ha suscitato molte critiche fra i magistrati. Alcuni hanno parlato di una voglia di ritorno “all’esproprio proletario”. «Dai giuristi, quali sono i magistrati, mi sarei aspettato un approccio molto diverso al problema, più tecnico e meno ideologico. Il magistrato è tenuto all’applicazione della legge», ha aggiunto Gallina. Secondo alcuni addetti ai lavori, l’uscita di Md sul tema dei migranti e dei diritti civili rientrerebbe nell’ambito di una discussione tutta interna ad Area, il cartello delle toghe progressiste di cui questa corrente della magistratura fa parte.

Lo scopo sarebbe quello di recuperare uno spazio autonomo e visibile. A conferma di questa tesi, il fatto che il Comitato direttivo di Area non è intervenuto per esprimere la posizione ufficiale del gruppo. Intervenire in questo momento vorrebbe dire aprire un fronte polemico con Md, anche in considerazione del fatto che non tutti i magistrati progressisti si riconoscono in questa linea politica.

Facendo un confronto con la politica, si può dire che Md sta cercando di spostarsi sempre più a sinistra in modo da recuperare consensi fra i non pochi delusi del progetto di Area. Un progetto che puntava a fondere in un’unica realtà le toghe progressiste. Md è al momento minoritaria in questo schieramento ma ha intenzione di crescere in vista delle prossime elezioni del Csm.

«Non entro nel merito delle dinamiche interne tra Area e Md – dice Gallina – ma certamente scorgo l’esigenza di una ricerca di visibilità. Comunque se per aver un riscontro è necessario “spararla grossa” vuol dire che non si ha più nulla con cui incidere nel dibattito interno alla magistratura associata».

Per Gallina, poi, «sul tema delle occupazioni abusive, si sta facendo molta confusione. Vorrei ricordare l’esperienza di Milano dove il problema è da sempre molto sentito. In particolare per le occupazioni delle case dell’Aler, l’ente della Regione Lombardia che gestisce le case popolari. Inizialmente i pm della procura di Milano chiedevano l’archiviazione invocando lo stato di necessità. Il gip concordava e il procedimento si chiudeva. Successivamente, con la riorganizzazione dell’ufficio Gip si è deciso di valutare diversamente questi reati e non sono stati pochi i casi in cui il gip, di fronte ad una richiesta di archiviazione, disponeva l’imputazione coatta e al dibattimento erano solo condanne».

Gallina tiene molto a questo aspetto: «Si è appurato che il fenomeno delle occupazioni è quasi sempre gestito dalla criminalità organizzata. A Milano ed in Lombardia è la ‘ ndrangheta che gestisce militarmente il business delle occupazioni abusive: far occupare le case vuol dire controllare il territorio, creare una rete ramificata a cui appoggiarsi. Se non si procede è difficile eliminare un racket che impedisce la fruizione del patrimonio pubblico».

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