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«Abbattete la statua di Colombo, istiga all’odio!»

Dopo l'eliminazione dei monumenti dei confederati, nel mirino anche lo scopritore del Nuovo Mondo. L'accusa: era uno "spietato" uccisore di nativi americani
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I media statunitensi l’hanno battezzata la “guerra delle statue” e nell’ondata di repulisti dei monumenti sudisti potrebbe finire anche la statua a Cristoforo Colombo nel cuore di Manhattan. Lo scopritore dell’America, certo, ha poco a che fare con la Guerra di Secessione, ma a “condannarlo” all’abbattimento potrebbe essere l’accusa di essere stato un conquistatore «spietato» che ha ucciso e schiavizzato migliaia di nativi americani al momento dello sbarco nel Nuovo Mondo.

Dopo i fatti di Charlottesville ( in cui una attivista antirazzista è rimasta uccisa durante un corteo da un suprematista bianco), la decisione di eliminare i simboli di odio e divisione ha coinvolto già moltissime amministrazioni locali statunitensi, soprattutto degli Stati del Sud: dal Kentucky alla California, gli “eroi sudisti” sono stati rimossi dalle strade delle città americane, per ordine dei sindaci. Così dalle piazze sono spariti i busti di Nathan Bedford Forrest e Roger Brook Taney ed è partita una vera e propria caccia alle streghe contro i simboli riconducibili ai confederati.

Ora anche a New York è iniziata l’inquisizione: il sindaco italoamericano Bill de Blasio sta per nominare una commissione, con il mandato di analizzare i monumenti della Grande Mela, in cerca di «simboli che possono istigare all’odio, alla divisione o al razzismo e all’antisemitismo» da eliminare dagli arredi urbani. A finire sul banco degli imputati, dunque, anche l’italiano Colombo, la cui statua sovrasta il Columbus Circle di New York, all’ingresso di Central Park. Il monumento, eretto nel 1892 su un piedistallo di circa 21 metri in occasione del quattrocentesimo anniversario della scoperta dell’America, è uno dei luoghi più cari ai newyorkesi, perchè da questo punto vengono misurate tutte le distanze ufficiali dalla città di New York.

Ad accusare l’esploratore genovese è stata la Speaker del Consiglio cittadino Melissa Mark- Viverito: «C’è un dibattito in corso nei Caraibi e soprattutto nel mio paese di origine, Puerto Rico, dove si sta valutando se debbano esistere o meno delle statue di Cristoforo Colombo.

La domanda è: che cosa significa la sua effige per le popolazioni locali? Si tratta di un conquistatore che ha portato oppressione». Insomma, la colossale statua di Colombo al centro di Manhattan sarebbe un simbolo di odio e, come tale, andrebbe abbattuta. Parole infuocate, che hanno subito suscitato polemiche soprattutto nella nutrita comunità italo- americana. E la questione potrebbe risultare particolarmente scivolosa proprio per il sindaco de Blasio, che nel 2013 ha marciato alla Columbus Day Parade e ha sempre sostenuto il proprio legame con la comunità d’origine della sua famiglia. «La figura storica di Colombo è complessa, ci sono alcuni aspetti problematici nella sua vicenda» , aveva dichiarato all’epoca, giustificando la sua partecipazione alla festa con il fatto che ormai era diventata «una celebrazione dell’eredità italiana e non più una celebrazione del personaggio storico». In questi giorni, invece, ha scelto di non commentare le dichiarazioni della collega Mark- Viverito. Una reticenza imbarazzata, la sua, che non è passata inosservata e che dimostra quanto possa essere spinoso infilarsi nel ginepraio del revisionismo storico. La commissione, una volta riunita, avrà 90 giorni di tempo per vagliare la storia di statue e monumenti accusati d’istigazione all’odio, in base a quello che lo stesso de Blasio ha definito «standard universale». Quale questo sia, tuttavia, sarà difficile stabilirlo e, soprattutto, rischia di essere un boomerang che, sulla scia di un neo- maccartismo, potrebbe spogliare la Grande Mela di alcuni tra i suoi monumenti più rappresentativi.

 

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