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Addio Adriana Tocco, maestra di dignità per le carceri campane

Adriana Tocco: era la Garante regionale per i detenuti della Campania
Si è battuta per i diritti degli ultimi come aveva fatto nella scuola. E anche con la collaborazione della Camera penale di Napoli ha saputo inventare iniziative nonostante le ridottissime risorse. La sua scomparsa lascia un grande vuoto innanzitutto tra i detenuti
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Dal 17 agosto i detenuti della Campania sono ancora più soli. La morte improvvisa di Adriana Tocco, Garante dei loro diritti, ha interrotto il rapporto unico ed eccezionale che si era creato tra i reclusi e lei, pronta sempre ad ascoltare gli innumerevoli e crescenti problemi che affliggono le nostre carceri. Le sono stata vicina già nei primi anni della sua nomina e ne ho apprezzato l’interesse immediato verso le miserie, le sofferenze e le  ingiustizie di quel mondo da  lei ancora non conosciuto a fondo. Aveva sino ad allora combattuto in prima linea per migliorare la scuola, continuando un percorso che la vedeva sempre al fianco degli ultimi, alla continua ricerca di una giustizia sociale.

Fu una felice intuizione nominarla Garante, all’epoca non da tutti compresa in quanto estranea al mondo dell’esecuzione penale. Ma la grande Maestra, che aveva fatto crescere generazioni di studenti, divenne in pochissimo tempo un’importante risorsa per le associazioni di volontariato che lavoravano nel carcere e per il carcere, un interlocutore attento e finalmente interessato davvero al rispetto dei principi costituzionali e delle norme dell’ordinamento penitenziario.
Da presidente, all’epoca, de “Il Carcere Possibile”,  onlus della Camera penale di Napoli, ho frequentato gli uffici del Garante, istaurando con Adriana un rapporto di stretta collaborazione, che grazie alla sua tenacia, nonostante le ridotte risorse economiche, ha dato vita a nuove iniziative e ha consentito la prosecuzione di quelle già avviate. Ancora oggi vi sono attività in corso che sono dovute al suo impegno e al suo sostegno.

La sua scomparsa lascia un vuoto enorme tra il volontariato e l’Amministrazione penitenziaria. Hanno perso il  loro punto di  riferimento anche le madri, i padri, le mogli e i parenti dei detenuti ammalati, che nonostante siano portatori di gravi patologie, non ottengono il trasferimento in strutture sanitarie adeguate. Adriana si faceva carico di queste e di tante altre problematiche, portandole all’attenzione delle istituzioni, riuscendo, a volte, ad ottenere straordinari risultati, e quando ciò non accadeva era pronta a denunciare le molteplici carenze del sistema penitenziario.
Grazie Adriana

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