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Quel senso di abbandono che vivono i terremotati

Nel sondaggio Agi-Censis la frustrazione delle poopolazioni colpite: "Le Istituzioni continuano a fare promesse che finiscono per non essere mantenute"
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“Le Istituzioni continuano a fare promesse che finiscono per non essere mantenute e questo alimenta un senso comune di sostanziale abbandono da parte dello Stato”. E’ l’opinione espressa dall’80% degli oltre 120 tra amministratori locali e operatori economici del Cratere del terremoto del 24 agosto 2016, interpellati dalla Fondazione Aristide Merloni e dal Censis nelle scorse settimane.

Non si tratta di un campione ma di un panel qualificato, sondato durante il lavoro preparatorio del progetto di monitoraggio che AGI e Censis avvieranno dal 24 agosto sulle reazioni ai processi di ricostruzione da parte delle popolazioni colpite, degli amministratori locali, delle imprese del territorio. I risultati della ricerca saranno presentati nella prima metà del prossimo ottobre.

Le considerazioni che adesso vengono anticipate sono state condivise da almeno tre testimoni su quattro del panel. “Non è che non si vede la presenza pubblica, piuttosto ci sentiamo dimenticati per la terribile lentezza con la quale le responsabilità pubbliche si traducono in azioni concrete”, affermano oltre l’80% degli intervistati. Per oltre il 90% degli intervistati, “le nostre comunità stanno resistendo bene in condizioni difficili e buona parte di questa capacità di resistenza dipende dalla sensazione di non essere stati lasciati soli dai privati e dalle organizzazioni che sono arrivate subito dopo il terremoto”.
Oltre il 75% degli intervistati ritengono che “la traccia sottile e sotterranea che rischia di minare il nostro sviluppo nel medio periodo è la tentazione della modernità”. I giovani che si sono spostati nelle città o lungo le coste rischiano di perdere quelle radici montane e contadine che sono la nostra storia e la nostra forza”. Gli intervistati sottolineano poi che “salvaguardare i caratteri distintivi del territorio montano non è un fatto culturale ma un prerequisito della ricostruzione”.
Oltre l’80% degli intervistati dichiarano: “La ricostruzione delle case e delle strutture pubbliche è la nostra priorità ma una quota significativa dei fondi deve essere indirizzata all’innovazione. Ricostruire non basta, se non riusciremo ad essere nuovamente un territorio attraente per imprese, turisti o nuovi residenti. E per attrarre dopo la ricostruzione devi essere innovativo, viceversa si rischia che sia troppo tardi”.

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