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La furia di Anzaldi: «Il contratto di Fabio Fazio è illegale!»

Intervista al rappresentante del Partito democratico in Commissione di vigilanza Rai: «Violate tutte le regole per salvare i superstipendi, se ne dovrebbe occupare la Procura della repubblica»
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«La Rai è in mano alle caste e alle lobby degli agenti. Fanno quello che vogliono». E violano la legalità. L’atto di accusa, durissimo, è di Michele Anzaldi, rappresentante del Pd in commissione di vigilanza. In una intervista al “Dubbio” si scaglia contro le caste che vogliono difendere i mega- stipendi e in particolare contro il contratto d’oro concesso a Fabio Fazio in spregio a tutte le regole. «La Rai dice l’on Anzaldi – come tutte le società pubbliche, è tenuta ad osservare il Codice degli appalti, di cui il presidente dell’Anac Cantone proprio nei giorni scorsi ha denunciato le continue violazioni. E la Rai che fa? S’impegna con una delibera approvata a maggioranza in Cda ad affidare in appalto parziale la produzione del format ad una costituenda società di cui sarà socio lo stesso Fazio. Si decide cioè non solo di non bandire una gara ma addirittura di affidarsi ad una società quando ancora non esiste. Altro che conflitto di interessi! Forse oltre a Cantone e alla Corte dei Conti di questa vicenda dovrebbe occuparsi anche il procuratore Pignatone…».

L’ultima seduta della Vigilanza è saltata, l’audizione del dg Mario Orfeo è stata rinviata e l’atto di indirizzo contro i conflitti di interessi degli agenti slitta ancora. Ne parliamo con l’on. Michele Anzaldi, membro della commissione e relatore di questo “atto di indirizzo”

Ce la farete ad approvarlo entro la pausa estiva?

Lo spero proprio. I gruppi lo avevano richiesto tutti, all’unanimità, e ora mi auguro che siano conseguenti agli annunci. Non vorrei però che ritardi e rinvii facciano slittare tutto alle calende greche. Sono stati gli stessi vertici Rai, la presidente Maggioni ma anche i consiglieri Siddi e Mazzuca, a spiegarci che in Rai vige uno strapotere inaccettabile di certi agenti. Finora però la Rai non è intervenuta, e allora sarà il parlamento a farsi sentire, con atti ufficiali. Purtroppo la Rai si dimostra sempre di più, però, il regno dell’arroganza e della deroga: a Viale Mazzini si scrivono circolari, si inventano piani dove vengono previste regole che poi vengono puntualmente derogate. Un solo obiettivo: salvare una piccola casta che, unica in tutte le aziende pubbliche, continua ad arricchirsi in maniera smisurata con i soldi pubblici.

Quali sono queste deroghe?

Basta vedere cosa è accaduto sul tetto agli stipendi. C’è una legge dello Stato, approvata dal parlamento a ottobre 2016. La Rai l’ha applicata parzialmente, all’inizio, solo per i suoi dirigenti, mentre sui cosiddetti artisti ha continuato a rinviare per mesi, chiedendo al Governo un parere che il Governo non aveva alcun titolo per dare. Poi è arrivato il parere dell’Avvocatura dello Stato: una interpretazione su quali siano le eccezioni possibili alla legge. Deroghe al tetto sarebbero permesse solo per quelle prestazioni che hanno “effettiva natura artistica”. E la Rai cosa ha fatto? Fingendo di applicare questo parere, ha scritto un proprio piano che in pratica non applica il tetto a nessuno. Siamo alla deroga della deroga. Altro che artisti: nelle eccezioni della Rai rientrano tutti: conduttori, ballerini, registi, coreografi, autori, “attrazioni”, direttori artistici. I 41 fortunati che oggi in- cassano più di 240mila euro continueranno come se niente fosse. Sul contratto di Fazio, poi, siamo arrivati alla sublimazione della deroga, ovvero il trionfo della presa in giro.

Secondo lei il contratto di Fazio infrange le stesse regole che Viale Mazzini si è dato?

Leggendo il Piano che il Cda ha approvato, si scopre che hanno messo nero su bianco l’impegno a tagliare del 30% i compensi delle prime serate. Fazio nel precedente contratto prendeva 1,8 milioni. Ora ne prende 2,8: invece della riduzione c’è stato un aumento secco di oltre il 50%. Con un tentativo da azzeccagarbugli, la Rai ha provato a sostenere che in realtà Fazio avrebbe una riduzione del 13%, perché a fronte dell’aumento di compenso ci sarebbero maggiori ore di messa in onda. Se anche fosse così, e parliamo di una evidente presa in giro, comunque sarebbe stata disattesa la regola che loro stessi hanno approvato neanche un mese fa! Dovevano tagliare del 30%, invece loro stessi dicono di aver tagliato solo il 13! Ma non c’è solo questo.

Ci sono altre deroghe nascoste?

Il discorso si fa un po’ tecnico. Rispondendo a una interrogazione parlamentare, la Rai ammette che il programma di Fazio rientra nell’Aggregato A della contabilità separata del bilancio Rai, ovvero quella programmazione specifica da servizio pubblico sulla quale vengono dirottate tutte le risorse economiche del canone. Quindi non si tratta di una trasmissione prettamente commerciale e di natura artistica. Allora perché viene derogato il tetto da 240mila euro, viene affidata la produzione all’esterno e viene addirittura acquistato il format dallo stesso Fazio? Se è una trasmissione da servizio pubblico, la Rai non è in grado di produrla da sola? Peraltro, la trasmissione di Fazio viene classificata come programma di “informazione e approfondimento generale”, quindi non vi è “effettiva natura artistica della prestazione”, unica condizione che secondo il parere dell’Avvocatura dello Stato consentirebbe la deroga al tetto da 240mila euro. E allora perché a Fazio è stato concesso un cachet dieci volte tanto?

Per questo lei ha deciso di presentare un esposto alla Corte dei Conti e all’Anac, che hanno aperto indagini e approfondimenti?

In realtà c’è anche un altro lato oscuro in questa vicenda. La Rai, come tutte le società pubbliche, è tenuta ad osservare il Codice degli appalti, di cui il presidente dell’Anac Cantone proprio nei giorni scorsi ha denunciato le continue violazioni. E la Rai che fa? S’impegna con una delibera approvata a maggioranza in Cda ad affidare in appalto parziale la produzione del format ad una costituenda società di cui sarà socio lo stesso Fazio. Si decide cioè non solo di non bandire una gara ma addirittura di affidarsi ad una società quando ancora non esiste. Altro che conflitto di interessi! Forse oltre a Cantone e alla Corte dei Conti di questa vicenda dovrebbe occuparsi anche il procuratore Pignatone.

Non pensa che Fazio avesse tutti i titoli per rientrare nelle star su cui derogare il tetto?

In realtà credo che la dirigenza di questa Rai, a partire dal Cda che ha votato e poi smentito se stesso sul taglio dei compensi, non abbia alcuna intenzione di far fare sacrifici ai mega- stipendi delle cosiddette star, ma non ha neanche intenzione di tagliare il super compenso a qualche regista o qualche soubrette che di artistico hanno poco. Insomma, la casta Rai non si tocca: si ritengono superiori anche alla legge, non soltanto al buonsenso. Per questo mesi e mesi di rinvii sono serviti solo a scrivere circolari che sembrano “supercazzole” di Amici Miei dove si dice tutto e il contrario di tutto. Unico obiettivo: non toccare i super stipendi contrattati, in maniera del tutto interessata, dagli agenti, che sono diventati i veri padroni della Rai.

Torniamo all’atto di indirizzo in commissione di Vigilanza. Lei ha lanciato un appello al presidente Fico per accelerare. Che succederà?

Spero che si arrivi a breve all’approvazione della risoluzione. Se il nostro atto di indirizzo fosse già stato approvato, Fazio non avrebbe potuto far entrare dentro al ricco business della sua trasmissione, un affare da 70 milioni, un’azienda come Magnolia, tra i cui soci c’è anche Vivendi che rappresenta uno dei maggiori concorrenti Rai, sia come controllore di Tim sia come socio al 30% di Mediaset.

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