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Legge elettorale forense, oggi il via libera definitivo

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 La commissione giustizia potrà approvare in sede deliberante lo stesso testo licenziato al Senato, grazie al parere favorevole assicurato da tutti i gruppi
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LA CAMERA HA AUTORIZZATO IERI LA CORSIA PREFERENZIALE

Via libera decisivo a Montecitorio per la legge che disciplinerà le elezioni nei Consigli forensi: ieri mattina la Camera ha autorizzato la commissione Giustizia ad adottare la procedura di approvazione in sede deliberante. Già oggi dunque la commissione presieduta da Donatella Ferranti potrebbe approvare in via definitiva le nuove norme. Non subirà modifiche il testo, predisposto dal parlamentare di “Ala” Ciro Falanga, uscito dal Senato. Anche a Palazzo Madama la proposta di legge era stata approvata in sede legislativa dalla commissione Giustizia. A Montecitorio è stato seguito un criterio analogo: quando il 4 maggio scorso è iniziato l’esame in commissione, si è deciso di avviare in parallelo la procedura per ottenere la corsia preferenziale. Obiettivo al quale la relatrice del testo, Anna Rossomando del Pd, ha lavorato con pazienza nel corso delle ultime settimane, fino a ottenere il parere positivo da parte di tutti i gruppi rappresentati in commissione. Ieri la deliberazione definitiva, che consentirà alle nuove norme di diventare legge con tempi record.

Si tratta di un passo avanti particolarmente significativo considerato che la “legge elettorale forense” stavolta sarà espressa da fonte normativa primaria anziché da un regolamento. Una condizione che metterà il nuovo sistema di voto al riparo dai ricorsi in sede amministrativa. Proprio una sentenza del Tar del Lazio del giugno 2015 aveva sancito l’illegittimità del precedente sistema elettorale. L’urgenza di ridefinire la materia si era definitivamente manifestata dopo che il 31 gennaio e il 1° febbraio scorsi la Cassazione aveva annullato le sentenze con cui il Consiglio nazionale forense, in sede giurisdizionale, aveva ritenuto che fossero da “salvare” le elezioni presso gli Ordini degli avvocati di Latina e Bari. Secondo l’organismo istituzionale dell’avvocatura la sentenza del Tar non sarebbe stata applicabile a quei due casi in quanto successiva alle rispettive consultazioni elettorali, e avrebbe dovuto essere tutelato «il legittimo affidamento degli avvocati recatisi alle urne». Secondo le due pronunce della Suprema corte, invece, il Cnf avrebbe dovuto ritenersi legittimato a disapplicare un atto amministrativo qual era appunto il vecchio regolamento ministeriale. A Latina e Bari, in particolare, si era creata dunque un’insuperabile “vacatio”, a cui il Parlamento, nel giro di pochi mesi, ha posto rimedio, a beneficio anche di decine di altri Ordini forensi in attesa delle nuove norme.

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