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La task force di Minniti nei centri di accoglienza

L'annuncio del ministero dell'interno: un piano di oltre 2mila ispezioni per controllare a tappeto i Cie all’indomani dello scandalo del caporalato in Calabria
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Pronto un piano di ispezioni per controllare a tappeto tutti centri di accoglienza per gli immigrati. Ad annunciare la task force di persone altamente specializzate per i controlli è il ministro degli interni Marco Minniti, commentando un’operazione dei carabinieri in Calabria contro presunti sfruttatori di rifugiati ospitati in centri di accoglienza.

Il programma prevede 2.130 controlli ai centri, compresi quelli attivati in via d’urgenza. «È nostro interesse – ha sottolineato Minniti – garantire la massima trasparenza nella gestione dei centri per i migranti e per questo ho disposto l’insediamento al Viminale di un Osservatorio permanente per il monitoraggio delle strutture di accoglienza su tutto il territorio nazionale che, avvalendosi di personale altamente specializzato e formato per lo specifico obiettivo, riferirà al ministro dell’Interno degli esiti e delle verifiche effettuate». Minniti ha inoltre ricordato che ai primi di marzo è stato predisposto il contratto tipo, concordato con l’Anac, che regola ogni appalto per la fornitura di beni e servizi, relativo alla gestione e al funzionamento dei centri per l’accoglienza dei migranti.

La nota del ministero degli Interni è stata emanata all’indomani dello scandalo del caporalato all’interno di due centri di accoglienza emerso da una operazione giudiziaria condotta dalla procura di Cosenza. L’inchiesta è partita dopo la denuncia fatta lo scorso settembre da un nigeriano, Uyi Ekogiawa, ospite del centro di accoglienza «Villa Letizia» di Camigliatello Silano.

Il rifugiato ha messo nero su bianco le condizioni di vita cui erano assoggettati, ma soprattutto, ha raccontato agli investigatori lo sfruttamento cui erano sottoposti lui e gli altri rifugiati. Dalla sua testimonianza è emerso che all’interno delle due strutture di accoglienza straordinaria di Camigliatello Silano ( Cosenza), gli immigrati sarebbero stati costretti a lavorare dieci ore al giorno per un massimo di 20 euro. A sfruttarli, secondo l’inchiesta giudiziaria, sarebbero stati proprio i gestori dei centri.

La procura della Repubblica di Cosenza, guidata da Mario Spagnuolo, ha chiesto ed ottenuto dal gip Salvatore Carpino 14 misure cautelari nei confronti di altrettante persone accusate di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, abuso d’ufficio e tentata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Vicende giudiziarie a parte, gran parte dei centri di accoglienza e altri tipi di strutture per immigrati sono in condizioni allarmanti. Nel corso degli anni, la campagna LasciateCIEntrare ha denunciato una serie infinita di violenze, rivolte, atti di autolesionismo, suicidi e morti all’interno di varie strutture. Un sistema che ha già ampiamente dimostrato la sua dannosità ed inutilità. LasciateCIEntrare ha spiegato che ad oggi sono 4 i centri di identificazione ed espulsione operativi in Italia – Brindisi, Caltanissetta, Roma, Torino – dotati di 574 posti disponibili di cui effettivi 359. Al 30 dicembre 2016 risultavano trattenute 288 persone.

L’istituto del trattenimento è di fatto una misura coercitiva che incide sulla libertà personale la cui natura giuridica si sostanzia in una forma di privazione della libertà, sia pure di natura amministrativa. Dal 1 gennaio al 15 settembre 2016, le persone transitate nei Cie sono state 1.968. Di queste, 876 sono state rimpatriate, circa il 44%.

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