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Facci: «Casaleggio “torchiato” dai suoi dipendenti. Che brutta fine il giornalismo»

«La trasmissione di Lilli Gruber era una cosa organizzata tra amici: un ipersistema di protezione che alla fine si è ritorto contro il manager grillino»
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«Alla fine anche i grillini hanno capito che, purtroppo per loro, l’ 80% degli italiani si informano attraverso la televisione e i giornali». La firma di Libero Filippo Facci analizza l’intervista televisiva di Davide Casaleggio – «un tentativo per ora goffo di accreditarsi davanti a un pubblico strategico» – frutto del modo «scandaloso» con cui alcuni giornalisti accettano di sottostare alle pretese dei 5 Stelle, pur di averli in video.

L’altra sera Davide Casaleggio era a Otto e mezzo da Lilli Gruber. Che cosa non ha funzionato?

Per ora a non aver funzionato è stato lui. E questo per le regole classiche, secondo cui alcuni personaggi funzionano e altri no: gli mancavano gli elementi necessari, ovvero la telegenia e l’apparente spontaneità. Davide Casaleggio, lo abbiamo visto tutti in prima serata, parla in modo palesemente automatico – “imparato”, per dirla alla siciliana – a scatti e con frasi fatte. Insomma, tecnicamente non è stato in grado di catturare lo spettatore.

E a livello di contenuti?

A furia di non volersi sbilanciare, Casaleggio era più abbottonato di un vecchio segretario democristiano. Del resto, la trasmissione era una cosa organizzata tra amici: un ipersistema di protezione che gli si è ritorto contro, perchè ne è uscito un prodotto televisivo ingessatissimo. Di più, non si è capito assolutamente nulla di ciò che ha detto.

Poco mordente da parte degli intervistatori?

Basta guardare chi era seduto intorno a quel tavolo. Da una parte un personaggio come Gianluigi Nuzzi, che insieme alla società della moglie, la VisVerbi, sta organizzando la manifestazione di Casaleggio a Ivrea. Dall’altra Domenico De Masi, uno che in quella società veleggia spesso pur – per essere precisi – non essendone socio.

Due nomi troppo contigui al Movimento?

Più che altro una sorta di cordone sanitario che lo stesso Davide Casaleggio si è costruito intorno. Ho la vaga impressione che, almeno Nuzzi, alla fine della trasmissione si sia accorto che qualcosa non funzionava. L’unica che lo ha capito davvero lì per lì, però, è stata Lilli Gruber. Si è resa conto che la puntata non decollava e ha osato fare anche ciò che altrimenti mancava: delle domande.

Ma come spiega questo tentativo, per quanto goffo sia risultato, di avvicinarsi ai tanto detestati talk show?

I 5 Stelle puntano a cambiare il loro rapporto con la stampa, ma la vorrebbero asservita a uno schema che di nuovo e rivoluzionario ha davvero poco. Per questo cominciano sì ad andare nei programmi e nei talk show, ma lo fanno ponendo condizioni inaccettabili, come abbiamo visto a Otto e mezzo dalla Gruber.

Ma non dicevano che il giornalismo italiano è fatto solo di zombie?

Ci hanno mandati, secondo il loro verbo, affanculo con i primi Vaffaday, ma ora ci vengono a cercare. Stanno prendendo atto che i famosi “giornalisti morti” sono tutti vivi e che anche i giornali, alla fine, sono ancora lì e pigliano persino le sovvenzioni pubbliche. Insomma, hanno capito di avere bisogno dei mezzi con cui, purtroppo per loro, l’ 80% degli italiani ancora si informa, ovvero la carta stampata e soprattutto la televisione.

E’ un po’ colpa anche dei giornalisti, però, se predispongono ai 5 Stelle salotti pubblici così comodi…

Io considero inaccettabile l’approccio dei grillini e altrettanto scandaloso anche il modo in alcuni giornalisti accettano i loro inviti e li ricambiano.

Parla dell’invito della Gruber in trasmissione o dei colleghi che intervengono alla convention di Casaleggio a Ivrea?

Entrambi. E’ inaccettabile che i giornalisti vadano a Ivrea dopo aver assecondato le condizioni dei grillini e soprattutto è inaccettabile la maniera con cui colleghi e conduttori cedano alle loro richieste pur di averli nelle loro trasmissioni.

E perchè lo fanno?

L’incontro di Ivrea si intitola “Costruire il futuro” e forse molti giornalisti si preoccupano di costruire il loro di futuro, senza badare al presente. Un presente fatto delle condizioni che i grillini pongono per partecipare ai programmi televisivi, alle interviste che concedono o che negano. Insomma, loro immaginano un sistema di informazione terribilmente vecchio e di sicuro poco democratico. In fin dei conti, di che cosa ci stiamo occupando, parlando dell’intervista di Casaleggio? Di consacrare il legame e la discendenza di sangue di uno che vale uno solo in quanto figlio di Gianroberto Casaleggio.

Secondo lei Davide Casaleggio punta a un ruolo meno da eminenza grigia rispetto a quello del padre?

Forse cerca una via di mezzo tra il dietro le quinte e la politica di piazza. Sicuramente dalle parti di Grillo si sono accorti che, al di là dei roboanti propositi da fine del mondo, i giornali e la televisione sono ancora un territorio strategico, che loro devono occupare e soprattutto rassicurare.

Perchè rassicurare?

Perchè c’è tutta la parte adulta e anziana della popolazione che non li conosce, dato che non frequenta il web. Così si spiega l’incursione in prima serata dalla Gruber: un tentativo di accreditarsi.

Un tentativo che però non sembra riuscito.

Sì, almeno per ora lo hanno fatto in modo goffo. Tutte le protezioni che che Casaleggio si è costruito intorno alla fine lo hanno incastrato e reso anche un po’ ridicolo. Insomma, tutto si può dire tranne che la trasmissione abbia funzionato.

 

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