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De Masi: «Grillo non è un padrone: chi prende il 30% è un leader»

Intervista al sociologo vicino ai Cinque stelle tra gli ospiti d'onore l'8 aprile Ivrea dove il movimento ricorderà Gianroberto Casaleggio: «Non farei mai il ministro, sono troppo spigoloso»
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Sociologo, docente emerito alla Sapienza, ex preside della facoltà di Scienze della comunicazione a Roma. Domenico De Masi, 79 anni, è uno degli esperti a cui il Movimento 5 Stelle si è rivolto per studiare il mercato del lavoro. Ed è uno dei selezionatissimi ospiti che l’ 8 aprile parteciperanno all’evento dedicato alla memoria di Gianroberto Casaleggio, organizzato dal figlio Davide, a Ivrea, nei locali dell’ex fabbrica Olivetti.

Professore, di cosa parlerà a Ivrea?

Ho ricevuto l’invito come sociologo. Tema dell’incontro: il futuro. Saranno presenti scienziati, giornalisti e tecnici. Discuteremo di come cambieranno le tecnologie, la medicina, l’informazione, il tempo libero. A me hanno chiesto di intervenire sulla mia materia: il lavoro.

E proprio sul futuro del lavoro, il M5S le ha commissionato una ricerca: “Lavoro 2025”. In questi mesi il suo rapporto con Grillo è rimasto di natura professionale o si è trasformato in un legame politico?

No, assolutamente. A settembre ho consegnato il lavoro che mi avevano commissionato, poi abbiamo fatto un seminario di due giorni in cui hanno preso la parola solo gli esperti che avevano partecipato alla ricerca: economisti del lavoro, giuristi del lavoro, psicologi del lavoro. Non c’è stato alcun intervento politico. E dopo non ho avuto altri contatti. Ho incontrato Grillo e Casaleggio solo quando ho consegnato il nostro studio, volevano che gli spiegassi la ricerca. Grillo faceva molte domande, Casaleggio è una persona molto silenziosa.

Se il Movimento le chiedesse di fare il ministro del Lavoro in un ipotetico governo 5 Stelle accetterebbe?

Ho dedicato tutta la vita a studiare il problema del lavoro. Non ho esperienze di carattere politico, sarei un tecnico, dunque, poco utile.

Il M5S si rivolge spesso a tecnici per sopperire alla mancanza di una classe dirigente già formata…

Spero che li trovino, non credo di essere tra questi. E non credo che penserebbero a me. In Italia di esperti di organizzazione del lavoro ce ne sono tantissimi e ottimi. Ad esempio, quelli che hanno lavorato alla ricerca di cui parlavamo sono undici: uno più bravo dell’altro.

E se invece Grillo avesse bisogno proprio di lei?

Sono una persona molto spigolosa, molto complicata, metterei tante e tali condizioni che alla fine cambierebbe idea. Vedo il mio futuro come studioso, non come “pratico”.

Dunque, il suo rapporto col M5S resterà solo di natura scientifica?

Sì, e lo intratterrei anche con altri partiti se avessero voglia di fare ricerca. Insegno Sociologia del lavoro dagli anni ‘ 70 alla Sapienza, e in tutto questo tempo il Movimento è stato l’unico a chiamarmi. La politica finora non ha ritenuto opportuno fare ricorso alla sociologia.

Eppure lei si è sempre dichiarato di sinistra…

Ho sempre votato il Pd e i partiti che lo hanno preceduto: Ds, Pds, Pci.

E adesso? È ancora un elettore del Pd?

Voterò per il partito che avrà il programma più socialdemocratico. Sono fortemente contrario alle forze che si presentano con un programma intriso di idee liberiste, reputo che siano colpevoli dello scandaloso divario sociale tra ricchi e poveri. Berlinguer aveva spostato il partito dal comunismo alla socialdemocrazia, ora mi pare che il Pd si stia spostando dalla socialdemocrazia al liberismo.

Non pensa che questo processo sia iniziato negli anni ‘ 90?

No. La responsabilità maggiore è di Renzi. Basti pensare alle recenti leggi sul lavoro, al Jobs Act e all’abolizione dell’articolo 18, smaccatamente neoliberali. Ma c’è un motivo storico: mentre i liberisti hanno prodotto il neoliberismo, i marxisti non hanno prodotto il neomarxismo. Sciaguratamente, i marxisti hanno chiesto in prestito idee ai liberali.

Basta la proposta sul reddito di cittadinanza per fare dei 5 Stelle una forza socialdemocratica?

Non conosco il programma del Movimento 5 Stelle. Lei lo conosce? Il programma si potrà definire socialdemocratico o liberale dal modo in cui proporrà di ripartire la ricchezza. Il salario minimo, perché è questa in realtà la loro proposta di legge, mi trova consenziente. Io sarei andato anche oltre: avrei optato per un reale reddito di cittadinanza.

Conoscere il programma M5S, in effetti, non è semplice. A parte alcuni punti votati in Rete, i grillini costruiscono il “programma” di volta in volta, a seconda delle esigenze. È un vantaggio da un punto di vista elettorale?

Loro non sono un partito, sono un Movimento. E la caratteristica di un’organizzazione di questo tipo è la fluidità, i partiti, invece, sono delle vere e proprie istituzioni.

È normale che in un movimento tutto il potere sia concentrato nelle mani di una sola persona?

Di solito i movimenti teoricamente sono acefali, però anche in realtà di questo tipo si trovano delle leadership molto forti: è accaduto anche a Berkley e nel maggio francese.

È paragonabile una leadership naturale e riconosciuta a quella esercitata con la forza dell’imperio?

E perché la leadership di Grillo non è riconosciuta? Certo che lo è, ed è esercitata con l’imperio come tutte le leadership. Il problema, semmai, è l’accondiscendenza dei seguaci.

Il problema è che se sei proprietario del simbolo del partito e puoi decidere a chi concederlo o no, la tua leadership non è contendibile…

Non ho studiato abbastanza il problema del simbolo, ma credo che se uno ha il 30 per cento dei voti degli italiani non l’ha ottenuto perché è proprietario di un marchio. Magari molti elettori non lo sanno neppure che Grillo possiede il simbolo. Quando un fenomeno è così grosso presenta sempre aspetti complessi che andrebbero studiati con attenzione.

Un’ultima domanda. Enrico Mentana ha detto che a Ivrea ci sarà anche un magistrato importante di cui non ha voluto fare il nome, lei ne sa qualcosa?

No, non lo so. Ho letto anch’io l’intervista di Mentana ma non ne ho idea. Spero solo partecipino persone competenti.

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