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L’autonomia delle procure inizia dall’organizzazione

Le procure e il loro ruolo: un argomento che in discussione al Csm che in una circolare affronterà l'organizzazione degli uffici inquirenti
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L’organizzazione dell’ufficio del pubblico ministero è da tempo argomento centrale nel dibattito in materia di giustizia.

A distanza di dieci anni dalla riforma dell’Ordinamento giudiziario che ha, di fatto, “gerarchizzato” le Procure, la necessita di una sua rivisitazione è avvertita da più parti. Il Csm in queste settimane sta discutendo una circolare sugli uffici inquirenti che affronti tutti i settori d’interesse: assegnazioni dei fascicoli, revoche, priorità nella trattazione dei procedimenti. Nei giorni scorsi sono stati anche interpellati per un parere i procuratori generali e i procuratori distrettuali. Sul punto merita di essere segnalato un incontro che si è tenuto ieri pomeriggio, promosso da Magistratura indipendente, presso l’Aula magna del Palazzo di giustizia di Milano, dal titolo “Organizzazione e indipendenza del pubblico ministero”. Fra i relatori, Roberto Alfonso, Procuratore generale di Milano, Aurelio Barazzetta, Presidente della Sezione Gip del Tribunale di Milano, Giorgio Reposo, Procuratore di Pavia.

Il presidente delle Settima commissione del Csm, il togato Claudio Galoppi, competente proprio sull’organizzazione degli uffici giudiziari, introducendo i lavori ha evidenziato che se bisogna difendere l’unicità della giurisdizione, quindi non separare le carriere fra giudici e pubblici ministeri, «la cultura tabellare deve essere portata in procura», con l’introduzione di criteri trasparenti per l’assegnazione dei fascicoli. Il rischio è che si crei una “Repubblica delle Procure”.

Questo concetto è stato ribadito anche dall’altro rappresentante di Mi al Csm Luca Forteleoni per il quale «ogni Procura è una monade a se stante». Bisogna andare oltre le attuali disposizioni normative che prevedono da parte del Csm una semplice presa d’atto su come il Procuratore organizza il suo ufficio. Argomento molto delicato è “l’auto assegnazione” del fascicolo da parte del Procuratore. In questi anni si è spesso assistito a Procuratori che, in piena autonomia, decidevano quali fascicoli seguire e quali assegnare ai propri sostituti.

L’auto assegnazione da parte del Procuratore ha due enormi rischi: incide negativamente sulla durata del processo e, soprattutto, solleva il dubbio fra i sostituti sul “perché il capo si tiene proprio quel fascicolo? Che volenteroso! ”

Il fascicolo che il Procuratore si assegna dovrebbe essere sempre coassegnato con un sostituto a garanzia di trasparenza e per evitare “sospetti” sul suo operato.

Rafforzare, dunque, i criteri automatici di assegnazione dei fascicoli, senza rinunciare all’obbligatorietà dell’azione penale. Roberto Alfonso, balzato alle cronache per aver avocato le indagini su Expo 2015 alla procura di Milano, ha sottolineato quali sono i compiti di vigilanza degli uffici requirenti di secondo grado. “Un potere monco” che andrebbe rivisto. Tutti d’accordo sul fatto che una indagine “ben fatta” è strettamente collegata alla ragionevole durata del processo.

Indagini tempestive e complete sono, poi, «la migliore garanzia per la difesa». Dalla discussione è emerso, infine, che non ha trovato applicazione la norma che vieta di comunicare alla stampa nomi dei sostituti titolari delle indagini.

Con la conseguenza di “personalizzare” l’attività investigativa.

 

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