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Un bel giorno arrivò Mandrake. E i fascisti non se ne accorsero…

Anni 30, le strip americane invadono l'Italia con Flash Gordon, l'Uomo mascherato, Tarzan, Topolino e altri personaggi leggendari. Il Minculpop le proibì nel 1940 ma ormai era troppo tardi. Poi arrivarono i supereroi
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Gli anni trenta del secolo scorso furono la grande stagione dei fumetti americani, prontamente importati in Italia, dove le edicole si riempirono delle copertine multicolore dei “giornaletti”, come si diceva allora.

Il più grande cartoonist di tutti i tempi si chiamava Alex Raimond. Non visse a lungo: quarantasette anni dedicati in gran parte al disegno e alle sceneggiature. Era nato a New York il 2 ottobre 1909 e morì il 6 settembre 1956 a bordo della sua vettura sportiva, in un incidente automobilistico nei pressi di Westport, nel Connecticut. Il capolavoro di Raymond è la saga di Flash Gordon, un giovane giocatore di polo che si trova a bordo di un aereo insieme con una deliziosa fanciulla, Dale Arden, quando il velivolo è colpito da un meteorite e i due si salvano lanciandosi con il paracadute. Atterrano presso un laboratorio dove uno scienziato, Zarkov, sta per partire con un razzo di sua invenzione per un viaggio interplanetario. I due sono costretti, pistola alla mano, a seguire lo scienziato. E sbarcano su un pianeta sconosciuto dominato da un feroce dittatore dai tratti mongolici, Ming.

E qui va aperto un inciso. Il Minculpop, il ministero della Cultura popolare del regime fascista, specializzato in attività censorie, si avvide con molto ritardo della carica libertaria dei fumetti americani, tale da introdurre pensieri eretici nelle menti dei balilla di allora. Li proibì soltanto nel 1940, a guerra iniziata, sostituendoli con fumetti più osservanti di disegnatori italiani. Tra questi non mancarono autori di prestigio. Guido Moroni Celsi disegnò il ciclo salgariano di Sandokan e Cesare Zavattini fu lo sceneggiatore di un pregevole Saturno contro la terra.

Ma nell’insieme il risultato dei fumetti italiani fu deludente, anche se Dick Fulmine, il gigantesco eroe che aveva le sembianze di Primo Carnera fu presto popolare tra i ragazzi. Soltanto negli anni Sessanta si potrà cominciare a parlare di “scuola italiana”, capofila Hugo Pratt con il suo meraviglioso Corto Maltese. Negli anni Trenta il Minculpop si limitò a italianizzare qualche nome. Zarkov divenne Zarro e la principessa Daran, amica di Mandrake, fu trasformata, perdendo il suo sapore esotico, in Narda.

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Ma torniamo a Raymond. Le avventure di Gordon su Mongo ebbero inizio nel 1934 e spianarono la strada, parecchi decenni dopo, a Guerre stellari e a tutti i film e gli sceneggiati del genere. La fantasia non ha limiti. I personaggi della saga indossano costumi che sono una via di mezzo tra il Medio evo e il futuro. Alcuni abitanti di Mongo sono esseri umani dalla pelle gialla, altri una fusione tra uomini e animali: uomini- falco, uomini- leone, uomini- lucertola. Le armi proiettano raggi micidiali. Le città sono bombardate da ordigni distruttivi che somigliano molto alle bombe atomiche. Episodio dopo episodio, si snoda la guerra tra Ming, il dittatore, e Gordon, il liberatore venuto dallo spazio. Il terrestre può contare sulla bella donna arrivata con lui dalla terra, Dale Arden, sul principe Barin, monarca del regno delle foreste e, soprattutto, sulla setta degli uomini liberi. E questa storia di uomini liberi che si oppongono a un tiranno avrebbe dovuto impensierire il Minculpop. Ma i censori degli anni Trenta, occu- pati a far digerire agli italiani un regime liberticida, non si curarono degli uomini liberi di carta. Gordon alla fine ha la meglio su Ming. Una nuova era si apre per Mongo. Ma siamo già nel 1939. La guerra, quella vera, scoppia sulla terra. E Gordon, da buon americano, fa ritorno al suo mondo per battersi contro Hitler e il nazismo.

Ma la saga stellare non è l’unica opera di Raymond. Il suo esordio in grande stile avviene con la collaborazione con un altro cartoonist, Liman Young, che aveva dato vita di carta in quegli anni a due giovani americani capitati in Africa, Cino e Franco.

Raymond sceneggia e disegna per Young due lunghi albi che segnano uno spartiacque nella vicenda dei due ragazzi. Cambiano trame e stile. La prima avventura, ‘ Sotto la bandiera del re della jungla’, si svolge in un immaginario piccolo regno africano guidato da un bianco autoproclamatosi re, che si regge sullo sfruttamento di schiavi neri e sulle aggressioni alle carovane. Naturalmente, alla fine Cino e Franco sconfiggono re Carlos. La seconda avventura, forse la più bella, s’intitola ‘ La misteriosa fiamma della regina Loana’. Una regina che spadroneggia in un regno sotterraneo e che ha scoperto il segreto dell’eterna giovinezza, originata dalla fiamma di una misteriosa lampada. Deve essere piaciuta molto questa storia a Umberto Eco se l’autore de Il nome della rosa e de Il cimitero di Praga intitola un suo romanzo La misteriosa fiamma della regina Loana. È la vicenda di un uomo, Yambo, che, in conseguenza di un ictus, perde la memoria. La riacquista ritornando nella casa della sua infanzia e rileggendo le vecchie avventure di Cino e Franco, Gordon, Mandrake. Le altre storie di Cino e Franco, a cura di Liman Young, si svolgeranno sempre in Africa. I due saranno arruolati in uno speciale corpo di polizia coloniale, la pattuglia dell’avorio, guidata dall’energico capitano Clark.

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Coetanei di Gordon sono altri due personaggi di Raymond, l’ Agente segreto X9 e Jim della giungla. Il primo è l’antenato di James Bond. Stesso spirito avventuroso, stesso coraggio al servizio della legge, stessa abilità nel maneggio della pistola, ma meno avventure galanti e niente attrezzature speciali. Non ci sono ‘ Spectre’ in America negli anni Trenta, ma potenti bande di gangsters specializzate nel contrabbando di al- colici, nello sfruttamento della prostituzione, nel gioco d’azzardo. X9 è inflessibile nello sgominarle e nello scoprire, spesso, i personaggi insospettabili che tirano le fila del losco traffico. Lo sceneggiatore dei primi albi di X9 non è Raymond, è Dashiell Hammett, il padre del giallo americasno. Suo il personaggio di Sam Spade, antesignano di tutti gli investigatori dei decenni successivi, suo quel ‘ Falcone maltese’ che ispirò la versione cinematografica, Il mistero del falco, magistralmente interpretata da Humphrey Bogart, da Mary Astor e da Peter Lorre.

Il secondo personaggio è Jim della giungla. Nasce come contraltare alla versione fumettistica del Tarzan di Edgar Rice Burroughs. Ma non è un semiselvaggio Jim. Vive anche lui nelle foreste – non si sa bene se africane o asiatiche – ma non si veste di pelle di leopardo. E’ un esploratore che si batte contro la malavita locale. Poi, pian piano, allarga il suo giro d’orizzonte e lo troviamo in mari e città di tutto il mondo, perfino in Cina dove sgominerà una temibile banda di spie, il ‘ Triangolo viola’.

L’ultima creazione di Raymond, nel dopoguerra, è un investigatore moderno, elegante, colto, raffinato, di bell’aspetto, Rip Kirby. Niente a che vedere con X9. Violento solo se è strettamente necessario, scapolo e corteggiato dalle donne, assistito da un solerte maggiordomo, Desmond, da X9 ha ereditato solo il fiuto poliziesco e la determinazione nella caccia ai criminali. Non perseguiterà rozzi delinquenti, ma signori del crimine. E, naturalmente, avrà sempre la meglio. Raymond seguirà Kirby fino al 1959, fino allo scontro fatale. Ma per lunghi anni molti dei suoi fumetti, con altri disegnatori e sceneggiatori, gli sopravviveranno.

Una carrellata, sia pure breve, sui fumetti americani degli anni Trenta non può non includere due personaggi ancora vivi tra i lettori: Mandrake e l’Uomo mascherato.

Mandrake the magician – è questo il titolo con cui apparve per la prima volta nel 1934 – ha fatto sognare intere generazioni di ragazzi, e non soltanto di ragazzi. ‘ Ma chi sei, Mandrake? ‘, si sente dire ancor oggi per prendere in giro chi racconta balle, millanta, vanta inesistenti abilità. Per tre anni, fino al 1937, Mandrake è un mago, pratica la magia bianca contro quella nera, dei criminali. E fa di tutto. Con un movimento della sua bacchetta, con un cenno della sua mano, richiama in vita un sacerdote egizio, viaggia istantaneamente da un capo all’altro del mondo, inverte la traiettoria di un pugnale lanciato contro di lui, usa ipnosi e telepatia. I corpi lievitano, i nemici si trasformano in bastoncelli di legno o in animali, le case volano. Ma ai benpensanti americani sembrò che i poteri di Mandrake, i contenuti un po’ troppo fantastici della prime storie, l’alone di mistero che le permeava, turbassero i giovani lettori.

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E allora il mago viene trasformato in un illusionista, sia pure di valore. Ciò che fa non è più vero, sembra vero. E le sue storie perdono di interesse, le sue avventure scadono spesso nel banale. Con tutto questo, però, Mandrake è arrivato fino ai nostri giorni. Mandrake è figlio di due padri, il disegnatore Phil Davis e lo sceneggiatore Lee Falk. Phil volle dare al mago i lineamenti e il portamento del suo collega Lee. Eleganza, faccia regolare, baffetti a fior di labbro, gli stessi che lo sceneggiatore portò, ormai bianchi, in giro per il mondo, rilasciando interviste e tenendo conferenze sul suo personaggio fino agli anni Novanta. Mandrake ha due comprimari, il servo nero Lothar e la principessa Daran. Il primo è un gigante fortissimo, vestito nelle prime avventure di pelle di leopardo. Ma poi, quando il mago viene declassato in illusionista, veste abiti civili e si scopre addirittura che è il re di una piccola tribù africana, dove si reca di tanto in tanto. Daran ( o Narda) è la principessa di un piccolo regno mitteleuropeo, con un fratello scioperato che spesso metterà nei guai la sorella e lo stesso Mandrake. Nemico giurato del mago è il Cobra, di origine asiatica, dai lunghi baffi che scendono sotto il mento, il capo perennemente coperto da un cappuccio. Il Cobra è un grande esperto di magia nera e gli scontri tra i due maghi sono epocali, specialmente nella prima avventura, forse la più bella. Avversari del periodo eroico di Mandrake sono anche ‘ Il mostro del passo Tanov’ e il ‘ Cammello d’argilla’, un ladro abilissimo nei travestimenti, tanto che a un certo punto adotta le sembianze dello stesso Mandrake.

Altro eroe dei fumetti degli anni Trenta è l’Uomo mascherato, ‘ the phantom’, nella versione originale. È sceneggiato da Lee Falk e disegnato da Ray Moore. Veste una rossa tuta aderente che gli copre anche l’intera testa, tranne gli occhi. L’uomo mascherato è figlio d’arte. Un suo antenato, ancora ragazzo, fu l’unico sopravvissuto ad un assalto di pirati alla nave dove viaggiava con i genitori. Raggiunta terra in Africa e diventato adulto, giurò sul teschio del padre che avrebbe vendicato i suoi morti e che lui e i suoi discendenti avrebbero lottato per tutta la vita contro i criminali. Di generazione in generazione, l’uomo mascherato rinnova il giuramento avito. Ma gli indigeni, e non soltanto loro, non conoscono la storia. Lo credono immortale e ad ogni apparire del teschio effigiato nel suo anello, mormorano terrorizzati: ‘ Il fantasma’, ‘ L’ombra che cammina’. Tutti, tranne i Bandar, la tribù di pigmei dove the phantom è considerato un re e dove trova spesso rifugio tra un’avventura e l’altra. Memorabile quella in cui l’uomo mascherato distrugge la potente organizzazione dei pirati Singh, i discendenti degli assassini dei suoi avi. Anche lui, naturalmente, ha una compagna, Diana, e la va a trovare di tanto in tanto in America, coprendo il costume rosso con un impermeabile allacciato fino al collo e un ampio cappello.

Ma il più longevo degli eroi di carta non è un uomo, è un animale antropomorfo, Topolino, letto da milioni di ragazzi in tutto il mondo. Il suo creatore è un genio, Walt Disney. Mickey Mouse, nella prima versione Mortimer Mouse, Topolino in Italia, è dovuto a un’ indovinata idea di Disney, che associa carta stampata e pellicola di celluloide. Nello stesso periodo, primi anni Trenta, appaiono in America cartoni animati e albi di Topolino. Disney, nella storia del fumetto, sta alla pari con Raymond. Con una sostanziale differenza.

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Il secondo è un outsider, un solitario che crea le sue storie senza delegarle ad altri. Il primo un grande organizzatore, il fondatore di un impero, ma gran parte della sua fama la deve ai collaboratori che hanno riempito di contenuti il contenitore Topolino e hanno creato molti dei suoi comprimari. Topolino, il primo, quello degli anni Trenta, è il giovane americano che reagisce con forza alla crisi del 1929, il figlio del New Deal di Roosewelt, il pioniere della nuova frontiera. Con i suoi compagni, Minnie, Pippo, Orazio, Clarabella, Paperino ( che nei decenni successivi gli farà una strenua concorrenza nel favore dei giovani lettori), il cane Pluto, si batte contro le ingiustizie, i favoritismi, i nemici interni ed esterni degli Stati Uniti. Un esempio per tutti: Topolino giornalista. Il suo creatore è Floyd Gottfredson, il principale collaboratore di Disney. Siamo al culmine della stagione gangsteristica americana.

Lo schermo è invaso da film quali ‘ Piccolo Cesare’, ‘ Il nemico pubblico numero 1’, ‘ Scarface, lo sfregiato’, ‘ G Men’ ( in Italia ‘ La pattuglia dei senza paura’), dove un coraggioso poliziotto, James Cagney, affronta e sconfigge i criminali. Oltreoceano la libertà di stampa è un culto. E Topolino indossa i panni di un intrepido giornalista alle prese con un bieco gangster, Gamba di legno, che alla fine avrà la peggio. Non mancano nei primi racconti disneyani moderni pirati dell’oceano, truffatori d’ogni risma, fuorilegge del West, perfino un simpatico inventore, l’Uomo nuvola, che anticipa di decenni la scoperta dell’energia atomica, ma non la consegna alle potenze internazionali perchè teme che la userebbero per farne ordigni di morte. Poi, Topolino fa la fine di Mandrake. Edulcorato, modificato nei lineamenti e negli abiti, protagonista di storielline che nulla hanno a che vedere col suo passato, prodotto anche in Italia, continua a vivere di vita banale, ma di grande diffusione.

Nel 1938 nasce Superman, nel 1939 Batman. Ha inizio la longeva epoca dei supereroi. Ma questa è un’altra storia.

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