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Una tempesta giudiziaria scuote la monarchia spagnola

Alla fine dell'inchiesta per corruzione e fondi neri, i giudici iberici assolvono l'infanta Cristina di Borbone, sorella del re Felipe di Spagna, ma condannano il marito Iñaki Urdangarin ex campione di pallamano. Che ora rischia il carcere.
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Il portavoce del FC Barcelona di pallamano, Josep Vives, ha dichiarato che non verrà ritirata la maglietta numero 7 con il nome di Iñaki Urdangarin appesa al Palau Blaugrana, la struttura sportiva che ospita varie specialità della società sportiva Barcellona come hockey, calcio a 5, basket e pallamano. <<La maglietta non verrà tolta. I meriti sportivi di Iñaki Urdangarin sono insindacabili, al di là delle vicende giudiziarie>> afferma Josep Vives. Ma possono essere declassate a “vicende giudiziarie” quelle che hanno visto protagonista un membro della Famiglia Reale Spagnola negli ultimi giorni?

La sentenza di primo grado di dieci giorni fa aveva condannato per frode, malversazione, prevaricazione, traffico di influenze e reati fiscali vari Iñaki Urdangarin a 6 anni e tre mesi di prigione e Diego Torres a 8 anni e sei mesi, e altre 15 persone tra le quali l’ex presidente delle Baleari Jaume Matas. Urdangarin è il consorte di Cristina di Borbone, sorella di re Felipe VI di Spagna.

Il Tribunale di Palma ha considerato necessario non solo il carcere preventivo per Urdangarin e Torres, ma ha anche tolto la cauzione rispettivamente di 200mila e 100mila euro per i due soci dell’Istituto Noos. In attesa dell’appello e se veramente all’appello si presenterà, l’unica cosa a cui dovrà sottoporsi Iñaki Urdangarin, membro acquisito della Famiglia Reale Spagnola, sarà di presentarsi ogni primo del mese davanti alle autorità giudiziarie in Svizzera, dove vivrà libero e con il proprio passaporto.  Ma andiamo per gradi: che cos’è l’associazione Noos e cosa hanno appreso i pubblici ministeri? 

Si tratta di una “società altruista”, apparentemente senza scopo di lucro, creata nel 1999 dall’imprenditore spagnolo Diego Torres. L’Istituto Noos non risulta però attivo fino al 2003, anno in cui all’interno della società, in qualità di socio di Diego Torres, vi entra Iñaki Urdangarin, genero del Re Juan Carlos e cognato di Felipe VI grazie al matrimonio con la sorella, l’Infanta Cristina de Borbón. Ex campione di palla a mano, Urdangarian vince il bronzo olimpico con la nazionale spagnola ad Atlanta nel 1996 e a Sidney nel 2000, e il bronzo nell’Europeo del 2000 in Croazia. Nello stesso anno si ritira dalla carriera sportiva e nel 2003 comincia il sodalizio con Diego Torres.   

Attraverso l’Istituto Noos e in qualità di membro della Famiglia Reale Spagnola, Urdangarin e Torres ottengono contratti irregolari con entità pubbliche e private, tra le quali risaltano Volkswagen, Telefónica (compagnia spagnola di telefonia mobile e fissa), la banca basca BBVA e l’impresa petrolifera Repsol. Mediante tale metodo l’Istituto Noos offriva servizi di consulenza, organizzava convegni e congressi sportivi, ma quasi mai questi servizi corrispondevano a una reale prestazione o piuttosto il prezzo di tali servizi veniva gonfiato. E cosí, tra il 2004 e il 2006, l’Istituto Noos fattura 17 milioni di euro, di cui almeno sei arrivano dalle amministrazioni pubbliche. 

A gennaio del 2004 per esempio, secondo le migliaia di pagine di ricostruzioni dei pubblici ministeri, Urdangarin e Torres si riuniscono con i massimi esponenti della Comunità Autonoma Valenciana di allora: il presidente del Parlamento Valenciano Francisco Camps e la sindachessa di Valencia Rita Barberá, entrambi politici del PP. L’incontro avviene nel Palazzo della Zarzuela, residenza privata dei reali Juan Carlos e consorte. La formula è sempre la stessa: organizzazione di convegni e congressi a tematica sportiva. Effettivamente i Valencia Summit prendono forma nel 2004, 2005 e 2006, ma costano all’erario 3,1 milioni di euro, di cui più di due sono finiti nel portafoglio di Urdangarin e Torres. 

Le conferenze sul “turismo e lo sport” Illes Baleares Forum, durati due giorni ciascuno nel 2005 e 2006, sono costati 2,3 milioni di euro, e almeno un milione e mezzo sono finiti nelle tasche di Urdangarin e Torres. 

Questi sono solo due esempi del metodo che era stato messo a punto dal marito dell’Infanta Cristina e da Diego Torres. Altre volte invece, l’Istituto Noos riceverà sovvenzioni di migliaia di euro senza fornire nessun tipo di servizio, come quando riceve 382mila euro per promuovere la candidatura della città di Valencia a dei giochi europei che non verranno mai disputati.

A parte dunque l’accreditazione di contratti irregolari con enti pubblici e privati, Urdangarin e Torres avevano ideato una complessa rete di società che fatturava servizi fasulli all’Istituto Noos, di modo che dalla “società senza scopo di lucro” Noos venivano spostati i soldi a società paravento. Questa rete di società poi si incrociava le fatture per diminuire le tasse imposte dallo Stato Spagnolo alle società finanziarie. E come ultimo passo, i soldi venivano dirottati a un paradiso fiscale in Belize. 

Nella giunta direttiva di Noos figurano anche l’Infanta Cristina e il suo segretario personale Carlos García Revenga. Sebbene in un secondo momento i pubblici ministeri abbiano deciso di non accusare anche Cristina de Borbón, la società paravento Aizoon, che serviva proprio a svuotare le casse dell’Istituto Noos e far perdere le tracce del denaro, era a nome di Iñaki Urdangarin e sua moglie Cristina.

Aspettando che si faccia chiarezza sulle presunte evasioni fiscali del numero 11 del FC Barcelona, Neymar, l’enorme maglietta blaugrana numero 7 con il nome di Urdangarin rimane in bella mostra nel Palau, fonte di ispirazione per i piccoli giocatori di pallamano catalani e i giovani evasori fiscali del domani. 

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