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“Non mi ritiro, deciderà il popolo, non i magistrati”

Colpito dall'inchiesta sulla moglie Penelope, François Fillon non molla: "Contro di me un assassinio politico". Ma nel suo partito cresce il coro di chi gli chiede di gettare la spugna
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Francois Fillon non ci sta, sbatte i pugni, si indigna, attacca i magistrati che secondo lui vogliono compiere “un assassinio politico”, rivendica la sua innocenza e la sua trasparenza e accusa i giudici di “violare lo Stato di diritto”. Ma soprattutto non getta la spugna: resterà il candidato del centrodestra alla presidenza della Repubblica francese nonostante sia ufficialmente indagato nell’inchiesta che ha coinvolto la moglie Penelope: “E’ il popolo che deve decidere non i magistrati”.

Al termine di una mattinata drammatica, iniziata con le notizie di una convocazione in Procura per lo scandalo ‘PenelopeGatè e le voci sempre più insistenti di un suo ritiro dalla corsa per l’Eliseo, Fillon convoca la stampa nella sede del quartier generale dei Republicains a Parigi e dopo un vertice con lo stato maggiore del partito, decide di rilanciare. “Non mi ritiro – scandisce – vado fino in fondo. Sarò il candidato alla presidenza della Repubblica”. “La Francia è più grande dei miei errori – aggiunge Fillon – la mia volontà di servire la Francia è più grande delle accuse contro di me”. L’ex premier attacca frontalmente la magistratura e i media, colpevoli a suo dire di avere orchestrato una campagna contro di lui, parla di una inchiesta basata sulla “semplice base di un rapporto di polizia”, in cui lo “stato di diritto è stato violato in modo sistematico, la stampa ha fatto da eco alle convinzioni degli inquirenti, gli argomenti che ho portato a mio discarico non sono stati ascoltati, la presunzione di innocenza è completamente scomparsa”.

Fillon conferma che andrà dai magistrati il 15 marzo per essere sentito sull’inchiesta seguita alle rivelazioni del settimanale Canard Enchainè sugli incarichi di collaborazione della moglie e dei figli, che sarebbero costati molte migliaia di euro di soldi pubblici, e accusa i giudici di avere calcolato la data proprio per impedirgli di candidarsi, visto che le candidature devono essere presentate con l’appoggio dei grandi elettori enttro il 17 marzo. La magistratura “non mi ha trattato come chiunque altro si trovi di fronte alla giustizia”, per “impedirmi di essere candidato alla presidenza. I miei avvocati hanno chiesto alla Corte d’appello di pronunciarsi immediatamente sulle irregolarità della procedura, ma gli è stato negato”. “Molti dei miei parlano di assassinio politico – attacca Fillon – È così, questo è un assassinio, ma non solo nei miei confronti ma nei confronti delle stesse elezioni presidenziali, del voto degli elettori di destra, di centro e di sinistra. Andrò dai giudici a dire la mia verità, la verità”. Fillon, che non consente domande ai cronisti durante le dichiarazioni, aggiunge che “è al popolo francese e solo a lui che mi appello, a quelli che mi seguono e a quelli che mi combattono: non è una procedura a mio carico che può decidere chi sarà il prossimo presidente della Repubblica, Non mi ritiro, non mi arrendo e vi chiedo di seguirmi”.

Il candidato dei Républicans dunque non molla. Ma la possibilità di arrivare al secondo turno, stando ai sondaggi, è quasi nulla. Fillon resta inchiodato al 20%, dietro la leader del Front National, Marine Le Pen e del candidato centrista, Emmanuel Macron.  Cifre impietose di fronte alle quali più di un esponente del centrodestra ha chiesto a Fillon di lasciare prima che si consumi la piccola apocalisse neogollista. L’ultimo tra questi è  l’influente Bruno Lemaire membro della campagna di Fillon che ieri mattina si è ufficialmente ritirato.

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