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Lazio il bando per ginecologi non obiettori fa infuriare i vescovi

La decisione dell'ospedale San Camillo di Roma dove i medici dovranno garantire l'interruzione di gravidanza. Cei sul piede di guerra. I radicali: "Estenderlo anche alle altre regioni"
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La Regione Lazio, prima in Italia, vara un bando riservato esclusivamente a medici non obiettori di coscienza, per garantire l’applicazione piena della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. La notizia, anticipata da Repubblica, riguarda un bando per due ginecologi all’ospedale San Camillo di Roma, che riguarda due posizioni finalizzate proprio agli interventi di Ivg : qualora i medici si dichiarassero poi obiettori, sarebbero passibili di licenziamento. Una decisione che ha scatenato subito il dibattito politico, con la Cei scesa sul piede di guerra, rivendicando il diritto al’obiezione di coscienza previsto dalla 194. Diritto legittimo, ma di fatto negato negli ospdelai in cui si registra il 100% di obiettori.

Per la deputata di Sel Celeste Costantino “l’assunzione di medici non obiettori all’ospedale San Camillo di Roma con un concorso finalizzato proprio al servizio di interruzione volontaria di gravidanza è una buona notizia. Oggi in Italia i diritti delle donne che ricorrono all’aborto vengono regolarmente infranti dai medici, che costringono le donne a compiere vere e proprie odissee pur di mettere in pratica una scelta sacrosanta. Un percorso difficile proprio per l’eccessivo numero di medici obiettori nelle strutture pubbliche”. Mentre per Marietta Tidei, deputata Pd, si tratta di “un atto di civiltà e di rispetto nei confronti delle tante donne che per troppi anni hanno dovuto vivere questa esperienza come un calvario, ma anche di quei pochi medici non obiettori che hanno portato avanti, spesso in solitudine, un lavoro straordinario verso la piena applicazione della legge 194”. Vanno ancora più lontano i radicali che per bocca del segretario Riccardo Magi e della presidente Antonella Soldo si auspicano che il bando per non obiettori venga indetto in tutte le regioni “Il concorso riservato a soli medici non obiettori, indetto dall’ospedale San Camillo” di Roma “è una misura non solo necessaria, ma ormai indispensabile. Nel quadro complessivo, che vede 7 ginecologi su 10 fare obiezione di coscienza – osservano – l’applicazione della legge 194 è infatti a rischio in buona parte del Paese. Ci sono regioni, come il Molise, dove i medici non obiettori sono soltanto 2, e il carico di interruzioni volontarie di gravidanza per ognuno è di 4,7 a settimana. Ecco perché i bandi come quello del San Camillo andrebbero estesi a ctutte le regioni, affinché nei reparti di ginecologia vi sia almeno di 50% di personale non obiettore, come noi Radicali chiediamo da tempo”.

Contrario invece Gian Luigi Gigli, deputato di Democrazia Solidale e presidente del Movimento per la Vita che di fatto assume la stessa posizione della Cei: “La pretesa di bandire presso l’Ospedale San Camillo di Roma posti riservati esclusivamente a ginecologi disponibili a praticare aborti è un insulto alla libertà di coscienza del medico, oltre che un approccio illiberale e anticostituzionale al problema della L. 194. Ancora una volta il PD mostra di essere più attento ai diritti civili che ai diritti umani e alla giustizia sociale. Ormai manca solo che qualcuno chieda di approvare anche in Italia una legge simile a quella francese che recentemente ha previsto il delitto di ostacolo all’aborto”.

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