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17 febbraio 1992: «Mi disse Pillitteri: Tonino? È un amico…»

Cronaca di quel drammatico lunedì 17 febbraio 1992, quando Di Pietro diede vita a "Mani pulite"
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Sono le ore 18 di lunedì 17 febbraio 1992, esattamente 25 anni fa rispetto al momento in cui scrivo. Non posso nemmeno immaginare che nulla sarà più come oggi dopo la riunione abituale che presiedo nella stanza della segreteria di redazione del “ Giorno”, a Milano, per la selezione dei fatti e argomenti da sistemare nella prima pagina del numero di domani.

Il presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha già fatto la sua sparata quotidiana, proponendo l’uscita dell’Arma dei Carabinieri dall’Esercito per consentire un migliore trattamento economico dei militari della Benemerita. E ciò mentre i poliziotti in agitazione, sempre per motivi economici, assediano il Viminale e minacciano di andare a dimostrare anche davanti al Quirinale.

L’apertura della prima pagina è assicurata. Difficilmente – penso- lo stesso Cossiga, magari telefonandomi dopo qualche ora per anticiparmi un’altra picconata, me la farà cambiare. Francesco è ormai diventato l’incubo dei giornali per l’abitudine di terremotarli all’ultimo momento, magari quando sono già in tipografia.

Anche la ‘ spalla’ della prima pagina è coperta, con i giochi olimpici di Albertville, dove le azzurre hanno conquistato il bronzo della staffetta e domani è attesa la prestazione, addirittura, di Tomba nel gigante di scii.

Destiniamo al taglio centrale gli otto delitti di mafia compiuti in un giorno in varie parti d’Italia, dal sud al nord. Dedichiamo una foto a colori a Pippo Baudo che punta per la conduzione del festival di Sanremo, dal 26 febbraio, su ‘ un tris di maggiorate’ composto da Milly Carlucci, Brigitte Nilsen e Alba Parietti.

Sistemo invece nel taglio basso una sgradevole polemica alla quale mi hanno costretto ‘ le bretelle rosse’ di Giuliano Ferrara. Che sul Corriere della Sera non mi ha perdonato un’arrabbiatura con lo storico Franco Andreucci, della casa editrice Ponte alle Grazie, evidentemente suo amico, che mi ha combinato il guaio di trascrivermi con qualche errore, assistito dal mio corrispondente a Mosca Francesco Bigazzi, una lettera di Palmiro Togliatti, peraltro fotocopiata malamente nei giorni in cui a pagamento si riusciva ad accedere a quelli che erano stati gli archivi sovietici più inaccessibili. Ma soprattutto Giulianone non mi ha perdonato l’importanza data a quella lettera, scritta dal leader comunista contro i militari italiani prigionieri in Russia e trattati come bestie, lasciati morire spesso di fame. Togliatti è morto da un bel po’, ma Giuliano, figlio della sua segretaria, ne conserva un buon ricordo per essergli ‘ cresciuto sulle ginocchia’, come mi ha detto per telefono Bettino Craxi come scusante di quel suo sconclusionato attacco sul Corriere della Sera. E io di questa storia delle ginocchia mi sono avvalso nella risposta.

La riunione sta per finire quando arriva trafelato il capocronista per darci la notizia, appena pervenutagli, dell’arresto di Mario Chiesa in flagranza di mazzette.

Presidente del Pio Albergo Trivulzio dal 1986 e già capogruppo socialista alla provincia e poi due volte assessore al Comune di Milano, ho conosciuto Chiesa di persona l’anno prima nella casa milanese del geniale e simpatico fotografo Bob Krieger. L’ho reincontrato dopo qualche mese in una cerimonia d’inaugurazione di un nuovo reparto dell’ospedale, sempre, del Pio Albergo Trivulzio. Vi sono andato soprattutto perché informato della presenza di Craxi e della sua intenzione di profittare dell’occasione per esprimere un giudizio sulla situazione politica, avviata ormai verso le elezioni. Di quella cerimonia esiste, fra le altre, una foto in cui sono ripreso con Bettino e con Mario Chiesa. La vedrò poi pubblicata insistentemente per ragioni non certamente occasionali, specie quando la caccia ai craxiani si farà grossa.

L’arresto del presidente del Trivulzio naturalmente mi sorprende. E ne immagino subito le ricadute politiche, a Camere sciolte da poco per esaurimento della legislatura e per le elezioni già fissate in aprile. Il capocronista mi garantisce la clamorosa flagranza di reato e mi ricorda che le indagini giudiziarie contro Chiesa sono in qualche modo collegate ad un vecchio scoop proprio della cronaca del Giorno sui rapporti fra gli ospedali e le agenzie delle pompe funebri.

La notizia è sicuramente da prima pagina. E lì decido personalmente di sistemarla con un grosso richiamo del servizio di cronaca a quattro colonne, sotto il titolo centrale. Il titolo dice: ‘ Flagranza di reato nell’ente per gli anziani- Arrestato per concussione a Milano il presidente dell’Istituto Trivulzio’.

L’indomani mattina vedo che gli altri giornali di Milano non hanno dato all’arresto di Mario Chiesa il rilievo che mi aspettavo. E manca da alcune cronache la circostanza della flagranza, per cui mi viene il dubbio di essere incorso in un eccesso di zelo giudiziario. Ne parlo perciò nella prima riunione redazionale col capocronista, che mi rassicura garantendomi di nuovo l’esattezza delle nostre notizie. Dopo molti giorni vedrò questo particolare della riunione redazionale in qualche cronaca della ‘ concorrenza’ come una protesta, una mia ramanzina al collega, che invece stimo molto. Ma sarà solo la prima di una serie di distorsioni tendenti a rappresentare la mia direzione del Giorno come reticente, e a spingere il comitato di redazione ad una vigilanza per niente sindacale, tutta politica. Ogni sera dovrò fare i conti con chi a sua volta avrà contato il numero delle pagine e dei titoli, la collocazione dei pezzi e quant’altro sulla escalation delle notizie provenienti dalla Procura.

Il clima diventa sempre più pesante, dentro e fuori dal giornale. Ai funerali del padre di Craxi, che muore in tempo per risparmiarsi il dolore di vedere dispiegarsi del tutto contro il figlio lo spettacolo di Mani pulite, mi si avvicina Silvio Berlusconi e mi dice, preoccupato, che non può andare in giro senza sentirsi rimproverare l’amicizia di o con Bettino. Rimango turbato, in verità, più dalla preoccupazione di Berlusconi che dal suo racconto.

Ma torniamo al giorno dopo l’arresto di Chiesa. Ho un vecchio appuntamento a casa, per il pranzo, con Paolo Pillitteri. Che da un mese e mezzo non è più sindaco di Milano e si è candidato a tornare alla Camera. Gli chiedo naturalmente di Chiesa e lo trovo sorprendentemente tranquillo, direi sarcastico con l’arrestato per le circostanze nelle quali si è fatto sorprendere a intascare una parte della tangente versatagli da una ditta delle pulizie del Trivulzio.

Intuisco da questa reazione di Paolo, a torto o a ragione, che Chiesa, per quanto comunemente considerato craxiano, non faccia parte davvero del giro del segretario socialista, di cui Paolo è cognato. Poi verrò a sapere personalmente dallo stesso Bettino che il figlio Bobo, da lui autorizzato a candidarsi a consigliere comunale nelle ultime votazioni milanesi e umanamente desideroso di fare una bella figura agli occhi del padre, aveva accettato l’offerta del presidente del Trivulzio di aiutarlo nella organizzazione della campagna elettorale, vista l’esperienza che l’amico aveva alle spalle.

 

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