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«I social? Pirandello li aveva intuiti già cento anni fa»

Intervista a Luca De Fusco, direttore del Teatro stabile di Napoli
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Luca De Fusco, regista teatrale e direttore del Teatro Stabile di Napoli, Teatro Nazionale. Già direttore del Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni. Autore di numerose ed importanti regie teatrali, tra cui: Macbeth di William Shakespeare, Orestea di Eschilo, Antigone di Valeria Parrella; Antonio e Cleopatra di Shakespeare, Il Giardino dei Ciliegi di Anton Cechov, Eracle di Euripide; Elettra di Sofocle. Ha dato vita al premio teatrale italiano “Gli Olimpici del Teatro”, poi trasformatosi a Napoli ne “Le Maschere del Teatro Italiano”. La torre d’avorio, anche sotto forma di concentrazione esclusiva sul proprio lavoro, è la scelta più sbagliata per un artista, per un intellettuale.

Al contrario: la cultura è la chiave irrinunciabile per interpretare il mondo. Così se a Luca De Fusco, direttore artistico del Teatro Stabile di Napoli- Teatro Nazionale, si chiede come giudichi l’elezione di Donald Trump, la risposta è immediata: «Penso che viviamo tempi più che mai pirandelliani. Il nostro è un mondo in cui l’apparire sembra prevalere sull’essere, in cui il senso di vivere per le comunicazioni di massa che Pirandello intuì – è ormai un modo di essere nel mondo, persino dei politici. Si dice che Trump abbia vinto le elezioni perché meglio di tutti ha capito la forza dei social network. Io ricordo sempre la messa in scena di una mia regia al teatro stabile veneto Carlo Goldoni, dove una ragazza, sopravvivendo ad un suicidio, dà una intervista ad un giornale, nobilitando molto la sua storia, e poi pur di rimanere fedele a questa immagine pubblica di sé, alla fine si suicida per davvero. Come nei reality show, anche la politica a volte trasmette la sensazione che l’apparire prevalga largamente sull’essere».

E dunque Trump a quale personaggio le fa venire in mente?

Di solito ho una grande repulsione verso le demonizzazioni della sinistra radical chic, però stavolta il mio anticonformismo non ce la fa ad evitare un commento. Credo che questa volta si debba avere paura di una persona che sembra incarnare l’inconscio collettivo degli americani. L’inconscio è una bella cosa quando è mediato dall’io, ma quando si esprime liberamente, senza freni, diventa molto pericoloso.

Veniamo alla sua direzione del Teatro Stabile di Napoli, da due anni Teatro Nazionale. Ha annunciato un successo della stagione teatro teatrale 2016/ 17 con un record degli abbonamenti.

Si. Abbiamo più che triplicato il numero degli abbonamenti. Quando sono arrivato io erano 2300, oggi siamo a 7150. E’ un record storico assoluto, ogni anno superiamo noi stessi. In particolare il Teatro San Ferdinando è stata la grande rivelazione. Abbiamo fatto sold out per molti spettacoli, come Liolà e Miseria e Nobiltà, entrambi con la regia di Cirillo, Natale in casa Cupiello, con la regia di Latella, Ferdinando con la regia della Baldi. Hanno registrato il tutto esaurito. Mal’essere di Iodice è uno spettacolo di tendenza, difficile, che pure sta ottenendo delle ottime medie..

La testardaggine di pensare ad una formula….

“Io ho fatto delle cose semplici. Ho dato una identità al Teatro San Ferdinando mediante la drammaturgia contemporanea in lingua napoletana ed una identità generalista al Mercadante. Il Cda uscente è soddisfatto per questa situazione, io spero che lo sia anche quello entrante ( il Cda si rinnova entro il 14 febbraio, n. d. r. ).

I giovani hanno approfittato del contributo dei 500 euro da spendere per la cultura..

Ha avuto il suo peso. La cosa importante è lavorare sul pezzo, e cioè rinunciare alla logica di mettere il manifesto dello spettacolo e sperare che attragga e dunque che sia il pubblico a venire da noi. Mentre è fondamentale andare noi dal pubblico, scovare i potenziali spettatori, riuscendo a sfangare delle situazioni che nessuno aveva mai pensato di affrontare: tipo costruire gruppi di pubblico amanti del teatro, promuovendo gli abbonamenti e facilitando l’accesso alle sale.

Dunque non è vero che bastano le agevolazioni per riempire le sale Da sole no. È più importante che il pubblico ce lo siamo andati a cercare, anche fisicamente, attraverso la promozione di conferenze, di iniziative culturali. La cosa importante è che ci siamo fatti vedere.

È da circa due anni che lo Stabile di Napoli è Teatro nazionale: ciò comporta un maggiore rigore nella gestione e nei conti di bilancio?

Il problema nostro è sempre lo stesso: abbiamo bilanci a posto ma una situazione di cassa sempre precaria. I soci pagano con molto ritardo, ma questo non è il momento più disperato che viviamo da quando sono direttore. Sereni in ogni caso non siamo. Siamo un’azienda ma siamo il teatro con meno personale di altri teatri d’Italia, rispetto agli altri siamo veramente sobri anche se guardiamo agli spazi che gli altri teatri hanno.

Si è riappacificato con Napoli e gli altri lo hanno fatto con lei?

Il fatto di aver trovato questo teatro che fatturava 4500milioni euro, oggi ne fatturiamo molto di più, aver triplicato gli abbonamenti, era al sedicesimo posto nella posizione ministeriale, oggi è settimo, tutto questo mi dà molta soddisfazione, e soprattutto perché è il Teatro della mia città. Certo questa è una città che ha una facilità allo schiamazzo che alla lunga è fastidiosa da sopportare, ogni volta che un attore per tante ragioni viene escluso da uno spettacolo, diventa simbolo della protesta. I talenti e gli attori napoletani sono talmente tanti che può capitare che qualcuno sia escluso ma tutto si può dire che io non faccia una politica inclusiva e che io sia chiuso in un fortino…

La scuola di teatro, voluta da Eduardo e Luca de Filippo, oggi è affidata alla direzione del maestro Mariano Rigillo Sta andando molto bene, Mariano Rigillo lo fa con molta passione e grandissima professionalità, si diverte, i ragazzi gli vogliono bene, certo gli spazi potrebbero essere differenti.

Nuovo Teatro Festival, direzione artistica affidata a Ruggero Cappuccio. Cosa ne pensa?

Ho molto stima e simpatia per Cappuccio, farà un ottimo Festival. Il Napoli Teatro Festival dovrebbe darci una mano nella gestione del programma del Teatro Grande di Pompei, la prima rassegna di drammaturgia antica dal titolo Pompei Theatrum Mundi, un progetto del Teatro Stabile di Napoli e della soprintendenza di Pompei, che si terrà tra giugno e luglio 2017. Pompei è la luce dei miei occhi.

Quale delle ultimi spettacoli con la sua regia, lo ha soddisfatto di più?

“Certamente l’Orestea. È stata una grande scommessa soprattutto per la durata, più di 4 ore, per l’importanza dell’allestimento, per i costumi, per la squadra di attori e attrici. Ha avuto un successo popolare, è stata una bella soddisfazione.

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