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Ora Merkel ci ripensa e tifa Draghi

L'incontro a Berlino. Per la cancelliera tedesca presidente della Bce è l'unica figura che può fare da collante in questa Unione europea in crisi e mai così disunita
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L’incontro di ieri a Berlino tra Mario Draghi e Angela Merkel è servito a stabilire le gerarchie. Con François Hollande sul punto di dire addio all’Eliseo, alla Cancelliera serve più che mai il sostegno del presidente della Banca centrale europea, l’unico alleato forte attualmente sul mercato, per costruire una nuova Europa in grado di competere con l’America di Donald Trump e di superare lo shock della Brexit. Ma sarà SuperMario a dettare le condizioni: all’ex governatore di Bankitalia non piace l’idea di un’Europa a due velocità sdoganata dalla Merkel durante il vertice informale di Malta e rilanciata ieri da Paolo Gentiloni nel corso dell’incontro a Londra con Theresa May. Draghi però potrebbe concedere qualcosa ai tedeschi in materia di quantitative easing.

Che al momento all’interno della coppia il più forte sia il presidente della Bce lo dimostra l’atteggiamento del presidente della Bundesbank Jens Weidmann, protagonista di una clamorosa inversione a U. «Non è ancora il momento di frenare sulla politica espansiva della Bce», ha detto ieri il banchiere di Berlino in un’intervista alla Redaktionsnetzwerk. A dicembre proprio Weidmann aveva votato contro la proroga del Qe. I rubinetti si chiuderanno a dicembre, ma a partire da aprile gli acquisti diminuiranno da 80 a 60 miliardi al mese. Adesso che l’Europa sembra avere i giorni contati, minacciata dai populismi e dai debiti sovrani, il presidente della Bundesbank si accontenterebbe di strappare una decelerata un po’ meno morbida di quella in programma.

Per il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble la politica monetaria espansiva di Super-Mario è all’origine del surplus commerciale tedesco da record, contro il quale nei giorni scorsi si è scagliato Trump. Ma se la politica dei tassi bassi proseguirà allora il quantitative easing potrebbe durare per tutto il mandato di Draghi, in scadenza nell’ottobre 2019. L’incontro di ieri tra il presidente della Bce e la Cancelliera è durato poco più di due ore. Oltre che di un’Europa a più velocità, hanno parlato dei fattori che minacciano nel breve termine il futuro dell’Ue: la nuova crisi greca, la fragilità dell’Italia, lo spauracchio Le Pen in Francia. Bombe a orologeria da disinnescare subito, mentre la battaglia monetaria si combatterà nel corso dei prossimi mesi.

SuperMario oggi è l’unica figura che appare in grado di fare da collante in un’Europa mai così disunita. L’Europa che ha in mente però non contempla un euro di «serie A» e uno di «serie B», come farebbe comodo alla Germania. Al contrario, la sua Europa prevede un processo d’integrazione che sia uguale per tutti e sopra tutti un ministro del Tesoro dell’Eurozona che assieme alla Banca centrale europea si faccia carico della ripresa nell’Ue. Berlino sarebbe disposta ad accontentarsi: l’importante è che in futuro ci sia ancora un’Europa a cui aggrapparsi.

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