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«A mia insaputa», da Scajola a Fini quei politici che o sono disonesti o incapaci

A costo di passare per un radicale ingenuo, voglio credere a tutti loro. Ma ricordiamoci: "Ignorantia legis non excusat"
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Le notizie che sapientemente vengono fatte filtrare dalla procura parlano di una polizza intestata a Raggi dal suo ex fedelissimo, Salvatore Romeo, prima di essere “nominato”. Romeo, nell’agosto 2016 diventa poi capo della segreteria politica di Raggi; e nel successivo gennaio avrebbe indicato in Virginia Raggi la nuova beneficiaria di alcune polizze vita da lui sottoscritte tempo prima.

Operazione finanziaria bizzarra; per qualcuno misteriosa. Non ho elementi per negarlo; in passato è accaduto ben di peggio. In attesa che il polverone si diradi, pazientemente ottimista contro ogni logica che il chiarimento arrivi in tempi rapidi, mi limito per ora ad annotare che questo «a mia insaputa» si ripete.

Automatico, il pensiero, “vola” al caso di Claudio Scajola. Dalla vicenda esce penalmente pulito, comunque è entrata nella storia il caso dell’appartamento vista Colosseo in parte pagato «a mia insaputa».

Si è scolorita nella memoria il caso di Josefa Idem, ministro dello Sport: accusata di aver tentato di eludere l’imposta sulla casa, si difende: «Non sapevo dell’Ici non pagata, come qualunque cittadino se ci sono state irregolarità pagherò con gli interessi… Ho sempre delegato ai tecnici chiedendo loro naturalmente di fare le cose a regola d’arte».

Ve lo ricordate “Er Batman”, al secolo Franco Fiorito, ex tesoriere PdL in regione Lazio? Accusato di tutto, tutto respinge. Una sola cosa ammette: «Le spese fatte coi soldi pubblici sono 1.800 euro per una caldaia di casa al mare pagata per sbaglio con i soldi del partito. Avevo dato l’incarico a un mio collaboratore di comprarla e installarla. Io l’ho scoperto dai giornali». Insomma: «A mia insaputa».

Anche l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, indagato per la ristrutturazione di un’abitazione in via del Campo Marzio, dice che tutto si è svolto «a sua insaputa». Per non dire dell’ex tesoriere Luigi Lusi: si intasca fior di milioni dell’allora Margherita. Come dicono i suoi ex compagni di partito, «Lusi ha agito per proprio esclusivo tornaconto, all’insaputa dell’intero gruppo dirigente». Non c’è motivo di credere che non sia davvero andata così: a «loro insaputa».

Neppure per la famosa casa di Montecarlo, come non credere a quanto dice Gianfranco Fini? «Anch’io mi chiedo chi sia il vero proprietario della casa di Montecarlo. È mio cognato Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so, gliel’ho chiesto con insistenza. Lui ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me. Si poteva spuntare un prezzo più alto? È possibile. È stata una leggerezza? Forse. Ma non sapevo che mio cognato vivesse in quell’appartamento. E se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la presidenza della Camera».

Sento peraltro il dovere di credere alla parola dell’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo di Mario Monti, beneficiario di vacanze pagate «a mia insaputa» all’hotel Pellicano di Porto Ercole, da parte del costruttore Francesco Piscitelli, quello che si faceva grasse risate alla notizia del terremoto in Abruzzo, pensando agli “affari” che il sisma gli procurerà.

A costo di passare per un radicale ingenuo, voglio credere a tutti questi «a mia insaputa» ; dal primo fino all’ultimo di Virginia Raggi. Se non sa un ministro dell’Interno, se non sa un sottosegretario alla presidenza del Consiglio, figuriamoci se può non sapere un sindaco… E’ un generale, totalizzante «a mia insaputa» che ci avvolge. E non si vuole essere così rigidi da ricordare che la legge, comunque, non ammette ignoranza. Questo «Ignorantia legis non excusat» appartiene al diritto romano, «rottamiamolo» pure.

Però questo «a mia insaputa», nei siano o meno consapevoli, finiscono con il mettere i protagonisti di queste vicende in una curiosa condizione: o dicono il falso, non è vero che non sapevano; e sono dei bugiardi con quello che consegue. Oppure bugiardi non sono, davvero le cose sono accadute a «loro insaputa» ; sarebbe più grave ancora, però: significa che non si accorgono, non hanno la minima percezione di quello che accade attorno e sopra ( o sotto) di loro. Quanto altro, e magari di più grave, accade ed è accaduto, «a loro insaputa» ? Delle due, l’una: politici disonesti, o politici incapaci ( la terza ipotesi, entrambe le cose, per ora scartiamola). Quale delle due condizioni sia preferibile, francamente non saprei davvero dirlo.

 

 

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