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Life, animated: Disney ha creato un grande eroe

Il nuovo kolossal della major è un toccante viaggio nella disabilità
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Walt Disney, l’autismo, un premio pulitzer, un piccolo grande eroe. No, non è il nuovo kolossal della famosa major né tantomeno una biografia non autorizzata del grande autore che è prima diventato il re dell’animazione, poi è stato più volte premiato agli Oscar ed infine è diventato un aggettivo. No, sono i tasselli di un puzzle meraviglioso e complesso, sono le colonne narrative e interpretative di un film commovente, ironico, avventuroso e sì, a lieto fine, come un film Disney. Che poi a lieto fine quei lungometraggi non erano mai, perché a vivere felici e contenti ci si arrivava lungo una strada di dolore, sacrificio, forza di volontà, amore ( tanto) e lotta.

Ecco, questa è la storia più disneyana che abbiate mai visto – e nelle sale italiane è da giovedì scorso grazie all’ottima distribuzione I Wonder Pictures ( che fa capo a quell’Andrea Romeo che dirige anche il Biografilm Festival) e Fil Rouge Media -, ed è vera.

Roger Ross Williams, che a casa ha già un Oscar per il corto documentario di 33 minuti Music by Prudence, su un’orchestra di disabili e sulla potenza di quell’arte nel rendere la loro vita migliore e nello scovare in loro talento e una comunicazione nuova e inaspettata, tornerà al Dolby Theatre con Life Animated, giocandosela, tra gli altri, con tre documentari a tema razziale – un discreto scherzo del destino essendo lui afroamericano – e il Fuocoammare di Gianfranco Rosi in cui noi italiani riponiamo tante speranze di vittoria.

Nel suo viaggio all’interno della disabilità Williams, però, ha fatto un salto di qualità straordinario, usando gli schemi ormai sempre più elastici ed eclettici del documentario come una sceneggiatura perfetta. Sarà perché il premio Pulitzer in questione è Ron Suskind, tra i migliori reporter d’America ( i suoi articoli sulWall Street Journal, e non solo, hanno fatto scuola), e ha saputo vivere il suo dramma con una vitalità e una capacità narrativa – video amatoriali di famiglia e non solo come solo un grande giornalista oltre che un papà speciale saprebbe fare. Sarà perché il cinema a volte il mondo lo salva, sia solo un mondo di un bimbo che diventa uomo imparando a memoria i classici dell’animazione che hanno educato tutti noi. Sarà perché Owen Wilson è Quasimodo, Mowgli, Peter Pan, Dumbo, Simba insieme, anche se, in una storia scritta e disegnata da lui stesso da adolescente – e animata mirabilmente in questo film dalla Mac Guff, geniali francesi con grandi influenze della maestria belga nell’ambito di nuvole parlanti e affini – il ragazzo si vede come il protettore di tutti gli aiutanti, dallo Iago di Aladin, che nelle mani del papà lo ha riportato alla vita, al Grillo Parlante.

Questo non è solo un romanzo di formazione, non è solo una storia vera che vi farà piangere tutte le vostre lacrime, non è solo un racconto drammatico e avvincente di discese ardite nel buio e risalite nella luce. No, è anche un grande film d’avventura. Perché Owen la vive così la sua vita: se deve traslocare si riguarda Dumbo che lo fa, se è nella linea d’ombra tra la giovinezza e l’età adulta allora ripete a memoria, mentre lo rivede in vhs, il finale del Re Leone, se si sente emarginato solidarizza con i comprimari divertenti, goffi, spesso sfortunati degli eroi Disney. Per lui quell’universo è un dizionario con cui affrontare un mondo, un traduttore universale, una chiave con cui scoprire la vita. Con qualche piccolo intoppo: il fratello, che si preoccupa della sua educazione sessuale, invoca in aiuto un inesistente porno Disney e per i baci con la lingua, diventa filologo d’animazione e scopre una battuta più audace della Sirenetta.

La grandezza di Roger Ross Williams, è proprio qui: nella scrittura del suo film, visiva e narrativa, non si accontenta di rimanere a rimorchio di una storia che cammina da sola, ma la cuce con talento cinematografico di alto livello. Imposta la grammatica del film sul piano del dialogo con Owen, rimbalzando tra passato e presente, usando l’animazione Disney in montaggi elementari come lo è la comprensione del nostro protagonista, e quella originale per portarci nella profondità che scopre in sé. Capisci che sta crescendo e scoprendo la complessità – forse il pericolo maggiore per chi è affetto da autismo – quando nella sua Odissea personale fatta di piccoli grandi aiutanti e in cui è l’eroe, arriva un cattivo «che soffia la nebbia nel cervello delle persone». Una frase così profonda e poetica che ci dimostra qualcosa di semplice, che va oltre i nostri stereotipi e pregiudizi: i ragazzi come lui non hanno un handicap, semplicemente, per dirla alla Steve Jobs, pensando differentemente. E non di rado, meglio. Come quando Owen si dichiara, in un consesso di studiosi in Francia che farebbe paura anche ai cosiddetti “normali”, “un fiero ragazzo autistico”.

Quando vede in sé il Gobbo di Notre Dame che sì, non conquista Esmeralda, ma un posto nella società. E ci rivede la sua vita “prima imprigionata in un campanile da cui la guardavo e basta e ora invece con davanti un futuro brillante”. Life, Animated raggiunge la forza emotiva di un piccolo capolavoro come Yo, También che anni fa commosse il festival di San Sebastian con la storia vera di un ragazzo down e delle sue imprese ( come Owen si laurea e trova un lavoro e un amore) e come quel lavoro, in quel caso riadattamento di finzione, sa toccare anche le corde scomode della favola. Il buio, la prigione in cui piomba il bimbo e da cui Disney e i genitori lo salvano in “una missione di salvataggio”, ma anche la paura di un fratello che sa che un giorno la responsabilità di quel piccolo grande uomo passerà dai genitori, anziani, a lui. E, banalmente, non ci dorme la notte. Non ha la fantasia, quel ragazzone americano, del papà, né l’affettività della mamma. Ma è a lui che Owen chiama, se ha problemi di coppia o se vuole giocare a golf. «Perché noi autistici vogliamo ciò che volete voi, ma siamo solo più maldestri nel provare a ottenerlo». O forse, Owen, siamo noi maldestri, goffi e incompleti nel non riuscire a capire voi. Perché ora che ti conosco, il diverso sono io. Tu sei il mio eroe e io solo un povero ragazzo che non ha il tuo cuore, il tuo coraggio, la tua sensibilità.

 

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