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Brexit, la Corte boccia il ricorso-May: “Voti il parlamento”

Impossibile attivare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona. La premier accetta la decisione dei giudici. I laburisti promettono che rispetteranno l'esito del referendum, ma daranno battaglia sugli emendamenti
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Il governo britannico ha perso l’appello presentato davanti alla Corte Suprema del Regno Unito riguardo al diritto di attivare l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona senza consultare il Parlamento. Gli 11 giudici della Corte, ha riferito il presidente della Corte Lord Neuberger nel leggere il verdetto, hanno confermato con una maggioranza di 8 a 3 la precedente sentenza dell’Alta Corte, che ha stabilito la necessità di un passaggio parlamentare prima dell’attivazione dell’Articolo 50, che darà ufficialmente inizio al processo di uscita dall’Unione Europea.

“Il governo non può attivare l’Articolo 50 senza un atto del Parlamento”, ha affermato Lord Neuberger. L’uscita dalla Ue, ha
spiegato il presidente della Corte Suprema, comporterebbe un cambiamento fondamentale nel Regno Unito, recidendo la fonte del
diritto Ue, incidendo così sui diritti dei cittadini britannici. La Corte ha anche stabilito che il governo non deve invece consultare
preventivamente le amministrazioni delle regioni autonome che compongono il Regno Unito: Scozia, Galles e Irlanda del Nord. “Rispettiamo la decisione della Corte Suprema” ma non cambia il calendario della Brexit : questa la prima reazione di Downing Street in una nota ufficiale. Nella nota, si ricorda che “il popolo britannico ha votato per lasciare l’Ue e che il governo si atterrà al suo verdetto, mettendo in moto l’articolo 50, come previsto, entro la fine di marzo. La decisione odierna – si fa notare – non cambia tutto ciò”. Il governo ha aggiunto che illustrerà i suoi prossimi passi a breve in Parlamento. I laburisti, dal canto loro non dovrebbero mettere i bastoni tra le ruote, come promesso dal leader James Corbyn, il quale ha precisato che il suo partito presenterà diversi emendamenti “per non trasformare la Gran Bretagna in un paradiso fiscale”.

 

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