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Pd, arriva la segreteria a trazione emiliana

Matteo Renzi
Il segretario vuole sfidare la minoranza dem, ripescando dirigenti nel serbatoio storico della "ditta"
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Il conto alla rovescia è cominciato. Tra due giorni Matteo Renzi presenterà la nuova segreteria del Partito democratico. Da settimane, il segretario dem va dicendo in giro di essere alla ricerca di volti nuovi da lanciare sulla scena politica nazionale.

L’importante è che siano giovani, capaci e volenterosi.

Ed emiliani, a quanto pare, visto che il nuovo organismo dirigente sarà composto da una delegazione molto folta di amministratori provenienti da una delle regioni rosse per eccellenza. Il nuovo Renzi vuole sfidare la minoranza pescando dirigenti nel serbatoio storico della “ditta”.

Tra i volti nuovi, sembra fatta per Andrea Rossi: 40 anni, reggiano, sottosegretario alla presidenza della Regione guidata da Stefano Bonaccini.

Non proprio un renziano della prima ora. Anzi, cresciuto nei Ds, alle primarie del 2012, il “comunista” Rossi sostiene Pier Luigi Bersani proprio contro l’allora sindaco di Firenze. Il feeling tra i due sarebbe scattato solo un anno più tardi, dopo la “non vittoria” dell’ex segretario alle Politiche. Ora Renzi vorrebbe consegnarli le chiavi del partito in mano, affidandogli la casella più importante: l’organizzazione. «Sarebbe un grande onore essere chiamato a guidare l’organizzazione nella segreteria del Pd, vista la grande stima che ho del segretario Matteo Renzi», dice il sottosegretario alla Presidenza della Regione Emilia- Romagna, che però non si sbilancia: «Prendo atto del fatto che si parli di una mia possibile nomina ma finché non ci sono elementi di certezza preferisco non commentare». Un silenzio scaramantico giustificato anche dall’ostilità mostrata nei suoi confronti proprio dai compagni della minoranza.

«Vuole mettere Rossi? Lo conosciamo, lo conosciamo. È uno che è bravissimo a organizzare le serate in discoteca. Sull’organizzazione del partito, i “banchini” come li chiama Renzi, chissà…», mugugnano alcuni oppositori interni.

Tra gli emiliani dati con un piede nella segreteria c’è anche Matteo Richetti, una vecchia conoscenza del renzismo.

Rottamatore doc, l’ex presidente del consiglio regionale dell’Emilia Romagna era uscito dalle grazie del segretario quasi due anni fa con l’accusa di lesa maestà: aveva criticato la gestione non collegiale del partito. Poi, negli ultimi mesi, complice la campagna referendaria, i due vecchi amici hanno ricominciato parlarsi. Fino a ritrovare l’intesa di un tempo, suggellata da una proposta importante: aprire i Lavori della Leopolda 2016. Pare che Renzi si sia convinto a riarruolare l’amico dopo averlo visto battersi in Tv per le ragioni del Sì alle riforme contro il giornalista del Fatto quotidiano Andrea Scanzi. L’ex rottamatore Richetti è la “quota” anticasta del renzismo, il volto giusto da contrapporre al Movimento 5 Stelle.

Tra le conferme, invece, dovrebbe esserci il nome del bolognese di Filippo Taddei. A meno di sorprese dell’ultimo minuto, l’ex civitiano sarà ancora il responsabile economico del Pd.

Meno chiara la posizione di Andrea De Maria, attualmente titolare della Formazione politica democratica.

Bolognese e cuperliano di ferro, per lui non dovrebbero esserci problemi, ma al telefono non vuole dire nulla: «non ho nulla da dirvi, grazie», dice sbrigativo.

Oltre i confini emiliani, sembra fatta infine per il giovane sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. Per lui Renzi ha pensato a un dipartimento per il Sud.

 

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